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La vita all’interno della fabbrica di Samsung in Corea del Sud

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Che sia per una foga consumistica o per la tanto discussa obsolescenza programmata, ogni giorno vengono acquistati e buttati migliaia di device mobili e, riflettendoci, sorge quantomeno spontaneo porsi domande sul processo produttivo celato dietro il mondo degli smartphone e tablet.

Come si sa, il continente asiatico rimane la sede più ambita delle multinazionali elettroniche per quanto riguarda la produzioni e l'assemblaggio dei prodotti, sia per i ridotti costi economici legati alla mano d'opera sia per le ridotte tempistiche produttive. Giornali, televisione e tante vicende raccontate dai vari siti di informazione hanno contribuito a plasmare la visione del mondo rispetto al sistema produttivo delle multinazionali : sfruttamento dei lavoratori costretti ad orari al limite della sopportazione umana, strutture trascurate e un ingiusto esercizio del potere sull'individuo da parte dell'azienda.  Non è questo il caso di Samsung, azienda leader nella produzione di prodotti elettronici,  la cui fabbrica più grande è situata a Gumi in Corea del Sud, insieme alle sedi di molte tra le più importanti aziende coreane.

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Gumi è  una vera e propria cittadina industriale che si trova a pochi chilometri da Seul. Nel vastissimo polo industriale non ci sono solo strutture adibite alla produzione, sono infatti presenti anche centri ricreativi per gli impiegati, vaste aree verdi e gli appartamenti dei lavoratori che vivono nel complesso strutturale.

All'interno della fabbrica Samsung gli ambienti sono puliti e sterilizzati, tanto che per accedervi è obbligatorio adattarsi ad una serie di norme igieniche che prevedono l'indosso di abiti sterili. Nella zona di assemblaggio la presenza di luci al neon fa in modo che l'atmosfera sia molto simile ad una sala operatoria, utile anche ad evitare distrazioni da parte del personale che può, nelle pause, godere delle colorate lounge ricreative fornite di libri e addirittura videogames.

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A discapito di tutte le storie di sfruttamento della mano d'opera e del lavoro minorile, Samsung afferma che il personale che lavora sui prodotti dell'azienda è formato dalle più variegate personalità: da giovani donne a studenti che cercano un lavoro per pagarsi gli studi. Il campus infatti offre, oltre alle zone ricreative, agli eventi e ai negozi, la possibilità di frequentare corsi di formazione per accrescere la media culturale dei lavoratori.

Le personalità all'interno della struttura sono molto varie, dal semplice operaio al dirigente fino fino ad arrivare al tester, figura fondamentale del processo produttivo che ha la responsabilità di eseguire tutte le operazioni di test del prodotto prima che questo venga impacchettato e spedito ai rivenditori.

Nonostante le agevolazioni e i servizi offriti dall'azienda, il lavoro di ogni dipendente è costantemente posto sotto giudizio. Su uno dei muri, infatti, è affissa una gigantesca bacheca completa di fotografie, dati di ogni lavoratore e annotazioni su come procede il suo lavoro. In questo modo Samsung è in grado di avere sia una visione generale dei ritmi produttivi sia di invogliare i dipendenti a dare il massimo, stimolandoli con la competizione interna.

Concludendo, a quanto sembra è necessario prendere in considerazione il caro vecchio detto "non fare di tutta l'erba un fascio"  sperando che Gumi non sia solo "l'eccezione che conferma la regola".

 

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Chiara Gatti

Studentessa di media design e appassionata di videogames e tecnologia da quando è piccina! Nella vita sogna di lavorare nel campo del game developing come game designer o modellatrice 3D!
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