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AGCOM blocca le app che offrono denaro per gli sms inutilizzati

Giro di vite contro il “cash for sms”

Ogni tanto, a turbare la quotidianità di noi comunicatori compulsivi via smartphone, appare una curiosa bustina di cui ci stavamo per dimenticare l’esistenza.

Sono i mitici sms, fino a pochi anni fa dal valore inestimabile. E oggi utilizzati in rarissimi casi. Anzi, diciamo la verità, quasi soltanto quando dobbiamo ricevere un codice da inserire per verificare le nostre credenziali su qualche sito.

Non a caso le varie tariffe telefoniche, che offrono ormai pacchetti di giga e chiamate illimitate, vi includono quasi svogliatamente anche un nugolo di short message service.

Gli sms sono dunque sempre più dimenticati e innocui? Non esattamente, se proprio contro di loro – in un certo senso – è indirizzato un recentissimo provvedimento dell’AGCOM. Scopriamo di cosa si tratta.

sms

Il “cash for sms”

Dicevamo che, appunto, gli sms si utilizzano sempre meno. E così sono numerosissimi gli utenti di telefonia mobile che, a fine mese, si ritrovano a corto di giga e che bramano l’upload del proprio piano tariffario. Ma che, nel medesimo periodo, non hanno pressoché mai inviato un sms.

I vecchi messaggini, insomma, restano lì. Ma ecco che da qualche tempo esistono diversi siti che, né più né meno, comprano gli sms rimasti inutilizzati. E a quali tariffe? Le cifre oscillano, e vanno all’incirca dagli 0,75 euro per ogni sms ad alcune decine di euro per sim.

L’iter di questi messaggi lo spiega bene il documento pubblicato sul sito dell’AGCOM giovedì 30 giugno. Ovvero un giorno prima della pubblicazione del comunicato stampa.

Nei documenti possiamo leggere: “AGCOM ha rilevato la diffusione di alcune applicazioni che consentono ai privati titolari di ‪contratti di telefonia mobile di cedere, dietro compenso, gli sms non consumati. Tali SMS sono poi utilizzati dalle società che gestiscono le applicazioni per fornire servizi di messaggistica aziendale, in violazione della normativa vigente.”

La responsabilità

‪Il comunicato illustra poi il fatto che sono i titolari dei numeri che hanno venduti gli sms, i responsabili di ciò che successivamente accadrà.

Leggiamo infatti: “Questo fenomeno, fornito da soggetti non autorizzati, genera diverse criticità. La prima è la violazione del contratto tra l’utente privato e il gestore telefonico. Inoltre, le società che gestiscono le applicazioni inviano gli sms con il numero telefonico degli utenti finali che glieli hanno venduti.

‪Di conseguenza, la responsabilità del contenuto dei messaggi inviati è dei titolari del numero.

‪Infine, i gestori delle applicazioni, non pagano i dovuti prezzi di terminazione degli sms”.

L’AGCOM contro le app che pagano per gli sms inutilizzati

Questa truffa articolata vede i possessori di numeri telefonici che vendono gli sms non utilizzati per raggranellare qualche euro, insomma, responsabili di eventuali comportamenti illeciti. O meglio: complici di attività truffaldine che, secondo l’AGCOM, ha dato vita a un giro di affari di diversi milioni di euro.

Ma la stessa AGCOM fa sapere che, a contrasto del fenomeno, “ha adottato un piano di interventi, che prevedono il ‪blocco delle applicazioni individuate in base alle attività di vigilanza, ai sensi dell’articolo 98-decies, comma 2, del Codice delle comunicazioni elettroniche.

‪Tale piano impegna inoltre gli operatori a monitorare gli effetti delle misure adottate ed informarne costantemente l’AGCOM. Gli operatori devono altresì informare tutti gli utenti sulla natura illecita di tali pratiche ed i rischi connessi all’adesione a tali iniziative (es. blocco della sim da parte del gestore per utilizzo anomalo).”

Le azioni concrete

Nel comunicato del 30 giugno si legge ciò che l’AGCOM ha già fatto contro le app che pagano per gli sms non utilizzati.

Diverse applicazioni (l’elenco è in allegato al documento) sono state rimosse dagli app store di Apple e di Google. Inoltre, l’AGCOM, acronimo per Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, sta lavorando con le analoghe autorità europee per estendere la misura a tutta l’Unione.

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Il Comitato tecnico sulla sicurezza delle comunicazioni elettroniche

Questa iniziativa rientra nelle azioni sviluppate dal Comitato tecnico sulla sicurezza delle comunicazioni elettroniche. Che è composto “dagli Operatori Nazionali aderenti alla procedura inter-operatore di contrasto delle frodi scaturita dai lavori del tavolo tecnico ex art. 6 delibera Agcom n. 418/07/CONS. Partecipano ai lavori anche il Nucleo Speciale per la Radiodiffusione e l’Editoria della Guardia di Finanza e la Sezione di Polizia Postale e delle Comunicazioni che collaborano con l’Autorità.”

Gli obiettivi sono quelli di ridurre al minimo il rischio di frodi nell’ambito dei nuovi servizi di comunicazione elettronica, e “sviluppare la consapevolezza sui possibili rischi di frode nel mercato delle comunicazioni elettroniche e nei confronti dell’utenza finale.”

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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