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La donna alla finestra: il nuovo film Netflix omaggia Hitchcock

La donna alla finestra (The Woman in the Window) è il nuovo film Netflix che sta spopolando e sta facendo molto parlare di sè. Diretto da Joe Wright e interpretato da Amy Adams, Gary Oldman, Jennifer Jason Leigh e Julianne Moore, il film è un adattamento dell’omonimo romanzo del 2018 di A. J. Finn. Un thriller psicologico dai chiari ed evidenti echi hitchcockiani, la cui protagonista è la dottoressa Anna Fox, una psicologa che soffre di agorafobia e che lotta per convincere i suoi vicini e la polizia di aver assistito a un omicidio. 

Anna Fox (Amy Adams), è una psicologa infantile la cui agorafobia l’ha tenuta in casa per dieci mesi. Vive separata da suo marito (Anthony Mackie) e dalla loro giovane figlia (Mariah Bozeman), e rifiuta le visite, ad eccezione del suo psichiatra, Karl. Anna trascorre le giornate bevendo, imparando il francese, guardando film, in particolare di Hitchcock, vagando attraverso il suo enorme e inquietante appartamento newyorchese e spiando i suoi vicini.

La donna alla finestra: il nuovo film Netflix omaggia Hitchcock

La donna alla finestra

Quando una famiglia composta da tre persone si trasferisce dall’altra parte della strada, Anna ha nuove persone da spiare – anche grazie la sua fotocamera – inclusa la nuova vicina (Julianne Moore), che viene in suo aiuto dopo un attacco di panico. Due notti dopo, Anna pensa di vedere la stessa donna assassinata, anche se il marito Alistair (Gary Oldman) insiste sul fatto che non è successo niente. Anzi il suo vicino è convinto che Anna non abbia mai neppure incontrato sua moglie, Jane. Anna, nonostante la reticenza della famiglia e della polizia, che credono che il mix psicofarmaci e alcol la portino ad avere gravi allucinazioni, sembra entrare in profonda empatia con il figlio dei suoi vicini, il sedicenne Ethan (Fred Hechinger).

All’interno de La donna alla finestra, su Netflix dal 14 maggio, si conosce poco del passato di Anna, anche se l’impostazione della trama è dominata dal suo disturbo mentale: la sua ansia è amplificata dalla combinazione di alcol e le numerose medicine, spingendola spesso sull’orlo della paranoia e delle allucinazioni. 

Lo stato mentale di Anna è l’unico elemento che emerge con vigore. Il dubbio e l’ambiguità della sua esperienza, delle sue percezioni, danno origine all’estetica del film, e anche alla sua tensione. Wright spesso sceglie di mostrare la protagonista attraverso le finestre, riflessa nei vetri, attraverso le ombre delle persiane, attraverso i montanti della scala, sotto l’ombrello che è il suo supporto per superare l’agorafobia.

Il film di Wright è costruito per farci dubitare di ogni personaggio

Il suo stesso senso di identità viene rifratto, diffuso, frantumato; sopraffatta dagli angoli e dagli ornamenti di ciò che la circonda, e dalle esigenze della sua vita chiusa, ritratta. Il risultato è l’esperienza di un tormento interiore, è l’immagine di una donna piena di crepe, il cui mondo precipita nel caos, crepe che si trasformano presto in voragini.

Il film di Wright è costruito per farci dubitare di ogni personaggio che circonda la protagonista, ma soprattutto è costruito per sfuggire alla verità su Anna. Una delle pietre di paragone più evidenti de La donna alla finestra è La finestra sul cortile, (in cui Jimmy Stewart, costretto su una sedia a rotelle, vede un uomo dall’altra parte del cortile che uccide sua moglie) che il regista Joe Wright abbraccia al punto da voler disegnare il suo film come un pastiche di Hitchcock, con una serie di rimandi e omaggi visivi, quasi speculari nelle inquadrature. Come in ogni buon thriller, La donna alla finestra è pieno di colpi di scena, il cui punto nevralgico, oltre al classico whodunnit, è nelle atmosfere claustrofobiche, nello svelamento di identità mutevoli e inafferrabili, è nel deterioramento psicologico, nel disfacimento interiore. 

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