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Captain Tsubasa Rise of New Champions recensione

La recensione di Captain Tsubasa: Rise of New Champions. Ve li ricordate Holly e Benji?
Il videogioco dedicato ad Holly e Benji offre due campagne ed un modalità online ma questo non basta.


Captain Tsubasa: Rise of New Champions recensione

Captain Tsubasa: Rise of  New Champions è il nuovo gioco dedicato ad Holly e Benji. 
Se avete più o meno la mia età – circa 30 anni (meglio non entrare nello specifico) – vi suonerà tutto molto strano. Chi è Tsubasa? Non era Oliver Hutton il capitano? E Benji c’è?
Perdonatemi ma devo distruggere parte della vostra infanzia: Holly e Benji non esistono.  O meglio, non esistono Oliver Hutton e Benjamin Price. Questi infatti sono i nomi con cui sono stati battezzati quando l’anime è sbarcato per la prima volta in Italia ma in realtà i protagonisti di questo classico degli anni ’90 non si chiamano così. Oliver Hutton in realtà è Ōzora Tsubasa (da qui Captain Tsubasa), Benjamin Price si chiama Wakabayashi Genzō, Tom Backer diventa Misaki Tarō e il ruvido Mark Lenders in realtà è Hyūga Kojirō. Questi ovviamente sono solo alcuni esempi ma vi fanno ben capire quanto poco attinenti alla realtà fossero i nomi originali e quanto invece il gioco risulti fedeli all’anime.

Messo da parte il trauma iniziale è ora di passare alla recensione di Captain Tsubasa: Rise of New Champions.

Un ritorno agli anni ’90

Il comparto narrativo è indubbiamente il punto forte di questo titolo. Captain Tsubasa: Rise of New Champions presenta ben due campagne single-player diverse, che possiamo trovare sotto la voce Il Viaggio, nome che ricorda abbastanza chiaramente quanto proposto da FIFA con il buon Alex Hunter.
Il Viaggio proposto da Tamsoft e Bandai Namco prevede un episodio dedicato al buon Tsubasa e uno invece che ci permetterà di creare un nuovo promettente calciatore giapponese.
Ma andiamo con ordine.

Captain Tsubasa Rise of New Champions storiaPartiamo dall’Episodio Tsubasa che no, non inizia dagli albori ma ci porta ai tempi del torneo giovanile. Il nostro  atleta è impegnato a vincere il suo terzo titolo consecutivo, incontrandosi e scontrandosi con alcuni personaggi storici della serie come Misugi Jun (Julian Ross), il già citato Hyuga Kojiro e gli indimenticabili fratelli Tachibana, ossia James e Jason Derrick. Manca all’appello Genzo che, vi ricorderete, all’epoca si era trasferito in Germania su suggerimento del suo allenatore privato.

Il torneo delle scuole medie è però un pretesto per insegnarci le basi del gameplay e per farci rivivere una serie di momenti grazie ai filmati presi direttamente dal remake dell’anime del 2018. L’effetto nostalgia è garantito.

Se invece avete voglia di qualcosa di nuovo c’è l’Episodio New Hero che vi permetterà di diventare veri protagonisti della campagna. Potrete così creare un giocatore, inserirlo in una scuola media a vostro piacimento e poi guidarlo verso il successo, fino a vestire la maglia della nazionale. Di base quindi seguiremo un percorso analogo a quanto offerto da altri titoli calcistici seppur con una componente ruolistica abbastanza importante: i dialoghi saranno a scelta multipla, i rapporti con gli altri giocatori dipenderanno dalle vostre decisioni e i Punti Giocatore definiranno la vostra abilità sul campo.

A conti fatti quindi possiamo considerare l’Episodio Tsubasa una sorta di tutorial che ci prepara ad un’esperienza di gioco più libera e completa, quella dell’Episodio New Hero.

Il gameplay è un vero disastro

Captain Tsubasa Rise of New Champions gameplayCaptain Tsubasa: Rise of New Champions poteva essere incredibilmente interessante. Da un lato potevamo avere un cartone animato che ricordano milioni di persone, dall’altro un videogioco di calcio arcade distante dalla simulazione quasi perfetta offerta ormai da FIFA e PES. Le cose però non sono andate esattamente così. Certo, rimane l’aspetto narrativo ma il gameplay è davvero deludente.

