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ABB sta cercando proprio te

Siamo stati allo stabilimento ABB di Dalmine per scoprire cosa significa Mission To Zero e cosa rende speciale questa azienda.

Vi ricordate la rivoluzione industriale? L’abbiamo letta, studiata, imparata (speriamo) tra i banchi di scuola. E mentre il professore di storia ce la raccontava, noi guardavamo meravigliati le immagini dell’epoca. Disegni, dipinti, fotografie… Documenti antichi che descrivevano – e descrivono ancora – un periodo di decisivi cambiamenti economici e sociali. Un passaggio fondamentale che oggi ci ha portato qui, nell’era del digitale e della tecnologia.

Guardandoci indietro siamo tutti ben consapevoli di questa evoluzione. Insomma, le differenze rispetto all’Ottocento sono evidenti, palesi, visibili.
Eppure c’è ancora una parte di noi che pensa che le fabbriche di oggi siano uguali a quelle di due secoli fa. O anche solo di 40 o 50 anni fa. Spesso infatti ci sfugge un punto fondamentale: l’innovazione colpisce tutti i settori, tutti gli ambiti, tutti gli esseri umani.

Questa riflessione, che condivido con voi su queste pagine virtuali, l’ho fatta qualche giorno fa, uscendo dallo stabilimento di ABB a Dalmine.
Dopo qualche ora passata al suo interno, non riuscivo a capacitarmi di una cosa. Perché ABB fatica a trovare tecnici e ingegneri pur avendo creato un ambiente di lavoro moderno, tecnologico e rispettoso delle esigenze e del benessere dei propri dipendenti?
E così, parlando con qualche collega e qualche manager dell’azienda, ci siamo chiesti se il problema non fosse legato proprio a quella visione antica delle fabbriche, quelle con i mattoni a vista, le travi pericolanti, il grasso ovunque e la scarsa attenzione alla sicurezza.
Una rappresentazione indubbiamente lontana dalla realtà dei fatti.
Ecco perché oggi vorrei raccontarvi com’è effettivamente il sito di ABB a Dalmine.

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Chi è ABB?

Prima di tutto facciamo un passo indietro.
Chi è ABB?
ABB nasce nel 1988 dalla fusione di due importanti realtà industriali europee: la svedese ASEA, fondata nel 1883, e la svizzera Brown Boveri, fondata nel 1891.
In Italia, il Gruppo ABB ha raccolto negli anni le esperienze e le competenze di noti marchi del comparto elettromeccanico nazionale. Stiamo parlando di Ercole Marelli, SACE, IEL, Ansaldo Trasformatori ed Elsag Bailey.

Quindi che cos’è ABB? Oggi è una società tecnologica leader a livello mondiale che energizza la trasformazione della società e dell’industria. Lo fa attraverso quattro Business Area: Process Automation, Motion, Robotics & Discrete Automation e Electrification.
A noi in questo momento interessa proprio l’ultima, Electrification, la business unit che si occupa di prodotti e soluzioni elettriche, che opera in più di 100 Paesi, con oltre 200 siti produttivi, e che è impegnata a ideare e fornire soluzioni di elettrificazione sicure, intelligenti e sostenibili.

Il sito di ABB a Dalmine

ABB Dalmine mission to zero

Il sito di ABB a Dalmine è dedicato alla produzione di interruttori e quadri elettrici di media tensione. Un luogo enorme – 45.000 mq – che pullula di vita e che è stato costruito nel 1979.
Sì, avete letto bene: ’79.
Quindi cosa potrà mai esserci di moderno considerando che questi edifici hanno più di 40 anni?
Tutto.

Mission To Zero: ABB punta alla “carbon neutrality”

ABB Dalmine pannelli solari
I pannelli solari sul tetto di ABB Dalmine

Negli ultimi anni ABB si è impegnata per consentire al sito di Dalmine di raggiungere lo status di Mission To Zero.
Che cosa vuol dire?
In sostanza l’azienda ha fatto investimenti milionari per avere un sito produttivo a basse emissioni che può essere replicato anche da clienti e partner, con l’obiettivo di raggiungere la “carbon neutrality” di tutte le attività entro il 2030.

Cosa caspita è la CARBON NEUTRALITY?

La neutralità carbonica – o carbon neutrality – è il raggiungimento di un equilibrio tra le emissioni e l’assorbimento di carbonio. Secondo il piano stabilito dal Green Deal, l’Unione Europea aspira a diventare il primo continente a togliere dall’atmosfera almeno tanta CO2 quanta ne produce entro il 2050. Con un passaggio intermedio: la riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030.

