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Critica alla streaming on demand

Lo streaming on demand ci regala contenuti di ogni genere ma ce ne toglie anche molti altri: ci avete mai pensato?

Dite la verità: non siete stanchi di vedere solo e soltanto serie tv?

Non vi mancano i film d’autore in onda in seconda serata su Rete 4, i monologhi di Roberto Saviano ospite dei programmi di Fazio o le domande insidiose de “Il Milionario” di Gerri Scotti? Insomma, non vi manca la televisione? I programmi di attualità che affrontano le tematiche della politica italiana alla ricerca di soluzioni che non arrivano mai, i plastici di Bruno Vespa, le battute trash di Paolo Bonolis. I film che arrivano in televisione cinque anni dopo dalla loro data di uscita, e si infilano nel palinsesto della prima serata. Il bollino rosso che decreta che un film è troppo violento per un bambino al di sotto dei 14 anni, anche se in Rete circolano contenuti di ogni genere. La televisione. Non vi manca affatto? E il cinema? Neanche quello vi manca? Davvero vi bastano le serie tv con episodi di 40 minuti al massimo, ambientate in qualunque luogo del mondo tranne quello in cui viviamo?  Forse penserete che siamo impazziti, ma questo articolo è davvero una critica allo streaming on demand. Eppure noi siamo abbonati a Netflix, Prime Video, Now TV, Apple TV. Ma non siamo quasi più in grado di vedere un film.

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Noi, vittime del binge watching

Prima che Netflix arrivasse nel nostro Paese, noi non conoscevamo affatto il significato di “binge watching“, che sta letteralmente per “overdose di televisione”. Un termine che descrive perfettamente la sensazione che proviamo dopo aver visto 5, 6 o 7 episodi consecutivi della nostra serie preferita del momento. È successo a tutti di finire in overdose, diciamoci la verità. Quando è uscita la seconda stagione de “La casa di carta”, ad esempio. O, come sta accadendo in questi giorni, quando Netflix ha lanciato la terza stagione di “Suburra”.

Ecco, in entrambi questi casi, tutti siamo rimasti incollati allo schermo per ore consecutive. Soprattutto considerando che le puntate scorrono una dopo all’altro in modo del tutto naturale, senza costringerci a muovere neppure un dito per fermare gli episodi o avviarli alla produzione. Netflix fa da sé, e noi  lo lasciamo fare. Ed è così il binge watching è tornato alla ribalta, portandosi dietro tutta una serie di problemi di salute che conosciamo bene, ma anche un cambio di abitudini che spesso ignoriamo.

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Critica allo streaming on demand

È da molto tempo che stiamo pensando di scrivere una riflessione sullo streaming on demand, ed ora sembra essere finalmente arrivato il momento giusto. Nel corso del lockdown – e anche dopo – ci siamo abbonati a qualunque servizio possibile, così da riempire il tempo che dovevamo trascorrere a casa. Già da prima, però, avevamo sottoscritto gli abbonamenti di Netflix (immancabile) e Prime Video (immancabile bis), anche se durante la quarantena questi due servizi hanno avuto la stessa importanza dei beni di prima necessità. Eppure, anche prima non abbiamo mai potuto fare a meno.

Facciamo un gioco: pensate alla vostra vita prima del Covid-19 e chiedetevi quali erano i vostri programmi per una serata libera da lavoro o altri impegni. Avete subito pensato a Netflix, vero? Probabilmente sì. E quasi nessuno avrà pensato di andare al cinema, o di accendere la televisione e vedere cosa c’è in onda. Perché lo streaming on demand la fa da padrone. E non siamo abituati più ad altro. Trascorriamo il nostro tempo libero a guardare le serie tv più in voga del momento. E quando finiscono, aspettiamo che arrivi una nuova stagione. Nel frattempo occupiamo quel tempo con un’altra serie, spesso senza che ci interessi davvero. Giusto per il gusto di vedere qualcosa. E nei momenti in cui i servizi di streaming on demand non propongono nulla di eclatante, cadiamo in una sorta di stato di tristezza, in cui andiamo come matti alla ricerca di qualcosa da vedere. Brancoliamo nel buio per qualche mese, e poi ecco arrivare l’annuncio dell’arrivo della stagione che attendiamo. E tutto torna ad essere bello come prima.

Ma perché, in questi momenti di vuoto, non vediamo un film? Perché non andiamo al cinema con i nostri amici? Perché non ci strafoghiamo di popcorn seduti sulle poltrone rosse? Adesso non possiamo farlo, siamo d’accordo. Ma allora perché non usiamo i nostri abbonamenti per vedere un film? Rispondere non è facile, ma vogliamo provarci. Le nostre ipotesi sono due. Anzitutto, la qualità dei titoli di film proposti dai servizi di streaming sono spesso di qualità inferiore rispetto a quella delle serie TV. Fatta eccezione per Sky e NowTV, che però si fanno pagare la qualità a caro prezzo.

La seconda ipotesi è legata alla nostra abitudine di concentrarsi esclusivamente a contenuti visivi al di sotto dei 60 minuti, ossia la durata di un episodio. A volte ci capita di essere talmente abituati da non riuscire a seguire con attenzione un film intero. Eppure non cambia poi molto nell’esperienza di visione, ma evidentemente nel nostro cervello succede qualcosa che ci rende più difficile dedicarci ad un film. E senza addossare la responsabilità a nessuno, è evidente che i servizi di streaming on demand abbiano cambiato notevolmente le nostre abitudini di intrattenimento. Niente documentari, pochi telegiornali, pochi film e molte serie non italiane. Insomma, sembra quasi che il nostro Paese non riesca a trovare spazio neppure nel nostro tempo libero.

Chiara Crescenzi

Editor compulsiva, amante delle serie tv e del cibo spazzatura. Condivido la mia vita con un Bulldog Inglese, fonte di ispirazione delle cose che scrivo.

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