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Cultura

Qual è la vita media di uno smartphone?

La Germania vorrebbe un regolamento dedicato al tema

Nell’Unione Europea il dibattito è aperto, con la Germania a svolgere il ruolo di paese guida nelle discussioni: quale dev’essere la vita media di uno smartphone? Per quanti anni devono essere disponibili sul mercato pezzi di ricambio e aggiornamenti software di un determinato prodotto?

Domande a cui al momento non c’è una risposta chiara e su cui l’UE, sotto la spinta della nazione teutonica, vorrebbe trovare una soluzione di norme entro il 2023.

Germania: il focus è su affidabilità e durabilità

Il governo tedesco tratta il tema tanto per gli smartphone quanto per i tablet. Il Ministero federale dell’Economia, per bocca di un suo portavoce, che ha parlato con il portale specializzato Heise online, ha fatto capire che la durata di sette anni per la produzione a lungo raggio dei pezzi di ricambio e la gestione d’aggiornamento dei software che si concentrano sulla sicurezza potrebbe essere un tempo congruo per gestire questo tema aggiungendo inoltre che i ricambi debbano essere reperibili sul mercato, per i consumatori, a prezzi “ragionevoli”.

Il punto di vista dell’UE

In quel di Bruxelles, la commissione dell’Unione Europea intanto sta cercando di arrivare a un primo embrione di documento che regolamenti, nel complesso e in maniera meno stringente, le etichettature d’efficienza per gli elettrodomestici.

Rispetto a quanto ipotizzato dalla corrente tedesca, si vorrebbe individuare nell’intervallo di cinque anni la gestione dei pezzi di ricambio e dei software per ogni singolo oggetto in questione. Questo però, sempre secondo la Germania, che ne fa anche un discorso di gestione dei ricambi con un tempo d’attesa che non dovrebbe essere superiore ai cinque giorni lavorativi, potrebbe portare i consumatori a scegliere sempre e comunque la sostituzione del bene piuttosto che la riparazione.

Consumatori e produttori

Come arrivare alla giusta soluzione sul tema? La Commissione UE ha fatto delle “indagini di mercato” per capire anche il punto di vista dei consumatori e dei produttori di smartphone ed elettrodomestici.

I primi si sono detti contenti del fatto che possa esistere una regolamentazione su questo tema e che possa comunque andare ad abbracciare un periodo che sia di cinque o sette anni, ma che abbia della durabilità. I secondi invece, ossia i produttori, sostengono che una gestione di due o tre anni sia più che sufficiente per il controllo di aggiornamenti sicurezza e funzionali facendo anche sapere che sono schermi e batterie i pezzi di ricambio più soliti a riparazioni e che tutto il resto e molto meno sollecitato.

Le batterie e la strada verso il 2023

Pezzi di ricambio, software, ma non solo. Un altro topic sul tavolo è quello della durata delle batterie degli smartphone. L’UE vorrebbe spingere i produttori a garantire almeno l’80% della capacità di durata dopo 1000 cicli di ricarica: un “tetto” che secondo chi produce potrebbe essere rispettato solo da una piccola cerchia di aziende. Al momento si sta lavorando per cercare un compromesso che, come riporta il Corriere della Sera, potrebbe trovarsi sulla quota di 800 cicli.

Le discussioni sono quindi aperte a tutti i livelli e sotto tutti i punti di vista, anche se l’obiettivo finale è chiaro: arrivare al 2023 con una normativa definita e provare a portare, con degli accorgimenti, la vita media di uno smartphone sopra i due anni e mezzo / tre anni e mezzo attuali.

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