Adesso è più semplice fare l’Hacker grazie all’Intelligenza artificiale

E’ Google stessa ad aver individuato il primo episodio documentato in cui degli Hacker hanno utilizzato l’Intelligenza artificiale per attaccare dei siti e software. Rischio o capacità?

L’Hacker e la sua migliore amica: l’Intelligenza artificiale

Se nell’immaginario collettivo di tutti, l’Hacker vive dietro a monitor neri con numeri verdi in sovraimpressione, adesso le cose potrebbero essere un po’ diverse. Recentemente, Google ha reso noto di aver individuato il primo episodio documentato in cui gruppi criminali hanno utilizzato sistemi di intelligenza artificiale. Con quale scopo? Per scoprire e trasformare in arma una vulnerabilità informatica sconosciuta. Un segnale concreto che l’uso dell’IA nelle offensive digitali non è più un rischio teorico, ma una realtà già in atto.

Una collaborazione tra gruppi criminali per aggirare l’autenticazione a due fattori

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Secondo il rapporto pubblicato dal team di intelligence sulle minacce di Google, degli hacker avrebbero unito le forze per individuare un difetto in uno script Python proprio utilizzando l’Intelligenza artificiale. La falla permetteva di superare l’autenticazione a due fattori di un sistema open‑source molto diffuso. Dopo aver individuato il problema, gli stessi gruppi avrebbero impiegato strumenti di IA per generare il codice necessario a sfruttarlo, trasformando la vulnerabilità in un vero e proprio vettore di attacco.
Il tentativo è stato bloccato prima che potesse avere conseguenze, e Google ha già informato il fornitore del software coinvolto affinché possa correggere il difetto.

Gli analisti hanno attribuito l’origine del codice all’IA osservando alcuni tratti ricorrenti: commenti eccessivamente esplicativi, una classificazione inventata della gravità del bug e schemi di programmazione tipici degli script generati da modelli avanzati di IA. John Hultquist, analista capo del gruppo di intelligence di Google, ha dichiarato che molti ritengono imminente una corsa alle vulnerabilità scoperte dall’IA, ma che in realtà questo processo è già in corso.

Il caso, però, non è isolato. Google riferisce di aver osservato negli ultimi mesi un aumento dell’uso dell’IA sia da parte di gruppi criminali sia da parte di attori statali, in particolare provenienti da Corea del Nord e Cina. Un esempio riguarda APT45, un’unità militare nordcoreana che avrebbe utilizzato strumenti di IA per testare e verificare migliaia di exploit contro diverse vulnerabilità software. In un altro caso, Google ha individuato un malware chiamato PromptSpy, capace di usare il modello Gemini per interpretare ciò che appare sullo schermo di un dispositivo Android e generare comandi in tempo reale, automatizzando così l’interazione malevola con il sistema.

Le aziende che producono modelli avanzati stanno affrontando un problema sempre più urgente: impedire che le loro tecnologie vengano sfruttate per scopi offensivi. E se il potere dell’IA fosse proprio questo, ovvero, dare potere?

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Source
Axios

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