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Amnesia digitale, ossia come gli smartphone rovinano la memoria

Quante volte di è capitato di dimenticare di avere un appuntamento perchè non lo avevate segnato sul calendario? Oppure di non ricordare il nome dell’attore protagonista della vostra serie tv preferita? Infinite, ne siamo certi – succede spesso anche a noi! -. E siamo altrettanto sicuri che anche voi vi siate ritrovati a dare la colpa di questi enormi vuoti di memoria alla tecnologia che utilizziamo quotidianamente. Ed eccoci così nello sconfinato campo dell’amnesia digitale, ossia quell’esperienza che ci fa dimenticare delle cose perchè il nostro cervello non è più abituato a ricordarle. Questo, infatti, negli ultimi anni è diventato il compito primario dei nostri smartphone. A discapito della nostra memoria.

Smartphone e memoria, un legale complesso e delicato

Da qualche anno a questa parte, cervello e smartphone formano una complessa rete di interazioni. Dalla metà degli anni 2000 ad oggi, infatti, abbiamo assistito ad un vero e proprio fenomeno di “smartphonificazionedella nostra vita quotidiana. In poche parole, ci siamo abituati ad utilizzare il telefono come fosse una sorta di appendice della nostra memoria, così da non essere costretti a ricordare numeri di telefono, date di nascita, codici segreti e via dicendo. Tutte queste informazioni, infatti, sono raccolte nella memoria dei nostri smartphone. E da lì le tiriamo fuori all’occorrenza. Ma che impatto ha questo sul nostro cervello? Ricorrere meno alla memoria finirà con il cambiare il nostro modo di ricordare?

I neuroscienziati sono abbastanza divisi sul tema dell’amnesia digitale. Chris Bird, professore di neuroscienze cognitive presso la School of Psychology dell’Università del Sussex, afferma: “Abbiamo sempre scaricato le cose su dispositivi esterni, come scrivere note, e questo ci ha permesso di avere vite più complesse. Non ho problemi con l’utilizzo di dispositivi esterni per aumentare i nostri processi mentali o di memoria. Lo stiamo facendo di più, ma questo libera tempo per concentrarci e ricordare altre cose“. Secondo Bird, infatti, utilizziamo gli smartphone per ricordare quelle cose che sono complesse per il nostro cervello. “Scatto una foto del mio biglietto del parcheggio, così so quando finisce, perché è una cosa arbitraria da ricordare. I nostri cervelli non si sono evoluti per ricordare cose altamente specifiche e una tantum. Prima di avere i dispositivi, avreste dovuto fare uno sforzo per ricordare il tempo che vi serviva per tornare alla macchina“.

amnesia digitale
Credits: Ophrah.com

Ben diverso il parere di Oliver Hardt, che studia neurobiologia della memoria e dell’oblio alla McGill University di Montreal. “Una volta che smettete di usare la vostra memoria, questa peggiorerà, il che vi fa usare i dispositivi ancora di più – chiosa il professore -. Li usiamo per tutto. Se visitate sito web per una ricetta, premete un pulsante e questo invia la lista degli ingredienti al vostroo smartphone. È molto conveniente, ma la comodità ha un prezzo. È bene che facciate certe cose nella vostra testa“. In particolare Hardt sembra non apprezzare la nostra dipendenza dal GPS. “Possiamo prevedere che è probabile che l’uso prolungato del GPS riduca la densità della materia grigia nell’ippocampo“. Una conseguenza che porta con sè una varietà di sintomi diversi, tra cui “l’aumento del rischio di depressione e altre psicopatologie, ma anche di alcune forme di demenza“.

Secondo Hardt, i sistemi di navigazione basati sul GPS si limitano a fornire soltanto indicazioni di orientamento. “Questi tipi di comportamenti spaziali non coinvolgono molto l’ippocampo, a differenza di quelle strategie spaziali che richiedono la conoscenza di una carta geografica, in cui è possibile localizzare qualsiasi punto, proveniente da qualsiasi direzione e che richiede calcoli [cognitivamente] complessi. Quando si esplorano le capacità spaziali delle persone che utilizzano il GPS da molto tempo, mostrano menomazioni nelle capacità di memoria spaziale che coinvolgono l’ippocampo“. La lettura delle mappe, d’altronde, non è un’attività affatto semplice. Ed è proprio questo il motivo per cui scegliamo di affidarla ai dispositivi tecnologici. Eppure questo non sembra giovare affatto alla nostra memoria.

Amnesia digitale, il male del nostro secolo?

Nonostante le opinioni dei neuroscienziati siano abbastanza diverse riguardo le conseguenze dell’uso dello smartphone sulla memoria, l’amnesia digitale sembra oramai essere molto diffusa tra le persone che utilizzano dispositivi tecnologici quotidianamente. D’altronde, gli smartphone spesso ci allontanano dal vivere il momento presente. Non vivendo un’esperienza al completo – come perdersi il paesaggio perchè stiamo scrivendo un messaggio su WhatsApp -, c’è meno probabilità che possiamo ricordarla correttamente. E ricordare sempre meno esperienze può limitare la nostra capacità di avere nuove idee e di essere creativi.

amnesia digitale

Ciò a cui prestiamo attenzione nel momento si aggiunge alla nostra vita – dichiara la scrittrice Catherine Price -. Il nostro cervello non può svolgere più compiti. Pensiamo di poterlo fare. Ma ogni momento in cui il multitasking sembra avere successo, è perché uno di quei compiti non era cognitivamente impegnativo, come piegare il bucato e ascoltare la radio. Se prestate attenzione allo smartphone, non state prestando attenzione a nient’altro. Potrebbe sembrare un’osservazione banale, ma in realtà è molto profonda. Perché ricorderete solo le cose a cui prestate attenzione. E se non prestate attenzione, letteralmente non ne avrete un ricordo“. In poche parole, l’amnesia digitale potrebbe dipendere anche dal fatto che tutta la nostra attenzione si concentra sullo smartphone.

Ma non è solo questa la preoccupazione della Price. “Una delle cose che ostacola la capacità del nostro cervello di trasferire i ricordi dalla conservazione a breve a quella a lungo termine è la distrazione. Se vi distraete nel bel mezzo di esso, in realtà non avrete i i cambiamenti fisici necessari per immagazzinare quella memoria“. Una preoccupazione condivisa anche dallo psicologo Larry Rosen, che afferma: “Distrazioni costanti rendono difficile la codifica delle informazioni in memoria“. E, chiaramente, gli smartphone sembrano pensati per dirottare la nostra attenzione. In questo senso, è abbastanza chiaro perchè finiamo con il dimenticare alcune cose. Semplicemente perchè non le viviamo come meritano.

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Chiara Crescenzi

Editor compulsiva, amante delle serie tv e del cibo spazzatura. Condivido la mia vita con un Bulldog Inglese, fonte di ispirazione delle cose che scrivo.

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