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App Immuni

L’app Immuni ci traccerà tutti. E quindi?
Sta per arrivare l'applicazione italiana per il tracciamento dei contagi da Covid-19 ma metterà davvero a rischio la nostra privacy?


L‘app Immuni è la risposta ad una delle domande più complesse degli ultimi 2 mesi: come possiamo tracciare i contagi? Come possiamo capire quante e quali persone hanno incrociato pazienti risultati positivi al Covid-19? Un’impresa complessa che probabilmente ha tenuto svegli gli addetti ai lavori per settimane ma che ora sembra andare incontro ad una semplice soluzione. Invece di impazzire investendo tempo e denaro in ricerche tradizionali possiamo usare un’applicazione che sfrutta il caro vecchio Bluetooth.

L’idea è indubbiamente ottima eppure siamo qui, circondati da persone che gridano allo scandalo e che si preparano a boicottare l’app perché “lede la mia privacy” e “sa dove sono stato“. Ma è proprio così? Ed è davvero di Immuni che dobbiamo preoccuparci?

App tracciamento coronavirus: una ricerca lunga settimane

Di un’applicazione si parlava ormai da tempo. Il bando “fast call” infatti è stato pubblicato il 24 marzo e da lì si sono susseguite una serie di proposte più o meno concrete che ruotavano attorno a due punti fondamentali: il tracciamento continuo e il controllo tempestivo del livello di esposizione al rischio.

Alla fine ci siamo trovati ad assistere ad un piccolo testa a testa tra due app differenti:

  • Immuni, creata dalla milanese Bending Spoons in collaborazione con il Centro Medico Sant’Agostino;
  • CovidApp, realizzata invece dalla società Sixth Sense di Pisa.

La scelta, ormai lo sapete, è ricaduta su Immuni, che dovrà tenere traccia dei contagi da Covid-19 durante l’ormai famosa Fase 2 e si occuperà di generare e conservare l’odiata autocertificazione, riducendo così lo spreco di carta.

App Immuni: come funziona?

app Immuni come funziona
Credits: Ansa.it

Come anticipato poco sopra, Immuni dovrebbe svolgere due funzioni diverse: il cosiddetto “contact tracing”, ossia il tracciamento del contagio, e l’autocertificazione.

La seconda non è ancora stata confermata ufficialmente o, per lo meno, l’ordinanza firmata dal commissario straordinario per l’emergenza sanitaria Domenico Arcuri non la menziona. Pare comunque che Immuni svolgerà anche questo compito, portandoci finalmente nel XXI secolo.

Quello che però preoccupa la popolazione è la parte legata al tracciamento. L’app infatti userà il Bluetooth per rilevare gli smartphone nelle vicinanze (parliamo di circa un metro di distanza) e tenere quindi traccia dei possibili contagi qualora una persona risultasse positiva al Covid-19.

Lo scenario quindi è questo:

  • risulto positivo al Covid-19
  • le autorità usano l’app per capire chi ho incontrato
  • vengono effettuati dei controlli per capire se ho contagiato qualcuno

Immuni: e la privacy? 

In realtà è tutto anonimo. Per venire incontro alle esigenze degli utenti e a quelle di Apple e Google – che impongono regole molto chiare agli sviluppatori di app – Immuni ha deciso di adottare un modello decentralizzato che protegge la privacy degli utenti. Questo significa che i dati non vengono costantemente inviati ad un server ma che è possibile accedervi soltanto quando risulta necessario.

Il nostro scenario quindi si evolve un po’ rispetto a quello descritto precedentemente.
Ogni smartphone usa l’app per creare un codice identificativo completamente anonimo. Questo codice viene inviato a tutti coloro che incontrate (sempre nel totale anonimato) mentre voi ricevete a vostra volta quelli degli altri. Cosa succede se qualcuno risulta positivo?