Come si traduce tutto questo nella realtà?
Prima di tutto il sito di Dalmine è alimentato al 100% da energia verde, prodotta da fonti rinnovabili certificate da Enel Green Power.

Ci sono poi 4.000 metri quadrati di pannelli fotovoltaici che generano una potenza di picco di 900 kWp, rispondendo a circa il 20% del fabbisogno energetico della fabbrica e aiutando a bilanciare i picchi di domanda del sistema di aria condizionata durante i mesi estivi.

ABB ha inoltre installato 70 diversi sensori, collegati alla piattaforma ABB Ability Energy and Asset Manager, così da monitorare i consumi e identificare le eventuali inefficienze. Questo consente all’azienda di intervenire tempestivamente ogni volta che viene individuato un fattore critico. Ad esempio, l’illuminazione esterna ora usa lampade a LED ad alta efficienza, cosa che ha permesso di ridurre il consumo energetico di 76.000 kWh all’anno.
Tutta queste energia risparmiata è stata dirottata e usata per un’altra attività: la ricarica dei veicoli elettrici. Il parcheggio dello stabilimento infatti prevede sia due colonnine per la ricarica rapida sia una serie di colonnine da 22 kWh che possono essere sfruttate liberamente dai dipendenti che hanno deciso di acquistare un’auto elettrica o da coloro che utilizzano le auto aziendali. Perchè sì, la flotta di ABB è composta anche da veicoli elettrici, con tutta l’intenzione di eliminare quanto prima le altre forme di alimentazione.

ABB Dalmine ricarica auto elettriche

Ma non è finita qui. La società ha un team dedicato alla sostenibilità dei prodotti del sito che li analizza e li certifica fornendo il Life Cycle Assement (LCA) e le dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD). Inoltre c’è grande attenzione verso la raccolta differenziata e persino verso i contenitori che vengono usati per il trasporto delle merci, con quelle in plastica che sonostati sostituiti da quelli composti da materiali riciclati e/o lavabili.

Tutti questi interventi hanno permesso ad ABB Dalmine di ridurre le emissioni di CO2 di circa 2.200 tonnellate negli ultimi due anni. Praticamente l’equivalente delle emissioni generate da un’auto che percorre 360 giri attorno alla Terra lungo l’equatore. 

La sostenibilità non è solo ambientale

La sostenibilità ambientale però è solo uno degli elementi che aiuta ABB ad essere un polo di eccellenza e un faro per le altre aziende del territorio.
E solo uno degli aspetti per cui ingegneri e tecnici dovrebbero valutare quest’azienda.

Abbiamo passato diverse ore all’interno del sito di Dalmine.
Abbiamo toccato con mano le colonnine per la ricarica delle auto elettriche, siamo saliti sul tetto per vedere i pannelli solari con i nostri occhi, siamo entrati in fabbrica e abbiamo seguito il processo produttivo.
In tutte queste occasioni abbiamo notato la particolare attenzione ai dipendenti di ABB. Anche nelle piccole cose.
I lavoratori vengono incentivati ad usare il car pooling, ossia a condividere l’auto per andare e tornare dal lavoro; possono contare sul progetto Workplace Health Promotion per la promozione di buone pratiche per la salute, come la corretta alimentazione e il contrasto al fumo. E la fabbrica è piena di pannelli trasparenti che permettono di vedere ciò che accade effettivamente durante la produzione. Una soluzione attrattiva tanto per i dipendenti quanto per i visitatori.
C’è anche la tendenza a responsabilizzare le persone, a rendere autonome e dotate di potere decisionale.

ABB Dalmine produzione

Vogliamo che i nostri dipendenti si sentano parte del futuro di ABB, supportando la strategia di sostenibilità e non solo; per questo ci impegniamo per offrire un ambiente di lavoro attento alle loro esigenze e piani di formazione trasversali che coprono sia l’ambito delle soft skills che quello delle competenze tecniche specifiche del ruolo ricoperto“, spiega Massimiliano Callioni, Direttore dell’unità produttiva di Dalmine.

E poi si punta naturalmente al progesso sociale, con le collaborazioni con le aziende e con il sistema educativo del territorio.

C’è ancora strada da fare, questo è vero. Ma è proprio qui che entrano in gioco i giovani talenti, che possono portare nuove idee e nuovi approcci ad un’azienda che sicuramente è pronta ad ascoltare e ad evolvere.

Erika Gherardi

Amante del cinema, drogata di serie TV, geek fino al midollo e videogiocatrice nell'anima. Inspiegabilmente laureata in Scienze e tecniche psicologiche e studentessa alla magistrale di Psicologia Clinica, dello Sviluppo e Neuropsicologia.

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