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Videogiochi

Ragazzo spende 8.000$ in micro-transazioni su FIFA 21

Una riflessione sulla direzione in cui sta andando una parte del mercato videoludico

Non è certo una novità che le meccaniche pay to win siano diventate la norma in certi ambiti del gaming. Sebbene la pratica di creare giochi dal game design fortemente incentrato sul creare dipendenza e invogliare i giocatori a pagare denaro per garantirsi tutti i vantaggi del caso sia stata in parte arginata da alcune leggi, la situazione è tutt’altro che risolta. La vicenda del ragazzo che ha speso circa 8.000 $ in micro-transazioni su FIFA 21 è fresca di qualche giorno fa, per esempio.

FIFA 21 ha già un curriculum poco lusinghiero riguardo la gestione delle micro-transanzioni in game e anche questa volta la vicenda riguarda un ragazzo di 13 anni. Il giovane avrebbe speso la bellezza di 6000 pounds, equivalenti a circa 8300 dollari, in pacchetti di Fifa Ultimate Team. Una cifra impressionante, e che purtroppo ha messo in grosse difficoltà la sua famiglia.

Fifa 21 e le micro-transazioni

A raccontare la storia è la madre del ragazzo su Mumsnet, un sito dedicato ai genitori per scambiarsi consigli e riflessioni. La donna spiega che il figlio è stato pesantemente colpito dal lockdown causato dalla pandemia di Covid 19, entrando in uno stato di depressione per via dell’isolamento sociale. I genitori a quel punto lo hanno lasciato più libero di videogiocare, cosa che effettivamente sembrava aver migliorato il suo umore.

Poi la scoperta: il ragazzo era arrivato a spendere più di 8000 dollari in microtransazioni, soprattutto su FIFA 21. Certo sarebbe facile dare la colpa ai genitori, che non sono stati in grado di monitorare le spese del figlio, magari attivando la funzione di parental control di Xbox, console usata dal tredicenne, e nonostante questo sia vero una soluzione così semplicistica non prende in considerazione un problema fondamentale.

FIFA 21 micro-transazioni

Parliamo ovviamente della tendenza di certe software house a creare loop di gioco in grado di creare forte dipendenza e pensati ad hoc per invogliare gli utenti a spendere denaro reale, a volte anche in modo piuttosto subdolo. Giustificare queste pratiche solo perché esiste una funzione in grado di bloccarle è una soluzione soltanto parziale al problema, dato che non lo risolve ma, al contrario, lo argina e in modo neanche troppo efficace.

Finché l’industria del gaming non prenderà in seria considerazione questo fenomeno ci saranno sempre persone che in momenti di fragilità, come nel caso del ragazzo di questa storia, potrebbero farsi trascinare dalle meccaniche pay to win di questo tipo, soprattutto in tempi di pandemia, in cui il gioco online diventa un importante occasione sociale.

I videogiochi e il gioco d’azzardo

Come FIFA 21 molti altri videogiochi adottano sistemi assimilabili in qualche modo al gioco d’azzardo. La diatriba ha raggiunto un punto di saturazione tale che effettivamente alcuni titoli sono stati costretti a cambiare la propria strategia comunicativa, giudicata come fuorviante e predatoria dagli enti preposti.

Uno dei casi più emblematici in senso è Blizzard, che è finito qualche anno fa al centro di diverse polemiche a causa delle loot box su Overwatch, che sono state successivamente classificate come vero e proprio gioco d’azzardo. Fattore che ha costretto la compagnia a vari assestamenti pe quanto riguarda il suo business model.

Nel caso di Electronic Arts e delle micro-transazioni in FIFA 21 la situazione è ancora più esasperata, dato che la compagnia è stata più volte di aver creato il gioco al solo scopo di spingere le persone a fare acquisti in app. La più recente polemica che si è scatenata sull’argomento è quella relativa al Dynamic Difficulty Adjustment, un sistema che dovrebbe aumentare la difficoltà delle partite in base all’abilità del giocatore.

Secondo molti analisti questo algoritmo in realtà aumenta la difficoltà in modo arbitrario, così da spingere i giocatori ad acquistare pacchetti di Fifa Ultimate Team nella speranza di ottenere giocatori migliori.

Che sia vero o meno, è innegabile che questa tendenza del mercato videoludico contemporaneo sta lentamente diventando un rischio concreto tanto per i giovani quanto per gli adulti. Tutti possiamo cadere nelle logiche perverse del gioco d’azzardo, che ci piaccia o meno e una legislazione capillare a tal riguardo tarda ad arrivare.

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