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La storia di Bandai: dai giocattoli per bambini a Dark Souls

In occasione dell'anniversario dalla fondazione di Bandai, ripercorriamo la storia della softwarehouse giapponese

Il mondo dei videogiochi è, per natura, in costante movimento e con lo sguardo rivolto sempre al futuro e alla prossima esclusiva da realizzare. Le software house lavorano costantemente per capire i gusti dei videogiocatori, prevederli o plasmarli. In questo incessante “andare avanti”, oggi vogliamo guardare al passato, il passato di una grande software house che ci ha regalato importanti titoli. Stiamo parlando di Bandai che, proprio oggi, compie ben 69 anni!

Com’è nata la storica azienda giapponese? quali innovazioni ha portato? scopriamolo insieme!

L’inizio di un Impero

Nel 1947, Naoharu Yamashina, che lavorava presso l’azienda tessile del cognato, intuì il potenziale economico dei giocattoli. Con l’intento di avviarne una grande produzione a prezzi vantaggiosi, convinse il cognato ad istituire una sezione dedicata ai giochi per bambini. La sua visione si rivelò esatta già nei primi anni di lavoro fino a che, il 5 Luglio del 1950, Yamashina prese il pieno controllo della distribuzione di giocattoli dell’azienda ribattezzata Bandai-ya.

L’azienda inizia cresce a velocità sostenuta fino a quando, nel 1963, realizza dei prodotti legati all’anime di successo Astro Boy. Questo momento segna l’inizio di un grandissimo sviluppo dato dalla produzione di giocattoli legati alle serie tv d’animazione. Il successo sfocia con la fondazione, nello stesso anno, del primo ufficio americano (New York). Con l’arrivo della popolarità su scala internazionale, i giocattoli Bandai diventato sempre più sofisticati e ben realizzati, riuscendosi a distinguere dai concorrenti. I prodotti legati al franchise delle serie televisive rappresentano il punto forte dell’azienda che continua, ancora oggi, ad essere il suo tratto distintivo.

Gli anni’80 rappresentano per l’azienda una nuova ondata di successi con una serie di giocattoli dedicati a Gundam e ai Cavalieri dello Zodiaco (Saint Seiya), fino ad arrivare a LSI Baseball, uno dei primi grandi successi nel mondo dei giocattoli elettronici. È da questo momento in avanti che Bandai inizia a guardare con particolare interesse il mondo dei videogiochi.

Bandai e videogiochi

Il primo vero approccio con i videogiochi da parte di Bandai avviene nel 1985 con la produzione per NES di Tag Team Match M.U.S.C.L.E, ispirato al manga Kinnikuman, che vendette oltre un milione di copie. Questo segna l’ingresso ufficiale di Bandai nel gaming. Un ingresso non così trionfale. Agli inizi degli anni ’90, infatti, l’azienda ha pensato di poter offrire al mercato una propria console di videogiochi. Fu così che insieme ad Apple, realizzò la  Apple Bandai Pippin.

Pippin, com’era comunemente chiamata, si rivelò un totale flop finanziario. Delle cento mila unità prodotte ne furono vendute appena 42 mila. La console era estremamente costosa e meno potente di quelle già in circolazioni e causò, oltre ad un danno d’immagine dell’azienda, anche ingenti perdite economiche. Il mancato successo della console segnò profondamente le casse di Bandai che, per queste ragioni, stava per essere acquisita da SEGA. Ma è nel 1996 che l’azienda si riprende quasi miracolosamente grazie ad un nuovo innovativo prodotto diventato un vero e proprio fenomeno mondiale: il Tamagotchi.

Con il successo planetario dei mostriciattoli elettronici, Bandai torna più in forma che mai diventando una delle più grandi aziende del Giappone. Nemmeno le scarse vendite della console portatile WonderSwan (nel 1999), che non riuscì a contrastare il Game Boy Color, intaccarono l’immagine dell’azienda che continuava a crescere a ritmo sostenuto. Abbandonata, fortunatamente, l’idea di creare una propria console, Bandai si dedicò alla produzione di software per PlayStation, Nintendo e SEGA. I giochi di maggiori successo sono quelli ispirati agli anime tra cui la serie Digimon World, Naruto, Dragon Ball Z Super Butoden, Bishōjo Senshi Sailor Moon e molti altri.

Bandai Namco oggi

La svolta, in termini videoludici, si ebbe nel 2005 quando Bandai acquisì la software house giapponese Namco diventando così la tanto amata Bandai Namco. La fusione delle due major giapponesi portò nuova linfa ai prodotti di entrambe le aziende. Namco, già in voga per i grandi successi di serie come Tekken, Soul Calibur ed Ace Kombat, si è incastrata perfettamente con il tradizionale legame di Bandai agli anime. Questa unione ha portato alla nascita di nuove serie di successo come Dragon Ball Z: Budokai, Naruto: Ultimate Ninja e Katamari.

Negli ultimi anni l’azienda ha prodotto anche nuovi titoli che hanno rivoluzionato lo scenario videoludico internazionale. Come non nominare la serie di Dark Souls, che ha letteralmente portato alla nascita del termine souls-like per indicare quei giochi fortemente influenzati da questa serie e God Eater. Grande successo hanno ottenuto anche i picchiaduro che combinano gli universi di numerosi Anime e Manga come J-Stars Victory VS, uscito nel 2014 e il più recente Jump Force. Sebbene il successo di alcuni capitoli non sia sempre dei più brillanti, Bandai Namco è riuscita sempre a reinventarsi proponendo sia titoli innovativi sia titoli più tradizionali. Anche nell’ultima edizione dell’E3, l’azienda è riuscita a far parlare di se presentando il misterioso Elden Ring, realizzato con la collaborazione dello scrittore George R.R. Martin, e con Dragon Ball Z: Kakarot.

Il futuro di Bandai Namco sembra promettere molto bene per l’industria dei videogiochi e da grandi appassionati, non possiamo non augurare a questa grande azienda un Buon Compleanno!

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Daniele Cicarelli

Indigente giramondo con la grande passione per i videogiochi, l'Arte e tutte le storie Fantasy e Sci-Fi che parlano di mondi alternativi senza zanzare. Fermo sostenitore dell'innovazione, del progresso tecnologico e della superiorità del Tipo Erba. Dalla parte dei Villains dal 1991.
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