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Nasce il primo manifesto legale degli Esports in Italia
Grazie al lavoro dell'Osservatorio e degli studi legali ad esso associati, è stato fatto un passo in avanti importante


L’Esports Legal Forum ha rappresentato il primo passo in avanti per l’Esports in Italia: durante l’evento è stato indetto il primo Manifesto Legale degli Esports italiani. L’evento si è tenuto giovedì 15 ottobre ed è stato organizzato dall’Osservatorio Italiano Esports: le parole chiave sono state competenza e collaborazione.

Esports in Italia: il primo manifesto legale

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L’evento si è tenuto digitalmente e ha visto una massiccia partecipazione da parte del pubblico. Molti posti sulla piattaforma zoom sono infatti stati esauriti in poche ore. Gli studi legali associati al network dell’OIES hanno discusso delle attuali criticità dell’assetto normativo che si applica agli Esports in Italia.

Per per la prima volta hanno collaborato per proporre un piano di idee concrete per risolverle. Di seguito vi riportiamo le proposte condivise durante l’evento.

La disciplina delle sponsorizzazioni negli Esports e le problematiche contrattuali:

Gli esports fanno parte del mondo dell’intrattenimento e attraverso le stream dei giocatori, gli sponsor possono trovare nuovi spazi. Attualmente le sponsorizzazioni negli Esports non hanno una regolamentazione dalla legge italiana, ma vengono fatte con diversi contratti.

Nelle norme che si applicano attualmente a questo tipo di accordi, bisogna prestare molta attenzione alle limitazioni che vengono imposte ai gamers. Per gli sponsor, legarsi ad un team potrebbe essere più vantaggioso rispetto al rapporto con un singolo player.

Questo perché i team esports trattano più titoli a livello competitivo.

Le criticità della crescita degli Esports a livello nazionale e internazionale:

La guida Esports Laws of the World ha mostrato una forte incoerenza normativa nella disciplina del settore nelle 38 giurisdizioni oggetto dell’analisi. La mancanza di una normativa chiara sugli Esports è un problema perché l’incertezza regolatoria non favorisce gli investimenti.

L’organizzazione dei tornei rischia di sfociare in Italia nell’ambito della normativa sui giochi con vincita in denaro o delle manifestazioni a premi. Lo scopo è quello di trovare un quadro normativo internazionale, applicabile al settore perché la natura stessa degli Esports è internazionale e non può essere legata alla normativa di un singolo Paese.

Questo permetterebbe ai team italiani di competere all’estero e agli investitori internazionali, ai publisher e agli organizzatori di eventi di fare affidamento su di una leva finanziaria maggiore. L’unica soluzione che consentirebbe l’immediata introduzione di una normativa internazionale applicabile agli Esports è il loro riconoscimento come sport.

Esports e pubblicità, dall’in-game advertising all’ambush marketing

Il canale pubblicitario e quello connesso alle sponsorizzazioni rimane il canale di finanziamento privilegiato per player e team. Il contesto virtuale e digitale nel quale gli Esports nascono e si sviluppano richiede molta attenzione per quanto riguarda le campagne pubblicitarie.

Il mancato rispetto dei requisiti espone i brand al rischio di sanzioni.

Nel contesto Esports, rilevano in particolare i fenomeni di in game advertising e advergaming. Il primo prevede l’introduzione all’interno dei videogiochi di elementi pubblicitari. Ad esempio in Fortnite, Riot Games mette a disposizione dei banner pubblicitari visibili solamente agli spettatori e non ai pro player in game.

Il messaggio pubblicitario deve avere tre caratteristiche:

  • veridicità: il prodotto/servizio deve essere presentato per quel che è;
  • correttezza: non deve ledere i concorrenti;
  • palese: il messaggio pubblicitario deve essere identificabile come tale.
Il betting negli Esports e il vuoto normativo nel match fixing:

Anche nel mondo degli Esports vi sono le scommesse. I più importanti operatori del betting offrono nel proprio palinsesto anche scommesse sulle competizioni sportive video ludiche. Vi è la possibilità di scommettere sulle competizioni tra team o tra singoli player.

Il legislatore italiano con l’art. 1 L. 401/89 ha posto un presidio specifico per sanzionare il match fixing attraverso il reato di frode sportiva che punisce un accordo, un atto od una omissione intenzionale mirati ad alterare in modo improprio il risultato o l’andamento di una competizione sportiva.

In forza del principio di tassatività e del divieto di analogia in relazione alle fattispecie penali il reato di frode sportiva può applicarsi solo ad eventi riconosciuti come “sportivi” dall’ordinamento statale e quindi organizzati da federazioni riconosciute formalmente dal CONI.

Nel mondo degli Esports c’è il rischio che le partite dei tornei vengano truccate: i player che competono sono ragazzi molto giovani ed è quindi alto il rischio di manipolarli. I player, attraverso un compenso esterno, troverebbero un modo alternativo per finanziarsi l’iscrizione ai tornei successivi.

Molti di loro conoscono il mondo digitale e dell’informatica e sanno come celare la propria identità o come riuscire ad alterare un risultato attraverso i videogiochi. Di seguito vi riportiamo delle possibili soluzioni:

  • Pervenire il prima possibile ad un riconoscimento formale degli Esports da parte del legislatore italiano;
  • Formare i giocatori sui rischi legati al match fixing, redigere dei codici di condotta interni ai team esports e regolamenti dei tornei molto stringenti che prevedano sanzioni a carico dei giocatori o dei membri dei team che a qualsiasi titolo alterano la competizione;
  • Favorire la creazione di protocolli d’intesa tra le società esportive, organizzatori dei tornei, l’ente regolatore e i concessionari scommesse.

I contratti dei pro player: prospettive e criticità:

I rapporti tra player e team Esports sono deregolamentati, ancora non ci sono tutele per i ragazzi che si affacciano a questo mondo. Gli Esports chiaramente non rientrano nel professionismo in Italia e di conseguenza le leggi per gli atleti professionisti non possono valere per i gamers.

La domanda è se questi ultimi saranno qualificati come sportivi professionisti o sportivi dilettanti. Questa scelta andrà ad impattare su una serie di questioni, ad esempio sull’orario di lavoro per un pro player e su un eventuale luogo di lavoro.

Per avere delle soluzioni si può sempre guardare all’estero, agli esempi di Francia e Cina. La Francia ha individuato dei contratti specifici per tutti i player esportivi e ha regolamentato i contratti per i minori di 18. Questa legge permette ai team di regolare la durata dei contratti, da uno a cinque anni.

Inoltre tutti i giocatori al di sotto dei 12 anni non possono partecipare a competizioni con premi in denaro. La Cina, già da anni, ha fatto una netta distinzione tra le figure degli addetti ai lavori negli Esports e dei pro player. Nel caso dei player i contratti iniziali hanno dei compensi di partenza decisamente bassi, ma con clausole di aumento nel caso di risultati nel tempo.

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Veronica Ronnie Lorenzini
Videogiochi, serie tv ad ogni ora del giorno, film e una tazza di thé caldo: ripetere, se necessario.
                   










 
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