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Gli Editoriali di Tech PrincessRubriche

Addio agli smartphone ai concerti? Bob Dylan e i concerti “phone free”

La decisione ci pone davanti a una questione non banale

Cari lettori, concedeteci una doppia premessa.

La prima coincide con un ricordo personale di chi sta redigendo queste righe, già riportato in un altro articolo. Brevemente, in un vecchio spettacolo comico tenuto in un palasport, Beppe Grillo (erano gli anni in cui non era ancora sceso in politica) girava tra il pubblico. E ha ammonito coi suoi soliti modi volutamente eccessivi gli spettatori che, quando lui passava a pochi metri da loro, anziché guardarlo in faccia lo seguivano attraverso un maxischermo che proiettava la sua immagine.

La seconda premessa, più generica, riguarda la detestabile pratica di filmare gli eventi straordinari cui si assiste, compreso quelli in cui un malcapitato è vittima di un’aggressione o di un incidente stradale. E – sembra impossibile eppure è vero, e nemmeno raro – si preferisce immortalarlo piuttosto che soccorrerlo.

Il rito del filmato al concerto e i concerti “phone free”

Anche se di certo meno deprecabile moralmente, accade qualcosa di simile ai concerti.

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Quando la stragrande maggioranza delle persone (specie se si tratta di eventi rock o pop) non gode la performance con i propri occhi ma la filma, preferendo l’idea di diffonderla o rivederla a distanza di tempo su uno schermo di pochi pixel, piuttosto che fruirne dal vivo. Facendo così sfumare il senso stesso dell’evento live.

Dei ragionamenti che questa pratica suscita parleremo più avanti. Prima soffermiamoci sulla notizia per cui Bob Dylan, e non solo lui, ha scelto di effettuare una serie di concerti “phone free”, nella quale cioè l’utilizzo dei device è vietato.

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Bob Dylan e i concerti “phone free”

Come abbiamo scritto in un articolo dello scorso marzo, il grande cantautore e premio Nobel Bob Dylan durante il tour mondiale Rough and Rowdy ways (che comprende anche cinque tappe in Italia) ha vietato l’uso di smartphone e affini.

Come dovranno comportarsi, dunque, i fan di Dylan che ascolteranno il loro idolo a Milano il 3 e 4 luglio, a Lucca il 6, il 7 a Umbria Jazz e infine a Roma il 9?

Le custodie YONDR

Durante le esibizioni del cantautore nel tour mondiale saranno vietate foto, riprese e registrazioni audio. Ma funzionerà come a scuola, e i device dovranno essere consegnati all’ingresso?

Evidentemente no, anche perché immaginando il numero di spettatori presenti ai concerti di Dylan, la restituzione si rivelerebbe piuttosto complicata.

Si tratterà semmai dell’utilizzo delle custodie YONDR. Prodotte da un’azienda californiana nata nel 2014, che realizza custodie magnetiche per smartphone da utilizzare per gli eventi dal vivo, e più in generale per tutti gli appuntamenti in cui è vietato o sconsigliato l’utilizzo di dispositivi elettronici (come nei teatri o, appunto, nelle scuole).

Le custodie YONDR, in neoprene, sigillano lo smartphone con un sistema magnetico che ricorda quello dell’antitaccheggio. Il che significa che chiunque potrà tenere con sé il telefonino, ma non potrà utilizzarlo.

I dispositivi sono sbloccabili nelle apposite postazioni “phone free” solo in caso di emergenza, e solo per il tempo della telefonata necessaria.

La polemica

Bob Dylan non è l’unico artista ad aver preteso i concerti “phone free”.

La stessa decisione è stata ad esempio presa dai Guns’N Roses e da Alicia Keys.

Non ha ben disposto il pubblico il fatto che 5 euro del costo del biglietto servono proprio per coprire il servizio YONDR (è esplicitato nel biglietto stesso). Suona in effetti paradossale l’ida di sborsare un obolo per… privarsi di qualcosa. Ma al di là di ciò, è lecito da parte di un artista imporre i concerti “phone free”?

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I concerti “phone free” hanno senso?

Bella gatta da pelare. Il problema, crediamo, non è risolvibile dividendosi in chi dice: “Del mio cellulare faccio quello che voglio” e in chi afferma che “ai concerti bisogna assistere e poi tenerli nella memoria, punto”.

Il fatto è che dobbiamo dare a ogni evento un suo senso ben definito. Per esempio, nessuno si sognerebbe di filmare con lo smartphone ben in vista una funzione funebre all’interno di una chiesa.

Dunque, se è vero che l’uso improprio dei device – come scrivevamo all’inizio – porta a curiosi (e a volte gravi) cortocircuiti tra reale e virtuale, dobbiamo domandarci cosa mai sia un concerto pop.

Si tratta dell’esecuzione di pochi musicisti raffinati in un ambiente acusticamente perfetto e che richiede il silenzio assoluto del pubblico, come potrebbe ad esempio essere un concerto di musica da camera? Crediamo di no.

Un concerto pop ci sembra semmai un rito collettivo in cui buona parte della resa è da attribuire al pubblico stesso, che canta, balla e si dimena sulle note delle sue hit preferite.

Poi, certo: sarebbe consigliabile godersi il concerto con occhi e orecchie. Anche perché, filmandolo, svanirebbe l’idea di aver assistito a un evento unico.

Ma una cosa è ciò che suggerisce il buon senso, altra cosa è vietare.

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Autore

  • Claudio Bagnasco

    Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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