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Big Jim, ovvero la Barbie che non ce l’ha fatta. La macchina del tempo

Tragicomica storia di un eroe effimero

Qualche decennio fa, diciamocelo, eravamo un po’ più rigidi e ottusi. I bambini maschi crescevano da bambini maschi, e le bambine femmine da bambine femmine.

Questa soffocante dicotomia riguardava anche l’ambito ludico: c’erano giochi da maschi e giochi da femmina. Eri un maschietto? Macchinine e pallone da calcio. Eri una femminuccia? Bambole e palloni da pallavolo.

I rari incontri tra i due generi avvenivano dunque unicamente all’aria aperta, di solito quando un tiro maldestro spediva il pallone da calcio nella zona dove le bambine stavano giocando a volley.

Non solo, in realtà. C’era (e c’è ancora) una bambola feticcio, capace di superare le mode, di dimostrarsi rock e anticonformista. Stiamo naturalmente parlando della Barbie, che da pochissimo è anche apparsa nella sua versione transgender.

Ebbene, per qualche anno la strada della Barbie – quando era ancora giovane e ingenua – ha incrociato quella di un bellimbusto dal fascino tenebroso. Stiamo parlando di lui: Big Jim.

528px Big Jim standard

Big Jim, l’eroe effimero

Ecco dunque che gli sterotipatissimi corteggiamenti eterosessuali di qualche decennio fa potevano, finalmente, avere due controfigure plasticose: Barbie e Big Jim.

Eppure, se Barbie è sempre stata bella, sexy, spavalda e autonoma, nel povero Big Jim – ammettiamolo – si vedeva subito che qualcosa non andava.

Muscoloso come un palestrato ma dall’agghiacciante pettinatura da impiegato del catasto, l’eroe in questione non si capiva se ispirasse fiducia o muovesse al riso.

Big Jim nasce nel 1972. Ha fatto irruzione nella vita dei bambini italiani nel 1973, ha cambiato diverse mise, è apparso anche in una versione afroamericana, ma non ha mai davvero lasciato il segno.

Eppure, torme di preadolescenti ci hanno provato, ad avvicinarlo timidamente alla Barbie. Ma…

Barbie e Big Jim: la relazione non s’ha da avere

Guardate la Barbie: una biondina vaporosa a metà tra Jane Fonda e le eroine dei romanzi di Chandler, con certe gambette ossute che facevano tenerezza. Barbie sognava di fare la ballerina, era chiaro, e il massimo della trasgressione che aveva raggiunto sarà stata mezza pinta di birra alla festa del proprio diciottesimo compleanno.

Poi è arrivato questo ragazzotto dallo sguardo truce e dalla muscolatura ipertrofica, spesso (scostumato che non era altro!) in slip, con quella pettinatura da Lego troppo cresciuto che era solo una scusa per tranquillizzare mamme e zie.

Quando Barbie e Big Jim si avvicinavano, la sproporzione fisica tra i due rendeva vano ogni corteggiamento. Al massimo, lui poteva apparire come il bodyguard di lei. D’altronde, Barbie il fidanzato ce l’aveva già, ed era nato con lei (anzi, due anni dopo): il suo nome era Ken.

Ma, antagonisti a parte, era soprattutto una peculiarità a caratterizzare Big Jim, e a farlo andare puntualmente in bianco con Barbie.

Quel maledetto pulsante dietro la schiena

Ragazzi, è l’ora di dirci la verità. Il povero Big Jim è nato per celebrare il maschilismo di stampo reaganiano. Big Jim era uno a cui non dovevi nemmeno pensare di fare mezzo torto. E lo dimostrava il fatto che, al centro della schiena, aveva un pulsante. Premuto il quale partiva la mazzata. Che di solito era un colpo di karate o un pugno. Ma che, in certe versioni alternative, era in grado di fargli azionare alcune armi.

Potete immaginare il grado di romanticismo raggiunto durante gli incontri tra un’aspirante ballerina e un energumeno incline alle arti marziali.

Se la Barbie posseduta dalla bambina di turno rifiutava di assecondare un’avance, il bambino “padrone” del Big Jim era già pronto ad avvicinare il polpastrello al centro della schiena del figuro.

Se quel maledetto pulsante avesse fatto fare a Big Jim un passo di danza, oggi avremo tante coppie felici. Non sappiamo se di esseri umani, ma certamente di bambolotti in plastica.

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Big Jim, sul serio (o quasi)

Abbiamo giocato con voi, perché d’altronde di giochi si tratta.

Ma se Barbie ce l’ha fatta e Big Jim no, è proprio per una differenza di approccio.

Barbie nasce nel 1959, modellata sullo stereotipo di un certo tipo di donna statunitense di quell’epoca. Due anni dopo ecco Ken, suo perfetto boyfriend: un figaccione rassicurante che, si vedeva lontano un miglio, nel tempo libero salvava i gatti rimasti sul ramo più alto dell’albero e faceva attraversare la strada alle vecchiette.

Una noia tremenda, insomma. E infatti avete mai visto un ragazzino andar fiero del proprio Ken? Macché. Nessun ragazzino aveva Ken.

I ragazzini avevano Big Jim, che menava a destra e a manca, con le donne era un disastro e la sera andava a bere whisky nei locali del porto, ricordando i tempi della sua missione in Vietnam.

Poco importa se la sua parabola sia durata solo 14 anni, dal 1972 al 1986. D’altronde i miti, si sa, sono destinati ad andarsene da giovani.

Ti abbiamo voluto bene, Big Jim.

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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