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Autodesk collabora con la NASA per la progettazione di nuovi lander

La software house promette miglioramenti delle performance del 30%

Il settore aerospaziale è sicuramente un settore all’avanguardia nel campo delle applicazioni e delle sfide ingegneristiche. Ma è anche conservatore, per quanto riguarda l’utilizzo di design consolidati e sicuri, essendo un campo dove gli errori sono costosi e devono essere evitati ad ogni costo. Ma questo vuol dire che non ci sia possibilità di migliorare e progredire in termini di design? Autodesk, l’azienda dietro AutoCAD, pensa che non sia questo il caso, ed è pronta a dimostrarlo.

L’accordo tra Autodesk e Nasa

L’iniziativa è partita da Mark Davis, dirigente di Autodesk, che ha proposto una collaborazione al Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA. L’agenzia spaziale non si è mostrata particolarmente interessata, fino a che Autodesk non gli ha mostrato come fosse possibile migliorare l’efficienza dei design del 30% o più.

NASA lander AutodeskSe, come abbiamo detto prima, il settore spaziale è conservativo, allo stesso tempo ogni minimo miglioramento permette di intraprendere nuove missioni, prima limitate da un punto di vista tecnologico. Nel caso dei lander, i design tradizionali in alluminio e titanio sono ben conosciuti e testati, ma sono anche molto pesanti. Viste le limitazioni di peso, per ogni grammo di struttura risparmiato c’è un grammo in più per sensori e strumentazione.

Autodesk, con il suo software basato sul machine learning, vuole rendere tutto il processo di progettazione più efficiente e veloce. La tecnica, chiamata “design generativo“, genera automaticamente una serie di soluzioni basate sui vincoli posti dagli ingegneri. Già applicata con successo in passata in ambiti come la F1, il software, chiamato Fusion 360, permette di ridurre i tempi di lavoro da qualche mese a qualche settimana.

Dalla collaborazione con la NASA, Autodesk spera di contribuire alla progettazione dei lander per quelle missioni che dovranno atterrare sulle lune di Giove e Saturno. Si tratterà ovviamente di missioni robotiche, ma chissà che questo non apra la strada un giorno ad applicazioni per la colonizzazione umana.

Fonte
Engadget
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Giovanni Natalini

Fin da piccolo amante di scienza, tecnologia e fumetto, studente magistrale di Ingegneria Elettronica e fruitore nel (poco) tempo libero di serie tv, Youtube e videogiochi.
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