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Diabolik – Ginko all’attacco!, com’è il film con Giacomo Gianniotti

Il secondo capitolo della trilogia cinematografica dedicata a Diabolik è in sala dal 17 novembre.

Con il loro Diabolik, i Manetti Bros. hanno portato al pubblico un adattamento scevro da compromessi delle avventure fumettistiche del re del terrore, disposto a sacrificare spettacolarità, epica e adesione a una visione moderna del cinema in nome di una fedeltà pressoché totale al mondo creato dalle tavole di Angela e Luciana Giussani. Nonostante un riscontro di pubblico discreto (2,6 milioni di euro totali al box office, quarto incasso di un film italiano nel 2021), questo approccio è apparso a molti (noi compresi) troppo datato e prono nei confronti del materiale originale, nonché complessivamente perdente nel panorama audiovisivo contemporaneo. Su queste basi arriva oggi in sala Diabolik – Ginko all’attacco!, secondo capitolo di una già annunciata trilogia, basato sull’albo numero 16 della serie a fumetti.

Uscito di scena Luca Marinelli, la cui formidabile espressività era penalizzata dallo stile di recitazione atono scelto per il film, a impersonare il temibile ladro di Clerville arriva Giacomo Gianniotti, attore di origini italiane noto soprattutto per la sua partecipazione a Grey’s Anatomy. Una scelta coerente con l’approccio dei Manetti al progetto, dal momento che la maggiore rigidità del nuovo interprete si sposa perfettamente con un sequel che eredita l’intera impostazione del predecessore, inserita però in un contesto dalle intenzioni ancora più ambiziose.

Come preannunciato dal titolo, in Diabolik – Ginko all’attacco! il re del terrore è la preda dell’iconico ispettore (interpretato ancora da Valerio Mastandrea), che nel corso della sua caccia ondeggia fra due donne: il suo amore segreto Altea di Vallemberg (Monica Bellucci) ed Eva Kant (Miriam Leone), in cerca di vendetta dopo essere stata abbandonata dal suo amato. Una svolta improntata al poliziesco, che purtroppo non basta a risollevare le sorti di un progetto fuori tempo e fuori posto.

Diabolik – Ginko all’attacco!, il ritorno del re del terrore

Diabolik Ginko allattacco 2

Dopo un incipit che strizza l’occhio a James Bond, inserendo addirittura una sorta di videoclip del brano di Diodato Se mi vuoi sui titoli di testa, prende il via il racconto vero e proprio, che al di là di qualche convinto sconfinamento nel cinema di genere anni ’70 non fa nulla per modificare in qualche modo la rotta. Se ci fossero stati ancora dei dubbi in proposito dopo il primo capitolo, Diabolik – Ginko all’attacco! è qui per spazzarli via. Nell’universo ricreato per questa trilogia, i personaggi si comportano esattamente come nei fumetti: parlano con frasi didascaliche volte a spiegare gli eventi, sono rigidi nei movimenti e nelle emozioni ed esistono solo nel loro mondo, privi di qualsiasi collegamento con il contemporaneo o con il panorama cinematografico contemporaneo. Un’impostazione perfetta per le tavole delle sorelle Giussani, ma limitante e frustrante sul grande schermo.

Impossibile non chiedersi a chi stia effettivamente parlando questo Diabolik – Ginko all’attacco!: a fedelissimi di questo pezzo di storia della cultura pop italiana in aperto contrasto con l’evoluzione cinematografica degli ultimi decenni? A nostalgici dei vecchi sceneggiati Rai che avevano la necessità di adottare una narrazione capace di riunire un’intera popolazione? A bastian contrari disposti a concedersi a qualunque opera vada in direzione opposta alla moda del momento?

Sicuramente Diabolik – Ginko all’attacco! non parla né a chi si precipita nelle sale per le evoluzioni nel Marvel Cinematic Universe di Spider-Man, personaggio nato nello stesso 1962 del ladro di Clerville ma che oggi racconta di cattivi da non liquidare rimandandoli a casa loro, di universi narrativi che collidono e di memoria da tutelare, né a chi ha apprezzato il primo memorabile adattamento di Mario Bava, che da straordinario artista qual era ha omaggiato il re del terrore nell’unico modo possibile, cioè tradendolo per adattarlo a un altro media.

Dal fumetto al film

Diabolik Ginko allattacco 3

La fiducia dei Manetti nei confronti del fumetto è tale da spingerli a impostare un intero film sulle stesse dinamiche che hanno reso immortale il suo protagonista, cioè sul continuo ricorso al travestimento dei protagonisti e alla perenne illusione da parte della polizia di riuscire a catturare il temibile criminale. Ancora una volta, un canovaccio ideale per la serialità del fumetto, il cui intento è quello di raccontare continuamente storie simili con declinazioni diverse, ma poco funzionale per il cinema, dal momento che anche chi è a digiuno dell’albo numero 16 di Diabolik non faticherà a intuire con largo anticipo quello che ci viene presentato come un doppio sorprendente colpo di scena.

Non altrettanto alta è la fiducia che Diabolik – Ginko all’attacco! dimostra nei confronti dello spettatore, continuamente imbeccato da spiegazioni superflue (sempre a parole, mai per immagini) e alle prese con goffi tentativi di variare le stanche e monotone dinamiche narrative, come la scena del bar con protagonista Andrea Roncato, a suo modo dichiarazione d’intenti di un progetto che guarda al nostro cinema di genere più sporco, sexy e comico, senza mai essere né sporco, né sexy, né comico.

Con il Diabolik di Giacomo Gianniotti assente per lunghi tratti per esigenze narrative e la involuta Eva Kant di Miriam Leone, poco femme fatale e coinvolta in un amore che non riusciamo mai a percepire, buona parte del peso del racconto ricade sui personaggi secondari. Lasciano a desiderare sia l’impiego di due talenti nostrani come Alessio Lapice e Linda Caridi in personaggi marginali e privi di spessore, sia l’utilizzo nei panni dell’aristocratica Altea di Monica Bellucci, che con il suo magnetismo e la sua presenza scenica non riesce a compensare i limiti di un personaggio scarsamente approfondito e penalizzato da un improponibile accento e da una straniante post-produzione.

Diabolik – Ginko all’attacco!, il faro nella notte Valerio Mastandrea

Diabolik Ginko allattacco 4

Pur in un insoddisfacente quadro generale, è giusto segnalare ciò che invece in Diabolik – Ginko all’attacco! funziona, a partire da un buon livello tecnico complessivo. Come il predecessore, anche questo sequel riesce a portare a casa almeno l’obiettivo minimo, cioè sfruttare l’ampio budget per distinguersi visivamente dalle nostre produzioni più dozzinali, soprattutto nelle sequenze di azione. Doveroso infine un plauso a Valerio Mastandrea, che da formidabile interprete qual è riesce a rompere la bidimensionalità che contraddistingue l’intero progetto, mettendo la sua espressività e la sua malinconia di fondo al servizio dell’unico personaggio verso cui si riesce a provare empatia, incastrato fra eventi più grandi di lui e fra le pieghe di un racconto che purtroppo si rivela un’altra occasione sprecata per il nostro malandato cinema.

Diabolik – Ginko all’attacco! è disponibile nelle sale italiane dal 17 novembre, distribuito da 01 Distribution.

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