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Battlefield V: il ritorno della WWII | Recensione

Siamo scesi sui campi di battaglia del nuovo Battlefield di DICE ed EA, ecco le nostre impressioni

Da sempre la Seconda Guerra Mondiale è uno dei conflitti più utilizzati nell’immaginario videoludico, essendo stata teatro di alcune delle battaglie più cruente e memorabili della storia. Negli scorsi anni c’è stata un’inversione di marcia legata a un evidente livello di saturazione in cui ormai si erano esplorati tutti gli scenari possibili legati al conflitto svoltosi fra il 1940 e il 1945, per passare ad altri punti storici, spesso anche immaginari. Questo però non ha fermato DICE dal tornare sui suoi passi e riproporre ancora una volta l’ambientazione subito dopo aver esplorato la Prima Guerra Mondiale col capitolo uscito due anni fa. Con Battlefield V si torna dunque nei campi di battaglia del conflitto più tremendo della storia, ma stavolta i punti di vista sono cambiati e rinnovati, cercando di dare un senso meno tradizionale alle sparatorie ambientate in quest’epoca passata.

Battlefield V: guerre lontane

Secondo l’immaginario collettivo, le più grandi battaglie della Seconda Guerra Mondiale sono state affrontate principalmente in Europa, più altri famosi episodi intorno al mondo, come quanto avvenuto nell’attacco a Pearl Harbour. Quante volte nella nostra carriera di videogiocatori, ci è capitato di dover affrontare la difficile battaglia per la conquista di Berlino oppure il classico sbarco in Normandia? DICE ha deciso di rivedere il punto focale delle vicende narrate, rivolgendosi a parti del conflitto passate un po’ in sordina originariamente, mostrando altri aspetti del secondo conflitto mondiale.

Fortunatamente, anche quest’anno torna la campagna single player in Battlefield V, ossia Storie di Guerra, ancora una volta divisa in diversi capitoli dedicati a diversi fronti nel mondo slegati fra di essi a livello narrativo. Queste attualmente sono divise in tre episodi principali, ma in futuro ne arriveranno degli altri, con diversi DLC gratuiti, secondo quanto annunciato da EA.

Una delle cose che salta subito all’occhio, giocando la storia principale, è la quantità di situazioni inserite all’interno dei tre percorsi (più la spettacolare introduzione). Passeremo infatti dallo stealth a delle fasi molto più action, oltre a guidare i diversi mezzi che ci vengono dati in dotazione all’occorrenza, elemento tipico di tutti i Battlefield.

Battlefield battaglia

La prima storia affrontata è chiamata “Nessuna Bandiera”, dove indosseremo i panni del ladruncolo Billy Bridger, che ha scelto di partire per il fronte piuttosto che marcire in carcere. La sua squadra si occuperà del sabotaggio oltre le linee nemiche, dunque non mancheranno le fasi furtive su cui si baserà buona parte di questa prima avventura. Ad alternarsi però troveremo sparatorie più action e fasi in cui dovremo proteggere un punto fino all’arrivo dei rinforzi. Il tono di questa campagna è a metà tra il malinconico e il film d’azione, con le classiche battute dei protagonisti (non sempre riuscite) che servono a smorzare i toni.

La seconda storia di guerra chiamata “Nordlys” si svolge nella Norvegia occupata dai nazisti nel 1943. Qui avremo una protagonista, la giovane partigiana Solveig, che dovrà liberare uno scienziato da un complesso occupato dai nazisti. Le fasi stealth in questa parte sono ancora più marcate, ma non solo, ci saranno anche sezioni originali per la serie, con un pizzico di survival e un approccio più tattico ai combattimenti. Anche la storia raccontata nei tre atti di questa mini campagna è più intima e riflessiva sul dolore personale che la guerra porta alle persone.

Infine l’ultima storia disponibile per il momento è “Tiralleur” (traducibile come tiratore), una storia in cui interpreteremo un giovane soldato proveniente dalle colonie francesi chiamato Deme Cisse. Il giovane ha il sogno dell’Europa, vista come una patria idolizzata dai molti racconti, che però, sono destinati a cadere come un castello di sabbia una volta resosi conto della dura realtà e dell’astio provato nei suoi confronti soltanto per l’appartenenza a una razza diversa. Il gameplay risulta piuttosto classico per quanto riguarda le battaglie, ma resta comunque piuttosto divertente e riuscito.

Storie di Guerra poteva fare di più. In circa 5 ore si possono finire tutte le campagne, che offrono storie interessanti e dal punto di vista unico, ma niente di realmente memorabile. L’idea di non avere una campagna unica, ma mostrare diversi fronti come in Battlefield 1 è buona, ma manca di mordente in questa sua seconda interazione. Vedremo se le storie di guerra annunciate per il futuro porteranno nuovi contenuti interessanti, già dal 6 dicembre potremo giocare a “L’Ultimo Tiger”, in arrivo con il programma di DLC Tides of War.

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Silvio Mazzitelli

Di stirpe vichinga, sono conosciuto soprattutto con il soprannome “Shiruz”, tanto che quasi dimentico il mio vero nome. Videogiocatore incallito sin dall’alba dei tempi, adoro il mondo videoludico perché dopo tanto tempo riesce sempre a sorprendermi come la prima volta. Scrivo ormai da diversi anni di questa mia passione per poterla condividere con tutti. Sono uno dei fondatori di Orgoglio Nerd e sono anche appassionato di tutto ciò che riguarda la cultura giapponese e la mitologia (in particolare quella nordica).
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