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Giornali Gratis su Telegram: salgono a 114 i canali bloccati
L'inchiesta della procura di Bari non si arresta


Giornali Gratis su Telegram: abbiamo affrontato l’argomento giorni fa raccontandovi come la FIEG (Federazione italiana editori giornali) abbia deciso di chiedere ad AGCOM di bloccare il famoso client di messaggistica. La procura di Bari ha successivamente avviato un’inchiesta in merito, che non accenna a fermarsi. Ad oggi, il numero di canali scoperti e sequestrati dalla procura è salito a 114. E il numero non accenna ad arrestarsi.

Giornali Gratis su Telegram: i canali accusati non sembrano finire

Come l’antico mito dell’Idra secondo cui ad ogni testa mozzata al mostro ne ricrescevano due nuove, anche coi canali Telegram illeciti sta succedendo la stessa cosa. Alla chiusura di un canale ne vengono aperti dei cloni con nome diverso ma stessa attività illecita. L’illecito è, ricordiamo, la diffusione di pdf pirata di migliaia di libri, giornali e riviste. 

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Il 27 aprile con un sequestro d’urgenza, la Guardia di Finanza ha chiuso i primi 20 canali, e nei giorni successivi ne sono stati individuati altri 90. Ma ciò non è bastato ad arrestare il fenomeno, quotidianamente la GDF segnala nuovi canali da chiudere all’azienda di Dubai.

Nell’indagine, a carico di ignoti, la magistratura barese ipotizza i reati di riciclaggio, ricettazione, accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico, furto e violazione della legge sul diritto d’autore.

«I riscontri finalizzati all’identificazione del soggetto titolare del canale, al quale ricondurre la responsabilità circa l’illecita immissione del file piratatospiega la Procura nel provvedimento di sequestro – hanno dato esito negativo, in quanto sia il titolare del canale che gli iscritti non sono identificabili in alcun modo. Né tantomeno è stato possibile identificare il soggetto che ha inserito i contenuti digitali nel canale».

Il meccanismo

Gli investigatori della procura hanno ricostruito in questo modo il meccanismo illecito dietro questi atti di pirateria digitale. Gli utenti, ignoti, si «univano» ai canali Telegram così da poter avere accesso ai file, ma tutto ciò in cambio della «cessione dei dati personali a fine pubblicitario».

Le indagini hanno sottolineato che «sulla app Telegram, scaricabile da chiunque senza alcun costo su smartphone, tablet e pc, sono presenti diversi canali che mettono a disposizione degli iscritti, in tempo reale, gratuitamente o pagando pochi euro al mese, quotidiani, settimanali, mensili, riviste periodiche, in formato digitale, normalmente disponibili per gli utenti interessati soltanto dietro il pagamento di un corrispettivo».


Livio Marino

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Sangue siciliano, milanese d'adozione, mi piace essere immerso in tutto ciò che è tech. Passo le giornate dando ordini ad Alexa, Google ed al mio cane, Maverick.
                   










 
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