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Adriano Olivetti come Steve Jobs: la Olivetti dei miracoli

Il primo PC della storia è italiano. Lo sapevate?

Vorrei sottoporvi ad un test. Una domanda, più che altro: da chi e dove fu prodotto il primissimo personal computer? Se la vostra mente è subito corsa a pensare a qualche squattrinato e geniale studente americano, mi spiace dirvi che siete molto fuori strada.

Signore e signori, il merito per il concepimento e l'assemblamento del primo PC è tutto italiano, e va attribuito alla Olivetti. La macchina in questione è la Olivetti Programma 101, nota anche come perottina dal nome del suo inventore Pier Giorgio Perotto. Fu presentata per la prima volta a New York nel 1965 e dalla sua commercializzazione, avvenuta nel 1966, vendette 44 000 esemplari in tutto il mondo: una cifra astronomica, se si considera che in quel decennio l'informatica era ancora solo un embrione. Ovviamente la perottina non può essere considerata un personal computer nell'accezione che il termine ha oggi: era più una sorta di grande calcolatrice elettronico da scrivania con stampante incorporata che, certamente, era un passo avanti rispetto ai computer grandi come stanze. Oggi, una di queste macchine è custodita all'interno del Museo della Scienza e della Tecnica di Milano.

adriano olivetti storia

Che voi ci crediate oppure no, c'è stato un periodo in cui gli americani copiavano le nostre innovazioni tecnologiche. Dopo il lancio della perottina, Hewlett Packard cercò di commercializzare un modello pressoché identico alla Programma 101, ma fu denunciata da Olivetti e dovette risarcire l'azienda italiana di ben 900 000 $ per il plagio subito. Ebbene sì, l'Italia era una delle nazioni più avanzate in campo informatico, con la Olivetti come una Apple di altri tempi (aveva addirittura uno stabilimento a Cupertino!). Il suo principale concorrente era l'americana IBM, con cui era in continua lotta a colpi di brevetti e innovazioni. Olivetti era però sempre un passo avanti rispetto ai concorrenti, dando pesanti lezioni di stile alle aspiranti case produttrici di tutto il mondo.

E' lecito ora chiedersi come sia avvenuto l'innegabile declino dell'azienda italiana, che al giorno d'oggi è una “semplice” casa produttrice di oggetti elettronici come le stampanti. La verità è che la discesa di Olivetti inizia con la tragica morte, nel 1960, di Adriano Olivetti, al quale subentrò un giovane e ancora inesperto figlio che al momento non poté coltivare al meglio l'eredità paterna. Avete presente quando i maligni bisbigliano che dopo la morte di Jobs, Apple non avrà altri momenti di splendore come quelli di qualche anno fa? All'azienda nostrana successe proprio una cosa del genere. La figura del signor Olivetti è particolarmente di spicco per l'Italia del dopoguerra, perché non fu solo un industriale, ma rivoluzionò l'ideale della fabbrica prendendosi cura dei suoi operai come nessun industriale aveva fatto prima di lui, con la costruzione di case e stabilimenti destinati esclusivamente ai suoi lavoratori.

Ora probabilmente (e giustamente) vi starete chiedendo come mi sia venuto in mente di informarmi e poi di scrivere un articolo su una faccenda del genere. Questa mia curiosità non nasce dal nulla: non mi sono svegliata una mattina con la voglia di saperne di più sulla storia di Olivetti. Ho deciso di interessarmi (e sono rimasta folgorata!) alla questione perché proprio pochi giorni fa, grazie ad un mio professore, ho saputo che il 21 e il 22 ottobre andrà in onda su Rai 1 la fiction “Adriano Olivetti – La forza di un sogno” con Luca Zingaretti nei panni dell'imprenditore piemontese, di cui sarà ripercorsa la storia dall'infanzia sino alla morte. Non so ancora se lo sceneggiato sarà fedele alla realtà o ben recitato; sicuramente però focalizza l'attenzione su un personaggio di enorme importanza nella storia dell'industria italiana. Così come, purtroppo, non si conosce bene la persona di Adriano Olivetti, a mio parere non viene dato il giusto peso ai primati che la sua omonima azienda ebbe nell'informatica di sessant'anni fa.

Non nascondo che io stessa, fino a qualche giorno fa, non sapevo assolutamente nulla riguardo la fortuna che Olivetti conobbe intorno alla metà dello scorso secolo; certo è che è quasi oltraggioso per la nostra storia il fatto che gli italiani (come me) sappiano poco e nulla di questo nostro periodo di splendore nel mondo dell'industria informatica. Tra cinquant'anni tutti si ricorderanno del già citato Steve Jobs: perché quindi non soffermarsi un po' di più sulle glorie di cui, anche se per poco, il nostro paese ha potuto godere?

Se volete approfondire nell'attesa della fiction cliccate qui

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Martina Ghiringhelli

Studentessa di Linguaggi dei Media con la passione per le notizie strane (e spesso inutili). Gamer da sempre, ricorda lunghe sessioni di Tetris alla tenera età di sei anni. Ama ciecamente tutto ciò che è geek o viene dal Giappone e legge qualsiasi cosa, dalle etichette dello shampoo a Game of Thrones.
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