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Recensione Hitman 2: la pazienza dell’assassino

L’Agente 47 mi ha sempre incuriosito. Cupo, taciturno, letale e capace di svolgere il suo lavoro – quello del killer professionista – ovunque, in qualsiasi momento e in qualunque condizione. La pistola per lui non è mai stata indispensabile: tutto nelle sue mani può diventare un’arma. Un copione che si ripete anche in Hitman 2, l’ultima fatica di IO Interactive nonché sequel di quella vicenda a episodi uscita nel 2016.

Tranquilli, questa volta non dovrete trattenere il fiato in attesa dell’episodio successivo: il nuovo capitolo della saga infatti prevede una struttura più tradizionale, con le missioni che possono essere giocate una dopo l’altra e che, questa volta, si intrecciano più o meno inevitabilmente con il passato dell’Agente 47.

Le origini dell’assassino

Il killer più famoso della storia dei videogiochi non è mai stato un grande chiacchierone. Negli ultimi 18 anni infatti i giocatori hanno ricevuto davvero pochissime informazioni sulle sue origini, ma le cose cambiano con Hitman 2.

L’Agente 47 è ora sulle tracce di Lucas Grey, il misterioso Cliente Ombra che sembra conoscere ormai da anni il nostro smemorato protagonista. Per arrivare a lui, e scoprire quindi qualcosa di più sul proprio passato, l’assassino dovrà eliminare diversi criminali sparsi per il mondo, partendo dalle spiagge della Nuova Zelanda per arrivare a Miami, dall’altra parte del globo.

Attenzione però: non aspettatevi una trama fitta di intrighi, colpi di scena e nuovi affascinanti personaggi. IO Interactive infatti si è limitata a creare un impianto narrativo semplice e coerente, pensato principalmente per contestualizzare le diverse missioni.

Come un predatore nella savana

Il vero punto di forza di Hitman 2 è indubbiamente il gameplay, un gameplay che ruota attorno a due elementi principali: lo stealth estremo e la vastità delle mappe. L’Agente 47 si ritroverà così immerso in ambienti differenti e sorprendentemente ampi, cosa che spesso renderà complessa persino la localizzazione dei bersagli. Il livello di pianificazione richiesto diventa così piuttosto elevato: dovete raggiungere l’obiettivo senza farvi scoprire, dovete capire qual è il metodo migliore per eliminarlo e soprattutto dovete pensare al piano di fuga. Entrare infatti è la parte più facile del vostro lavoro: il problema è uscire quando tutti sono in allarme e vi stanno cercando.

Attenzione poi alle persone che avete intorno: i PNG non sono solo figure pensate per riempire lo schermo. Ognuno di loro infatti può correre ad allertare le guardie qualora veniste sorpresi a fare qualcosa di illegale, dalla neutralizzazione di altri personaggi all’invasione di una proprietà privata. Insomma, non dovrete fare attenzione solo ai nemici veri e propri, ma evitare di insospettire anche tutte le altre persone che vi stanno intorno.

Non sapete da dove cominciare? Niente panico. Per voi il team di sviluppo ha ideato le “Storie“, ossia una serie di soluzioni proposte direttamente dal gioco che vi guideranno nel corso della missione. Ogni episodio ne contiene diverse, tutte pensate per aiutarvi a scoprire qualche informazioni in più prima di porre fine alla vita del vostro obiettivo.

I più esperti naturalmente posso evitare questo espediente e affidarsi solo alla propria creatività, senza però dimenticare l’ingrediente principale nella ricetta di Hitman 2: la pazienza. Non dovete correre, non dovete affrettarvi, non dovete colpire senza conoscere le abitudini del soggetto. Dovete nascondervi come un predatore nella savana e attaccare solo quando il momento è propizio. Questo vi risparmierà un sacco di sparatorie, fughe disperate e innocenti uccisi accidentalmente: tutte cose che andranno ad incidere sul vostro punteggio finale.

Un ultimo consiglio: mettete in conto anche il vostro decesso. Hitman 2 infatti si basa spesso sul meccanismo del trial & error, quindi non abbattetevi se non riuscite a concludere una missione al primo colpo. Respirate, sedetevi comodi e pensate a cosa vi ha condotti alla morte e a come potreste evitare di cadere nella medesima trappola.