Questi i passaggi:

  • l’operatore sanitario segnala il paziente;
  • i dati raccolti da Immuni vengono caricati su un server;
  • il server manda a tutti gli altri smartphone i codici identificativi “raccolti” dal paziente;
  • l’app verifica se tra questi codici è presente anche il proprio;
  • se la risposta è affermativa, riceverete una notifica che vi informa dell’accaduto.

A quel punto riceverete una serie di indicazioni che vi spiegano come comportarvi. Il “come” attualmente non è stato ancora definito.

Quella che vi ho appena descritto è la recente evoluzione di Immuni perché in realtà il progetto originale non era questo. L’idea iniziale era di adottare un modello più centralizzato, simile a quello adottato anche all’estero. Invece quindi di demandare agli smartphone la generazione dei codici veniva tutto gestito dal server.
Tutto questo però significava avere i dati di tutti in unico posto, un posto dove sono presenti anche le chiavi necessarie ad identificare le persone partendo proprio dai codici. Il rischio per la privacy era quindi altissimo. La decentralizzazione invece garantisce un buon livello di sicurezza a tutti quanti.

App Immuni: dobbiamo usarla!

app immuni privacyImmuni funzionerà davvero solo se ad installarla sarà almeno il 60% della popolazione. Eppure sento decine di persone dire “io non la voglio”, “mi tracciano“, “mi controllano“. 

SBAGLIATO.

Prima di tutto, come avete appena scoperto, Immuni è totalmente anonimo. E, in secondo luogo, siamo abituati a fornire dati a molte altre applicazioni e servizi, senza avere garanzie, senza lo stesso anonimato, senza che sia a rischio la vita di qualcuno. 

Qualche esempio di applicazioni che non fanno rima con privacy?

  • Tinder traccia la vostra posizione per aiutarvi a fare nuove conoscenze. Ad oggi ha 57 milioni di utenti.
  • Facebook usa la geolocalizzazione per mostrarvi le pubblicità di attività vicino a voi e per segnalarvi gli amici vicini a voi; in più usa i vostri like e i vostri interessi per mostrarvi banner pubblicitari che siano in linea con le vostre ricerche e i vostri gusti. 
  • Google vi geolocalizza per associare le foto ai luoghi, vi traccia per sapere chi siti avete visitato e mostrarvi risultati utili, sfrutta i dati raccolti per mostrarvi le pubblicità, usa Google Maps per sapere dove siete stati e in quale momento e molto altro ancora.
  • Runtastic usa la vostra posizione per tracciare la vostra corsa che per altro condividete spontaneamente con altre persone.
  • a Glovo, Just Eat e Deliveroo fornite il vostro indirizzo per la consegna del cibo a casa.

Volete altri esempi? Avete presente quei giochi su Facebook tipo “Scopri che frutto sei” o qualsiasi altra cosa simile? Sono un ottimo modo per sottrarvi facilmente e da sotto il naso, dati che poi vengono usati chissà come. E voi, avete letteralmente regalato con leggerezza dati su dati solo per divertirvi e condividere il vostro risultato con gli amici. 

E comunque non c’è bisogno di andare molto lontano parlando di applicazioni e giochi di poco conto.  Le care e vecchie carte di credito tracciano ogni nostro movimento sul territorio perché ogni pagamento viene accuratamene registrato.

Questi sono solo alcuni esempi. E non è un modo per dire “Oddio, ci controllano!” ma per ricordarvi che ogni giorno usiamo decine di servizi che sfruttano i nostri dati e la nostra posizione. Alcuni lo fanno per ottenere dati, altri lo fanno per offrirvi delle comodità. Perché quindi non usare un’applicazione che usa i dati per necessità e solo quando le serve? 

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Erika Gherardi

Amante del cinema, drogata di serie TV, geek fino al midollo e videogiocatrice nell'anima. Inspiegabilmente laureata in Scienze e tecniche psicologiche e studentessa alla magistrale di Psicologia Clinica, dello Sviluppo e Neuropsicologia.