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Come è cambiato: il doppiaggio

Breve storia dell’arte di far parlare gli attori in tutte le lingue

Non lamentiamoci, cari lettori di Tech Princess, se noi italiani siamo tra gli europei più in difficoltà quando si tratta di interloquire in inglese.

La “colpa” è anche della nostra straordinaria scuola di doppiatori, che impedisce o limita una pratica che altrove nel mondo è diffusissima. Quella, cioè, di godere di film e programmi televisivi in lingua originale, avvalendosi tutt’al più dei sottotitoli nella propria lingua.

Opzione, da noi, così bistrattata da rendere pochi – ci scommettiamo – a conoscenza del fatto che praticamente tutti gli apparecchi televisivi in commercio hanno tra le opzioni quella di permettere appunto la fruizione dei programmi nella lingua d’origine, con o senza sottotitoli.

Ma non divaghiamo oltre. Prima definiamo brevemente cosa sia il doppiaggio, poi scopriamo come è cambiato nel corso dei decenni, soprattutto in Italia.

Cos’è il doppiaggio

Il doppiaggio è, nella cinematografia, la registrazione del parlato eseguita in un tempo successivo alla ripresa. Tecnica preziosa se il film è girato in esterni e in condizioni sfavorevoli per registrare la voce, o se l’attore ha una dizione imperfetta. Ma soprattutto, il doppiaggio è indispensabile per ottenere un parlato differente da quello della lingua originale.

La tecnica si è poi diffusa per esportare nei vari Paesi cartoni animati, spot pubblicitari e altri contenuti.

Ferruccio Amendola
Ferruccio Amendola

Come nasce il doppiaggio

Per scoprire come nasce il doppiaggio, e come è cambiato, dobbiamo partire dal 1927, anno in cui prende il via il cinema sonoro. Anzi dal 1929, anno in cui si diffonde nel mondo: in Italia, ad esempio, il primo film dotato di suono è The jazz singer. Ma come si poteva rendere comprensibile un film straniero? In più, nel nostro Paese c’era anche un problema politico: il governo fascista vietava la diffusione di pellicole in lingua originale.

Ecco così che, in Italia come nel mondo, viene mantenuto il sonoro d’origine, ma i dialoghi erano sostituiti da didascalie spesso chilometriche.

Tuttavia serpeggiava un certo malumore tra gli spettatori. Due i motivi: le didascalie quasi raddoppiavano la durata dei film, inoltre una larga percentuale della popolazione era analfabeta.

Il doppiaggio hollywoodiano

Ma siccome il mercato italiano era importante per l’industria cinematografica a stelle e strisce, già dal 1929 si è tentata una soluzione un po’ goffa. Cioè quella di realizzare negli studi di Hollywood versioni sonore alternative, utilizzando attori oriundi che parlavano un italiano con vistosa inflessione americana. Nasce lì, in un certo senso, il doppiaggio, e le pellicole arrivavano in Italia (e negli altri Paesi) già bell’e pronte.

Ma com’è cambiato il doppiaggio da quei primi tentativi? E cosa è successo in Italia?

Nasce la scuola di doppiaggio italiana

Nel nostro Paese accade tutto nel 1932. Intanto, un regio decreto-legge impone che i film stranieri doppiati fuori dal Regno d’Italia non sarebbero potuti essere proiettati nelle nostre sale.

In conseguenza di questa restrizione, nasce sempre nel 1932 a Roma il primo stabilimento di doppiaggio italiano. Nello stesso anno viene doppiata la prima pellicola, A me la libertà! di René Clair. Una curiosità: tra i doppiatori compare anche Gino Cervi.

Si afferma il doppiaggio italiano

Negli anni Trenta a Roma nascono diverse agenzie di doppiaggio. E non solo: si delineano alcune tipiche caratteristiche tecniche che renderanno celebre nel mondo la scuola di doppiaggio italiana. Si lavora sulla duttilità e l’espressività delle voci dei doppiatori, sulla dizione e sui toni. Oltre che sulla capacità di adattarsi ai vari timbri originali.

Sarebbe lunghissima la lista di attori che nei decenni hanno “dato la voce”, come suol dirsi, ai grandi attori della cinematografia mondiale. Vengono chiamati grandi attori del cinema e del teatro italiano, oltre a professionisti che si specializzano esclusivamente nel doppiaggio.

deepfake doppiaggio

Un esempio di doppiatore: Ferruccio Amendola

Ci permetterete, cari lettori, un po’ di partigianeria.

Tra i molti esempi possibili di grandi doppiatori italiani ci piace ricordare Ferruccio Amendola, il padre dell’altrettanto noto Claudio.

La sua voce vellutata, e dalla dizione impeccabile, si è sovrapposta ad alcuni dei più grandi attori americani del Novecento, come Robert De Niro, Al Pacino e Dustin Hoffman.

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Il futuro del doppiaggio: il deepfake

Più che chiederci come è cambiato il doppiaggio, tecnica che poco si è evoluta nel corso del tempo, occorre chiedersi come il doppiaggio cambierà.

Abbiamo ormai raggiunto l’eccellenza per espressività e dizione, ma come fare per risolvere il problema della mancanza di sincrono tra la voce del doppiatore e il labiale dell’attore che recita?

Ecco che potrebbe pensarci il deepfake. Cioè – in sintesi – la tecnica che attraverso l’intelligenza artificiale modifica le fattezze del volto. Il deepfake è nato con intenti satirici, ma viene adoperato anche per finalità assai meno innocenti, come per creare disinformazione, per il revenge porn, per atti di cyberbullismo o pirateria informatica.

Chissà che nel prossimo futuro il deepfake non riesca anche a rendere ancora più realistiche le pellicole doppiate. Noi, nel frattempo, continuiamo a trastullarci con la voce suadente di Ferruccio Amendola.

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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