Oltre la campagna

La campagna è naturalmente il cuore pulsante di Hitman 2, una modalità pensata per essere rigiocata più e più volte grazie alla possibilità di sbloccare nuovi utili oggetti, nuove armi e persino nuove location da cui cominciare le diverse missioni.

Per chi invece vuole variare ci sono due possibili alternative: la modalità Sniper Assassin e la Ghost Mode.

La prima vi trasforma in un vero cecchino, richiede l’uccisione di tre bersagli differenti e impone un limite di tempo di 15 minuti. Un’idea decisamente carina ma che risulta del tutto accessoria e soprattutto molto ripetitiva. Il numero di obiettivi infatti rimane identico così come la mappa di gioco. Un vero peccato visto che con qualche variabile in più avrebbe stuzzicato maggiormente il nostro appetito.

La Ghost Mode si gioca invece online e vede due giocatori impegnati a cacciare i medesimi soggetti. Vince chi compie per primo 5 omicidi, omicidi che devono rispettare un’unica condizione: il cadavere non deve essere rinvenuto nei 20 secondi successivi. L’idea di per sé è decisamente interessante ma ha ancora qualche limite. Prima di tutto infatti i giocatori coinvolti si trovano a gareggiare in mappe separate. Sì, potete vedere il “fantasma” del vostro avversario muoversi occasionalmente all’interno dell’ambientazione, ma niente di ciò che farà potrà in alcun modo influenzare quel che accade sulla vostra mappa. In secondo luogo ci troviamo di fronte ad una modalità che ricusa le basi di Hitman stesso: la pazienza, la calma, il muoversi con discrezione e la necessità di passare inosservati. La Ghost Mode è di fatto una gara di velocità quindi spesso butterete all’aria le normali precauzioni rischiando di compromettere la riuscita dell’operazione. Impossibile infine non parlare del respawn: mentre durante la campagna siete obbligati a ricaricare salvataggi o addirittura a ripianificare l’intero incarico, qui potrete rinascere ovunque, anche vicino al vostro bersaglio, trovandovi di fatto avvantaggiati rispetto al vostro avversario nonostante siate appena morti.

Il regno del sottotitoli

Hitman 2 non è un campione di realismo ma questo non significa che non sia ben realizzato. Le mappe di gioco sono state curate in ogni dettaglio, regalandoci spesso una fotografia di città caotiche con Mumbai o restituendoci la complessità della giungla amazzonica. Da premiare anche gli effetti di luce e l’intelligenza artificiale che sì, ha sicuramente dei limiti, ma rende i PNG parte integrante del mondo di gioco.

Ottima anche la colonna sonora della campagna, mentre non pervenuto il doppiaggio in italiano. Nonostante infatti le poche righe di dialogo presenti si è preferito affidare tutto ai sottotitoli. Una scelta sicuramente discutibile ma che vi permetterà di apprezzare la performance dei doppiatori americani.

Hitman 2: comprarlo o non comprarlo?

Hitman 2 non è un titolo per tutti ma del resto non lo erano neanche i capitoli precedenti. La nuova opera di IO Interactive, così come i suoi predecessori, è destinata agli appassionati del genere stealth, a coloro che hanno la pazienza necessaria a portare a termine i diversi incarichi e a chi è disposto a rigiocare più volte le medesime missioni per sperimentare approcci diversi. Se vi rispecchiate in questa descrizione, allora non fatevi scappare Hitman 2. L’Agente 47 infatti saprà sorprendervi, stimolarvi e iniettarvi la giusta dose di adrenalina.

Hitman 2

  • Le ambientazioni sono splendide e davvero enormi
  • Massima libertà d'azione
  • Buon comparto tecnico
  • Trama prevedibile
  • Un po' snervante il continuo trial & error
  • Ghost Mode da rivedere e potenziare
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Erika Gherardi

Amante del cinema, drogata di serie TV, geek fino al midollo e videogiocatrice nell'anima. Inspiegabilmente laureata in Scienze e tecniche psicologiche e studentessa alla magistrale di Psicologia Clinica, dello Sviluppo e Neuropsicologia.
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