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“Come un’anima di Cristo”, poesie scritte da un’Intelligenza Artificiale
PoAltry è la prima Intelligenza Artificiale italiana ad aver pubblicato un libro di poesie


Buio
come un’anima di Cristo

e tu lo dici
poeta sentimentale
fra i pianti
e le pupille ferme
nell’ombra.

Se ora vi chiedessimo chi è l’autore di questi versi, cosa ci rispondereste? Ungaretti? Saba? Montale? Bene, lasciateci dire che non si tratta di nessuno di questi Signori che hanno scritto la storia della poesia italiana. “Come un’anima di Cristo“, infatti, è una raccolta di poesie scritte da PoAItry, un’Intelligenza Artificiale educata da Michele Laurelli all’arte di esprimere emozioni attraverso la nostra lingua. Una rete neurale che conosce la licenza poetica, diciamo così.

Il risultato, che abbiamo tenuto tra le nostre mani per più di qualche settimana, è davvero incredibile. Una piccola raccolta di 27 poesie pregne di significato, che mai vi aspettereste potessero essere scritte da un’AI. In fondo, sappiamo bene che una macchina non può conoscere le emozioni, ma allora come può rappresentarle attraverso i versi? Questo è un dilemma su cui abbiamo riflettuto molto. E a cui ha risposto alla perfezione Michele Laurelli, un giovane entusiasta del mondo e dei progetti che segue, mosso da una curiosità estrema all’esplorazione delle potenzialità delle rete neurali. Per chiarirci le idee su tutti i dubbi che “Come un’anima di Cristo” ha generato in noi, ne abbiamo parlato direttamente con lui.

Nella tua biografia c’è scritto che ti occupi di Marketing e Comunicazione. E allora come sei arrivato a lavorare su un’Intelligenza Artificiale?

La risposta alla domanda “Che lavoro fai” non è così sempre facile da dare. Rientra in Marketing e Comunicazione, e poi diciamo che l’AI è letteralmente uno strumento, almeno in questa fase di evoluzione. È entrata a far parte della mia vita professionale un po’ di anni fa in un modo diverso, perché il largo uso che se ne fa adesso è sull’elaborazione di tanti dati. Il Marketing, inteso proprio come studio del mercato, include l’analisi di tanti dati. E quando si fa questa cosa bene, l’Intelligenza Artificiale risulta uno strumento incredibile. Da lì è diventato un mondo appassionante per me, perché le cose che si possono fare sono talmente tante e le conosciamo talmente poco che è così bello esplorarle, provarle, e fare una cosa nuova.

intelligenza artificiale
Come ti è venuta l’idea di un’Intelligenza Artificiale che potesse scrivere poesie?

Ripensandoci, c’è sempre stata una forma d’arte che è stata sempre un po’ più mistica, più magica, più incomprensibile, ed è la poesia. E la vera sfida è stata capire che cos’è la funzione poetica del linguaggio e come si può insegnare ad uno strumento non solo a replicare parole messe in versi, ma a replicare la funzione poetica, cioè quell’evocazione che subisce la mente del lettore quando legge una poesia. E allora la vera sfida è stata far scrivere poesie ad un’Intelligenza Artificiale, totalmente di sua creazione.

L’idea che un’Intelligenza Artificiale possa scrivere poesie e trasmettere emozioni attraverso la parola scritta può risultare strana. Eppure PoAIltry è riuscita a trasmettere emozioni al pari di un qualunque poeta in carne ed ossa. Come hai insegnato ad una rete neurale questa abilità? Le hai fatto leggere Ungaretti e Saba per davvero?

Ci sono stati diversi passaggi. Intanto immaginiamo di avere davanti una struttura che è capace ad imparare, e quindi la vera domanda – che è molto più filosofica, in realtà – è come faccio ad insegnarglielo. Tecnicamente, non abbiamo fatto altro che dargli quello che doveva imparare, ma il problema iniziale è stato cosa dargli. Per due ragioni: la prima è puramente tecnica, cioè se io scelgo Dante Alighieri e contemporaneamente Ungaretti, io sto creando un problema alla macchina perché la stessa parola è espressa diversamente per i due poeti. Il linguaggio è diverso, e questo non aiuta la macchina a fare il match tra le due varianti. Quindi abbiamo dovuto scegliere una serie di poeti che avessero un linguaggio simile tra loro. La scelta è ricaduta sull’italiano corrente, quindi su poeti dalla fine del ‘900 in poi. L’altro dettaglio che ci ha guidato nella scelta dei poeti è stato il tipo di risultato che volevamo ottenere: se vuoi un volume che parli di religione, allora dovrai scegliere poeti che prediligono quel tema, e via così.

Giuseppe Ungaretti
Giuseppe Ungaretti
E poi come hai insegnato materialmente alla tua AI il linguaggio poetico?

Dopo aver scelto tutte queste cose, il lavoro diventa prettamente tecnico. Quindi ho scritto un algoritmo trattando il testo delle poesie togliendo tutto ciò che non è poesia (i numeri dei versi, le didascalie, la parafrasi quando presente e via dicendo). Questo processo si chiama normalizzazione. Una volta normalizzato, abbiamo davanti a noi un muro di testo, che bisogna dare alla macchina. L’algoritmo è diviso in tre parti: il primo crea dei token, quindi ad ogni parola viene associata un token, il che serve a tradurre il linguaggio umano in uno comprensibile alla macchina. Dopo di che, la macchina inizia il suo processo di apprendimento attraverso la rete neurale ricorrente, leggendo avanti e indietro il testo per circa 5000 volte. Poi, una volta che il vero apprendimento è stato fatto, si crea un nuovo dataset, che è quello che conosce la macchina. Il passaggio successivo è quella della produzione della poesia. Per farlo, è necessario dare all’Intelligenza Artificiale una parola o una frase da cui partire. Ed è anche molto romantica l’idea che una macchina possa aver bisogno di un punto di inizio.

Voce:
suona l’uomo
nel triste lago

Se finora non vi avessimo raccontato la storia di Poaltry attraverso le parole di Michele Laurelli, fatichereste a credere che questi versi possano essere stati scritti da una macchina. D’altronde, quanti di noi hanno pensato anche solo una volta che un robot potesse scrivere poesie? Forse nessuno. E invece forse sono tanti coloro che non sopportano che un’AI possa assumersi dei compiti al posto nostro, incluso quello di scrivere per emozionare i lettori. Certo, per quanto possa essere vicina alla realtà, una macchina non sarà mai in grado di scrivere versi al pari di una persona. Un poeta è, e sarà sempre, un essere umano che trova sfogo al suo dissidio interiore nelle parole che  scrive. Forse quello di PoAltry e Michele Laurelli può definirsi un esercizio di stile, ma quello che deve farci riflettere è l’ampia possibilità di sperimentazione che un’Intelligenza Artificiale ci offre. Possiamo insegnare alle macchine qualunque cosa, anche l’arte della poesia.

Eppure, se chiudete gli occhi, e lasciate che qualcuno vi legga ad alta voce i versi di “Come un’anima di Cristo”, i brividi sulla pelle vi diranno una cosa: questa, a suo modo, è Poesia.


Chiara Crescenzi

Editor compulsiva, amante delle serie tv e del cibo spazzatura. Condivido la mia vita con un Bulldog Inglese, fonte di ispirazione delle cose che scrivo.
                   










 
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