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Polar M400: l’orologio GPS multisport diventato oggetto di culto

Perché uno sportwatch dal costo contenuto e dalle funzionalità limitate ha conquistato il cuore di molti

Dal suo lancio, alla fine del 2014 (quindi, secondo i tempi della tecnologia, un’era geologica fa), l’orologio Polar M400 non ha ancora smesso di essere indossato e amato. Scopriamo i motivi di tanta affezione da parte degli sportivi, e vediamo perché lo sportwatch di casa Polar può essere considerato emblematico.

Orologio Polar M400: un prodotto esemplare

Prima di addentrarci nelle caratteristiche del Polar M400 sono necessarie ben due premesse. La prima è una dichiarazione di sana incoerenza: in un precedente articolo ho giurato che mai avrei svelato le mie preferenze quanto a orologi per il running, ed eccomi – a distanza di pochi giorni – a disattendere il patto con i lettori. Ma gli scrittori, si sa, mentono per costituzione.

Seconda premessa. Questo articolo non è pensato per i soli sportivi, quindi se sei il terrestre più sedentario continua a leggere: non ti annoierai. Cercheremo infatti di spiegare, seppur brevemente, perché il persistente successo dell’oggettino della Polar sia in qualche modo esemplare della riuscita di un buon prodotto tecnologico di largo consumo. Per farlo, però, dobbiamo prima passare in rassegna alcune sue peculiarità.

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Polar M400: le caratteristiche

L’estetica

Il Polar M400 con GPS, lo dico?, è bruttino da vedersi. Dovete sapere, amici poco avvezzi allo sport, che solo negli ultimissimi anni il colosso finlandese ha iniziato a proporre sul mercato prodotti charmant, riuscendo finalmente a contendere anche dal punto di vista estetico col rivale di sempre, Garmin.

Un tempo, chi indossava Polar rivoltava a proprio vantaggio la scarsa affabilità dei suoi prodotti con questo ragionamento: gli sportivi della domenica scelgono Garmin perché più interessati al packaging che alla sostanza, noialtri atleti veri ce ne infischiamo del display luccicante e votiamo Polar.

Questo è un aspetto non sottovalutabile, anzi una tattica lungimirante: puntare quasi pervicacemente sull’inattualità per creare un’identificazione.

Fascia cardio H7 per Polar M400
Fascia cardio Polar H7

Sportwatch Polar M400: funzioni

Prima dell’ultimo importante aggiornamento datato – vado a memoria – 2018, che lo ha reso un apparecchio multisport, l’orologio Polar M400 era stato pensato quasi ad hoc per i runner. I quali potevano giovarsi di diverse funzioni. Molte, sì, ma non… troppe: la rilevazione del segnale GPS, la rilevazione dei battiti cardiaci associando il dispositivo all’altrettanto mitica fascia cardio H7, la segnalazione della cadenza (i passi al minuto) e quella delle calorie bruciate.

Preziosa per i podisti e di facile utilizzo, in combinazione col programma Polar Flow (diventato ben presto un’app), era poi la possibilità di programmare allenamenti intervallati, senza trovarsi costretti a pigiare e contropigiare pulsanti durante la corsa. Pure qui, come per l’estetica, siamo di fronte a una semplicità che strizza l’occhio a una vastissima platea di utenti.

Il prezzo

Il prezzo del Polar M400 è stato da subito abbordabile, per scendere esponenzialmente ogni qualvolta la stessa Polar o i suoi competitor sviluppavano prodotti più innovativi e graziosi alla vista. Anche in questo caso, la reazione dei fedelissimi è sempre stata quella di guardare con commiserazione ai podisti compulsivi che spendevano valanghe di quattrini per accaparrarsi più fumo che arrosto.

Polar Flow Schermata
Polar Flow

I difetti: quasi dei… pregi

Fulgido esempio di coerenza nordica, l’orologio GPS Polar M400 ha sempre avuto pochissimi ma irrisolvibili difetti (il più noioso dei quali era la fragilità della porta cui connettere il cavo per scaricare sul computer i dati degli allenamenti). Questa e altre imperfezioni, lungi dal suscitare sommosse popolari, hanno semmai accentuato l’affetto dei seguaci, che sui vari forum hanno fatto a gara a proporre soluzioni più o meno fantasiose alle magagne del loro adorato cimelio.

Orologi GPS Polar M400: quando la tecnologia funziona

Tono leggero a parte, giunti alla fine di questo articolo è lecito se non doveroso chiedersi come mai lo sportwatch Polar M400 abbia avuto e continui ad avere tanti sostenitori. La risposta è in fondo disseminata nei vari paragrafi: si tratta di un apparecchio la cui tecnologia ha trovato un miracoloso punto di equilibrio, nel senso che non appare troppo ostica né eccessivamente banale. Chiunque si avvicini a questo prodotto, anche i più retrivi umanisti come chi vi sta scrivendo, non patisce complessi di inferiorità. Tutto è chiaro e amministrabile nel giro di pochi giorni di utilizzo, lo strumento – oltre che solido e durevole – è pressoché privo di funzionalità astruse o inutili, e la sua linea un po’ rétro fa sentire orgogliosamente old fashioned chi lo indossa.

L’unico problema di chi ha un M400 è affrontare il giorno in cui l’apparecchio smetterà di funzionare. Ma non fatemici pensare.

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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