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Tomb Raider: la nostra rece-riflessione sul film

Tomb Raider è uscito nelle sale italiane il 15 marzo e, naturalmente, io mi sono precipitata a guardarlo. Il verdetto finale? Complessivamente il film mi è piaciuto ma ci sono 3 elementi su cui vorrei riflettere con voi.

Lara Croft, una di noi?

Pensate ai primi due film ispirati alla famosa saga videoludica. Ad interpretare la nostra amata eroina c'era Angelina Jolie, che vestiva i panni di una Lara che poco aveva da invidiare a Paperon de Paperoni e che sembrava avere la stessa resistenza di Wonder Woman.

La Lara Croft del nuovo lungometraggio – ispirato al videogioco uscito nel 2013 e realizzato da Crystal Dynamics – è decisamente diversa. Alicia Vikander sembra quasi una di noi: niente maggiordomi, niente soldi e nessun seno prosperoso. La protagonista questa volta è una testa calda, determinata, desiderosa di mantenere la sua indipendenza e soprattutto pronta a mollare tutto per andare a cercare il padre, scomparso ormai da 7 anni.

Insomma, sulla carta e per i primi minuti del film, Lara Croft sembra una ragazza "normale". Poi la magia svanisce. Sì, perché se io cercassi di ripetere le sue gesta, non ne uscirei viva. Qualche esempio?

Paracadute lacerato, finisco tra gli alberi, precipito a terra, rotolo per qualche metro.
GAME OVER.
Poi, super baratro con un fondo buio pieno di scheletri che all'andata riesco a superare solo grazie ad un “ponteggio” improvvisato- Al ritorno decido di saltarlo con poca rincorsa mentre tutto attorno a me sta cadendo a pezzi.
GAME OVER e bisboccia con gli scheletri.
Sono in mezzo ad un naufragio.
GAME OVER.
Mi sparano addosso.
GAME OVER.
Vengo punta da un insetto.
GAME OVER e bubbone.
Ho un pezzo di metallo ficcato nella pancia, lo estraggo, poi mi prendo a scazzottate con un tizio in una pozza di acqua fangosa.
GAME OVER per infezione.

Sarà che non sono esattamente la concorrente ideale per Donna Avventura, ma di normale, credibile e realistico neppure questa Lara Croft ha granché, diciamocelo.

L'importanza della morte

Premetto: questa non è una critica al film. In realtà è una riflessione che volevo condividere con voi.

Di base non sono una grande fan dei lungometraggi tratti dai videogiochi. Cinema e videogames mi sembrano due media che non riescono a compenetrarsi. La ragione principale? L'importanza della morte. In un film il decesso del protagonista è sempre una tragedia. Il motivo? Semplice: la pellicola normalmente segue il suo punto di vista e, se lui muore, finisce il film.

Le cose sono molto diverse nei videogiochi. La morte è una preoccupazione relativa e, per fare in modo che un film tratto da un videogioco possa funzionare, quest'ultimo deve considerare il decesso del protagonista d'importanza altrettanto relativa.

Vi ricordate il film Edge of Tomorrow? Ecco, pur non essendo tratto da un videogioco, rispecchia in toto il mio discorso: il protagonista va a sinistra, gli sparano, muore e ricomincia sapendo che, se andrà a destra e non a sinistra, non morirà.

Dove sono gli enigmi?

Il discorso che vi ho fatto poco sopra può essere facilmente applicato a qualsiasi pellicola ispirata ad un videogioco. Ad essa però vorrei affiancarne un'altra, che riguarda Tomb Raider nello specifico.

Per me un film su Lara Croft dovrebbe essere una sorta di Settimana Enigmista live action, pensata per metterti di fronte a vari indizi per poi accompagnarti verso il super-enigma finale. Non voglio portare Indiana Jones come esempio poiché mi sembra esagerato ma pensate anche solo a Il mistero dei templari. Sì, quello con Nicholas Cage. Il film – che indubbiamente ha i suoi difetti – è progettato per condurre gli spettatori per mano verso la soluzione del mistero.

In Tomb Raider non succede nulla di tutto ciò. Lara fa tutto da sola, senza lasciar spazio all'intuizione del pubblico. In pochi secondi risolve tutto. Un po' come se il vostro migliore amico vi invitasse a casa sua per giocare insieme e poi non vi passasse mai il controller. Immaginate la frustrazione?

Una mancanza imperdonabile

Tutto sommato Tomb Raider mi è piaciuto. Insomma, a conti fatti non mi pento di aver pagato il biglietto del cinema. Certo, siamo ben lontani dalla perfezione e difficilmente può essere considerato un esempio ben riuscito di trasposizione cinematografica di un videogame.

Eppure, nonostante gli innegabili ed evidenti difetti, c'è un solo elemento che mi ha fatto davvero infuriare. Non voglio spoilerarvi nulla ma, ad un certo punto, comparirà Nick Frost. Sì, proprio lui, il protagonista della celebre Trilogia del Cornetto (se non l'avete vista, andate a recuperarla! ndr) e il Babbo Natale dello speciale natalizio 2014 di Doctor Who.

In Tomb Raider non appare neppure nei titoli di coda e, se cercate bene, non lo troverete neppure sulla pagina di IMDB del film. Una mancanza davvero imperdonabile considerando il ruolo che riveste all'interno della pellicola e soprattutto la sua posizione nel panorama cinematografico brittanico. Io l'ho trovato davvero poco rispettoso nei confronti del pubblico di riferimento del film, ovvero i nerd, e, anche se ci sarà sicuramente una spiegazione per un simile trattamento, il risultato finale è comunque un po' irritante.

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Giulia Cosmopolinerd

Nerd figlia di nerd, è cresciuta indecisa se diventare Trinity, Lara Croft o Xena, principessa guerriera. Alla fine ha optato per il british way of life: mentre guarda film/serie tv/cartoni animati e legge libri/fumetti/manga non rinuncia a una calda tazza di Earl Grey e a canticchiare a mezza voce "God Save the Queen".
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