DI base abbiamo tutto ciò che serve: i passaggi corti, quelli filtranti, i tiri e i cross, ma anche le strategie con cui controllare la vostra squadra e i dribbling per evitare gli avversari. Peccato però che ogni mossa risulti davvero legnosa e frustrante, con i giocatori che non sempre rispondono bene ai vostri comandi. Questo però è solo l’inizio. Captain Tsubasa: Rise of New Champions è pieno di meccaniche frustranti e poco stimolanti.

Iniziamo con l’elemento principe del calcio: i gol. Come saprete, una partita si vince riuscendo a buttare in rete la palla più volte degli avversari. Peccato che qui la bravura non serva. Per riuscire a segnare dovrete in primis affidarvi ai campioni in vostro possesso, a partire dal caro Tsubasa, e, in secondo luogo, sfinire il portiere. Ogni giocatore infatti ha una barra dedicata alla stamina: continuando a tirare in porta esaurirete quella dell’estremo difensore che, a quel punto, non riuscirà più a parare nulla. Questo significa che non dovrete inventarvi strani tiri o strategie complesse ma solo tirare ogni volta che ne avrete l’occasione.

Anche gli scontri con gli avversari sono poco interessanti. Tralasciando il fatto che ogni 1 vs 1 finisce con un giocatore a terra (e nessun cartellino), basterà pochissimo per recuperare la palla mentre tenersela sarà una questione di fortuna. Usando la vostra stamina e il tasto dedicato potrete effettuare un paio di dribbling più o meno spettacolari dopodiché finirete le energie e vi ruberanno palla. È quasi inevitabile.

Captain Tsubasa Rise of New Champions storiaNon aiuta poi l’intelligenza artificiale con i compagni che non sono mai dove ti aspetti di trovarli mentre la camera spesso vi impedisce di capire dove sono posizionati così i passaggi e i cross diventano imprecisi o addirittura inutili.
A nulla poi servono le tattiche difensive e offensive, controllate tramite la croce direzionale e praticamente inutili sul campo visto che non ci sono veri e propri cambiamenti nell’assetto della squadra.

Infine abbiamo le cut scenes che non servono solo da raccordo per il comparto narrativo ma compaiono a tradimento anche durante gli incontri, andando così ad interrompere l’azione di gioco e ad aumentare il senso di frustrazione.

Captain Tsubasa: Rise of New Champions recensione: e il multiplayer?

Il Viaggio non è l’unica modalità disponibile. A disposizione ci sono anche il multiplayer online, quello locale e le sfide. Quest’ultime vi richiedono di centrare una serie di obiettivi per sbloccare filmati, musiche ed una moneta da usare per acquistare cosmetici come t-shirt, scarpe e acconciature.
La modalità online invece prevede partite amichevoli oppure la partecipazione alle Leghe. Nell’ultimo caso avrete bisogno di una squadra completamente personalizzata, con tanto di logo e uniformi.

Il comparto tecnico

Captain Tsubasa Rise of New Champions graficaConcludiamo parlando dell’aspetto grafico. I filmati, inutile dirlo, sono perfetti così come le animazioni legate alla tecniche speciali dei singoli protagonisti.
Meno attenzione è stata invece riservata a tutto il resto: i modelli dei giocatori, il campo e gli stadi risultano davvero poco curati e ben lontani da quanto offerto da questa generazione di console.
Decisamente meglio invece l’audio con una colonna sonora davvero ben fatta e brani che potranno entrare e rimanere nella vostra testa.

Captain Tsubasa: Rise of New Champions recensione: conclusione

Captain Tsubasa: Rise of New Champions poteva essere una bella novità nel panorama calcistico, un arcade divertente e nostalgico, ma i grossi problemi di gameplay l’hanno trasformato in un’esperienza quasi sconfortante. Certo, se siete super appassionati e sentite davvero la mancanza di Holly e Benji potrebbe comunque rivelarsi un bel tuffo nel passato, ma niente di più.


Erika Gherardi

Amante del cinema, drogata di serie TV, geek fino al midollo e videogiocatrice nell'anima. Inspiegabilmente laureata in Scienze e tecniche psicologiche e studentessa alla magistrale di Psicologia Clinica, dello Sviluppo e Neuropsicologia.