Cultura

CUPS – Un’applicazione per pagare il caffè

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17.000 negozi in tutto il mondo, 55 Paesi conquistati e quasi 13 miliardi di dollari di introiti l'anno. Starbucks ha cambiato il nostro modo di pensare alla pausa caffè ma il successo planetario non è certo stato un punto di arrivo per una delle catene più famose al mondo. L'azienda infatti continua ad investire per cercare di rimanere al passo con i tempi, magari anticipando quelle saranno le tendenze del futuro. Di cosa sto parlando? Dell'utilizzo degli smartphone per pagare i vostri amati caffè.

Dal 12 marzo l'applicazione per iOS consente di entrare nel negozio, ordinare e poi effettuare il pagamento direttamente con il vostro telefono, avendo per altro la possibilità di lasciare la mancia al barista che vi ha servito. Nessuna moneta da cercare e nessuna perdita di tempo.

Un'idea vincente che però non è un'esclusiva della società di Seattle. A pensare ad una soluzione analoga è stata infatti una startup israeliana che ha lanciato da poco la sua applicazione: CUPS.

La base è sempre la stessa, ossia pagare il caffè utilizzando un'applicazione, eppure le differenze sostanziali sono due: non si appoggiano ad un franchise come Starbucks e utilizzano un abbonamento. L'azienda ha infatti lanciato il servizio a New York stringendo accordi con 40 differenti bar per permettere agli abbonati di accedere a particolari offerte o semplicemente di sottoscrivere il piano che permette loro di avere caffè illimitato. Sì, avete letto bene. Accanto a classiche offerte come ad esempio "10 caffè + 1" sono infatti disponibili due differenti abbonamenti che permettono di avere tutto il caffè che volete. Il primo costa 45$ e vi consente di ordinare tutto il caffè e il tè che volete, il secondo invece raggiunge gli 85$ ma aggiunge la possibilità di avere caffè macchiati, ice coffee e la maggior parte delle bevande basate sul caffè.

Inutile dirvelo: al lancio i newyorkesi hanno fatto del loro meglio per sfruttare l'offerta. La risposta è stata così spropositata da costringere la startup a rivedere i loro piani e soprattutto le loro regole. I prezzi citati sopra ora vengono indicati come "offerta speciale al lancio" quindi è probabile che verranno ritoccati al rialzo per evitare ai baristi di rimanere sul lastrico, mentre per quanto riguarda le nuove norme è stato introdotto l'obbligo di lasciar passare almeno 30 minuti tra una tazza e l'altra e ovviamente l'impossibilità di condividere i propri dati per il login. Insomma, una persona, un abbonamento.

Piccoli imprevisti al lancio, il successo sembra essere clamoroso e così il team ha deciso di puntare in alto. L'obiettivo è raggiungere 200 bar nella sola Manhattan, lo stesso numero di punti vendita di Starbucks.

Se arrivasse in Italia voi ne approfittereste?

 

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Erika Gherardi

Amante del cinema, drogata di serie TV, geek fino al midollo e videogiocatrice nell'anima. Inspiegabilmente laureata in Scienze e tecniche psicologiche e studentessa alla magistrale di Psicologia Clinica, dello Sviluppo e Neuropsicologia.
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