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Il Garante della privacy interviene sul telemarketing selvaggio confiscando (per la prima volta) banche dati

Non era mai capitato nel nostro Paese

Diciamoci tutta la verità, cari lettori di Tech Princess, sul telemarketing. O meglio, sui pensieri e le frasi più ricorrenti riguardo alla pratica di certe agenzie di contattarci compulsivamente e a ogni ora, tramite operatore o voce preregistrata.

Subito, la domanda che tutti ci siamo fatti è: “Ma come faranno ad avere il mio numero di telefono?”

A cui, dopo intere giornate trascorse a posare decine di telefonate che iniziavano con le parole Gentile cliente, è seguita una seconda domanda: “Cosa si aspetta a fare una legge che vieti queste telefonate?”

E quando, finalmente, il Registro delle opposizioni sembrava essersi attivato davvero con continuità (tralasciando tutti problemi da noi evidenziati in diversi articoli) è subentrata una terza domanda: “Ma cosa è cambiato da prima?”

Il Garante della privacy interviene contro il telemarketing selvaggio

Il problema, come vedremo, riguarda la differenza tra il telemarketing regolare e quello che qui chiameremmo selvaggio.

Contro quest’ultimo si è mosso – ed è la prima volta che accade nel nostro Paese – il Garante per la protezione dei dati personali, più noto come Garante della privacy.

La notizia è apparsa nella giornata di martedì 6 giugno sul sito ufficiale. E il titolo recita così: “Telemarketing selvaggio: il Garante privacy confisca banche dati.” Di cosa si tratta?

garante privacy

Le banche dati confiscate

Nella nota del Garante leggiamo che l’operazione è partita proprio nella mattina del 6 giugno.

Condotta dai Finanzieri del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche di Roma in collaborazione con i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Verona, l’azione ha l’obiettivo di notificare alcuni provvedimenti adottati dal Garante. E, soprattutto, quella di confiscare le banche dati utilizzate da alcune società che svolgevano attività di telemarketing illegale.

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La confisca delle banche dati non era mai avvenuta in Italia. Ed è in qualche modo una risposta a chi dubitasse che si stia facendo qualcosa di concreto per contrastare il telemarketing selvaggio.

Sempre sul sito del Garante leggiamo: “L’utilizzo dello strumento della confisca è il segno di un ulteriore innalzamento della strategia di contrasto da parte dell’Autorità, che, da un lato, sta collaborando attivamente con gli operatori virtuosi del settore per la definitiva approvazione di un codice di condotta, ma, dall’altro, non riduce la propria attività di controllo e repressione del telemarketing illegale.”

Le aziende coinvolte (e le sanzioni)

Le aziende coinvolte nell’operazione sono quattro: Mas s.r.l.s. (multata per 200.000 euro), Mas s.r.l. (multa di 500.000 euro), Sesta Impresa s.r.l. ( 300.000 euro) e Arnia società cooperativa (800.000 euro).

Inoltre, per due delle quattro società – Mas s.r.l.s. e Mas s.r.l. – è scattata anche la confisca delle banche dati.

Come funzionava il marketing selvaggio

Il marketing selvaggio intercettato dal Garante della privacy funzionava così. Le due società venete, Mas s.r.l.s. e Mas s.r.l., avevano acquisito illegalmente le banche dati dei potenziali clienti. E “contattavano decine di migliaia di soggetti, senza che questi avessero mai rilasciato il necessario consenso per il trattamento dei propri dati a fini di marketing, proponendo offerte commerciali di diverse compagnie energetiche, giungendo anche a proporre, dopo poco tempo, passaggi inversi fra queste, al fine di accrescere le proprie provvigioni.”

Una volta sottoscritti i contratti, li giravano alle due società toscane, Sesta Impresa s.r.l. e Arnia società cooperativa. Che a loro volta si occupavano dell’indebito inserimento nel database delle compagnie incassando le relative provvigioni, in palese contrasto con la normativa sulla privacy.

Il sottobosco del marketing illegale

L’azione del Garante della privacy ai danni del telemarketing selvaggio ha messo in luce quello che nella nota ufficiale viene indicato come un “sottobosco”. Che, leggiamo, è “causa dell’odierna espansione del telemarketing illegale: un fenomeno che si alimenta con affidamenti ed attività al di fuori delle norme, ma anche per un insufficiente controllo da parte delle grandi aziende committenti”.

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Le dichiarazioni del ministro Urso

Qualche mese fa, sull’argomento del funzionamento solo parziale del Registro delle opposizioni era intervenuto il ministro delle Imprese Adolfo Urso. Sottolineando proprio come il Registro poco può nei confronti di questo dilagante sottobosco.

Urso aveva detto: “Il sistema funziona per quanto riguarda il mercato regolare della raccolta dei consensi e dei controlli. Tuttavia a fianco del mercato regolare ne esiste un altro irregolare, in cui le numerazioni vengono carpite in modo illegittimo e in cui i chiamanti nascondono o modificano i propri numeri di telefono per non essere richiamati.

Bisogna rafforzare il raccordo con le istituzioni preposte all’ispezione, mi riferisco ad Agcom e al Garante della privacy. L’attenzione del ministero è massima”.

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Autore

  • Claudio Bagnasco

    Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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