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Odio online
foto di jon tyson

Odio online, l’indagine e il report finale del team del governo
Il team ha prodotto un report in cui viene mostrato quanto è stato fatto e si può ancora fare per combattere l'odio online


L’odio online è qualcosa che ci riguarda tutti ed è fondamentale che sempre più persone, dentro e fuori le piattaforme social, siano sensibilizzate attorno al problema dell’hate speech, dell’odio generalizzato. La portata dell’odio online non è da sottovalutare poiché rovina la vita delle persone che lo subiscono e al contempo inquina il nostro modo di abitare gli spazi digitali.

Il 28 giugno 2020 è stato presentato il quinto rapporto della Commissione Europea sui discorsi di odio, fondato sul Code of Conduct on Countering Illegal Hate Speech Online del 2016 e firmato da Facebook, Microsoft, Twitter, Youtube, Instagram e Snapchat. L’idea di base del codice di condotta delle piattaforme social è un impegno comune per contrastare i discorsi d’odio online, una procedura che mostra quanto il problema dell’odio online sia qualcosa che, a più livelli, si sta cercando di arginare e combattere.

Odio online, l’indagine e il report finale del team del governo

Odio online
foto di mika baumeister

Anche in Italia l’odio online è stato al centro di un’indagine da parte di un team di esperti del governo, un gruppo di lavoro istituito dalla Ministra per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione Paola Pisano, con il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri delegato in materia di informazione ed editoria Andrea Martella. Dopo un’attenta analisi del fenomeno, il team ha prodotto un report in cui si evince come l’odio come concetto riguardi esperienze soggettive non standardizzabili, quanto sia stato fatto a livello internazionale per contrastarlo, e come si possano elaborare ulteriori azioni da intraprendere per continuare a combatterlo.

Nel report del governo si legge di quanto Internet abbia reso possibile “un dialogo globale ininterrotto nel quale miliardi di persone fanno esperienza della libertà di espressione e dell’amplificata diffusione dei loro messaggi, compresi quelli che manifestano odio”. L’analisi del team comincia e pone le sue basi su come gli strumenti digitali abbiano potuto offrire nuove modalità per passare dall’espressione di odio all’azione.

Gli esperti, si legge nel report, hanno operato nella consapevolezza della complessità del fenomeno e dell’enorme insieme di sfaccettature che ogni aspetto del problema presenta, perché su questa materia si osservano diritti in tensione tra loro, come la libertà di espressione, il diritto al rispetto della libertà di pensiero, coscienza e religione, il diritto a essere difesi contro le violenze. Quel resta è sicuramente un concetto di odio sul quale non si può fare marcia indietro: esprimere l’odio può rendere manifeste forme di profondo pregiudizio, fino alla negazione dell’umanità altrui, azioni che possono costituire incitamento all’organizzazione di atti di violenza contro singole persone o intere comunità.

Quanto è stato fatto e si può ancora fare per combattere l’odio online

Da una prospettiva sociologica, e a seconda delle diverse situazioni storiche, “l’odio può diventare socialmente rilevante come strumento di consenso a favore di particolari gruppi di potere e può invece essere considerato come la conseguenza di un conflitto sociale teso alla lotta contro le ingiustizie, oppure può semplicemente essere un fatto individuale collegato a particolari condizioni educative, psicologiche, antropologiche, familiari”. In questo senso i nuovi media digitali possono essere trasformativi anche per i fenomeni di odio perché talvolta amplificano la voce di ciascuno senza intermediazioni; l’odio online, si legge nel report, si esprime in un contesto nel quale la comunicazione è veloce e si muove in spazi potenzialmente molto ampi, sviluppando linguaggi e tecniche retoriche peculiari.

Per trovare soluzioni occorrono interventi che coinvolgano le scuole, le associazioni, le università e i centri di ricerca, i media e le istituzioni, articolate in questo modo: azioni di prevenzione, centrate sull’educazione civica e digitale, lanciando programmi di educazione all’uso consapevole del digitale e introducendo corsi di cittadinanza digitale per le scuole di ogni ordine e grado; innovazione normativa adeguata all’ambiente digitale sia per le aziende private che per i cittadini che fruiscono dei servizi digitali; sostegno alle iniziative orientate a progettare soluzioni adatte a favorire condizioni di vita online più rispettose dei diritti umani.


Lucia Tedesco

Giornalista. Collaboro con diverse testate digitali, occupandomi di società, cultura digitale e cinema. Ho fondato un portale cinematografico, Lost in Cinema.