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[Hands-on] Google Glass: un futuro ancora da scrivere

techprincess_google_glassLa vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quale ritrovato tecnologico ti capita tra le mani. E così, in una tranquilla serata milanese, tra una chiacchiera e l'altra, ho avuto la possibilità di mettere le mani sui Google Glass grazie ai colleghi di AndroidWorld. La curiosità era tanta e le aspettative piuttosto elevate, ma alla fine della prova l'esaltazione ha lasciato posto a dubbi e perplessità che, naturalmente, ho deciso di raccontarvi.

Ma facciamo un passo indietro. Torniamo al momento in cui la curiosità era tanta e finalmente ho toccato con mano il futuro secondo Mountain View. Più o meno dopo 1 secondo il mio cervello era già su "Mettili!Mettili!Mettili!" e quindi mi sono ritrovata a snobbare per un attimo la questione estetica per passare subito all'azione. I comandi non sono proprio intuitivi, nemmeno per i nerd più convinti; mi ci è voluto qualche minuto per apprendere l'uso del touchpad, per scoprire quali funzioni offre e per individuare il tasto che permette lo scatto delle foto. Poi ci sono i comandi vocali. Non ho azzardato domande difficili, anche perché il locale non era tra i più silenzioni e i cari Glass avevano difficoltà anche solo a capire il mio "Ok Glass, Google…". Vinta la confusione però ho potuto chiedergli l'età di Brad Pitt e loro mi hanno fornito una serie di risultati presi dal motore di ricerca di Big G; un tap e siete dentro il sito web, navigabile grazie al touchpad.

Ma che altro si può fare? Beh, immaginatevi Google Now che incontra Gmail che incontra soprattutto Maps: avrete luoghi da visitare, consigli, il meteo e varie ricerche. A tutto ciò naturalmente ci aggiungete le app di terze parti e l'amato Hangouts, anche se la qualità dell'audio non è proprio tra le più eccelse. Questa fantomatica conduzione ossea, perfetta in alcuni dispositivi (ricordo ancora delle fantastiche cuffie per il nuoto), deve essere decisamente migliorata.

E il design? Funziona. I Glass sono leggeri e piuttosto comodi, a malapena vi accorgete di averli. Il display non occupa una parte esagerata dal vostro panorama visivo ma vi permette comunque di leggere comodamente tutto quello che visualizzerà e di vedere le foto scattate chiaramente. Insomma, non male come esordio anche se questo costissimo gadget dovrà sicuramente subire qualche modifica, a partire dalla possibilità di poterli piegare per poter guadagnare in portabilità.

techprincess_google_glass_app

Veniamo però ai dubbi. In realtà tutto può essere ricondotto al nome "Google Glass Explorer Edition". Questo fanno gli occhiali del futuro di Mountain View: permettono di esplorare. Più comodo di Maps sul telefono, più rapido di Foursquare nel trovare luoghi vicini di interesse, ma non è questo il futuro che voglio. I Glass sono perfetti se sei fuori dalla tua città, se sei un turista, se sei via per lavoro. Trova cosa, scatta foto, ricerca quello che ti serve. Tutto ciò che però possiamo fare con lo smartphone, ma soprattutto tutte cose che nella città in cui vivete servono solo ad impressionare che vi sta vicino, magari usando i comandi vocali invece del touchpad.

Non sto dicendo che non siano il futuro, semplicemente sono un inizio, è un primo tentativo di cambiare il modo in cui usufruiamo della tecnologia e, credetemi, è un modo che potrebbe funzionare perché tutto sommato è semplice, potenzialmente alla portata di chiunque dopo un minimo di tutorial, perché l'impressione di base è che sia… beh, naturale.

Non aspettatevi però di trovarli a breve sugli scaffali. Il design è da migliorare, le funzioni da espandere notevolemente e la batteria da ripensare totalmente (un 20% in 20 minuti di utilizzo tranquillo mi è sembrato un po' esagerato…), ma non disperate: Google lavora senza sosta, ogni mese rilascia grossi update e non ha nessuna intenzione di farsi battere dalla concorrente su un terreno tanto promettente.

Se vi ho incuriositi potete continuare a seguire lo sviluppo dei Google Glass nell'apposita sezione su AndroidWorld che trovate qui. Naturalmente ringrazio Emanuele Cisotti per avermi permesso di mettere le mani su questo piccolo gioiello della tecnologia.

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Erika Gherardi

Amante del cinema, drogata di serie TV, geek fino al midollo e videogiocatrice nell'anima. Inspiegabilmente laureata in Scienze e tecniche psicologiche e studentessa alla magistrale di Psicologia Clinica, dello Sviluppo e Neuropsicologia.
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