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Pornhub: il Garante della privacy chiede chiarimenti

L’accusa è di raccolta illegale di dati

Le giornate più calde dell’estate ci impongono di modificare molte abitudini. Da quelle alimentari agli orari in cui esce di casa, abbandonando l’amato refrigerio.

A rimanere però incrollabile è il mercato della pornografia online, un giro d’affari che globalmente vale qualcosa come 34 miliardi di euro all’anno.

Una delle piattaforme più gettonate dagli amanti della sessualità via etere è di certo Pornhub. La cui notorietà è stata certificata anche, se mai ce ne fosse stato bisogno, dal fatto che dal mese di marzo su Netflix è disponibile Money Shot, un documentario che narra proprio la storia della fortunata piattaforma online dedicata alla pornografia.

Ma al di là delle sue peculiarità ricreative, chiamiamole così, Pornhub resta una piattaforma frequentatissima. E, proprio in virtù della sua popolarità, non esente da problemi.

Il documentario parla (anche) di guai legati alla presenza di video pubblicati senza il pieno consenso di tutti i partecipanti. Ma l’aspetto di Pornhub indagato dal nostro Garante della Privacy è un altro. Scopriamolo.

Pornhub

Il Garante della Privacy chiede chiarimenti a Pornhub

Il Garante per la protezione dei dati personali, più noto come Garante della privacy, chiede chiarimenti a Pornhub. O meglio, va da sé, alla versione italiana del portale.

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La notizia è apparsa nella giornata di martedì 11 luglio sul sito del Garante. E il titolo recita: “Pornhub sotto la lente del Garante privacy. L’Autorità chiede chiarimenti su profilazione degli utenti e sistemi di tracciamento.”

La raccolta dei dati dei clienti

Visti i servizi offerti da Pornhub, forse non si pensa al fatto che il portale si comporta esattamente come gli altri colossi tech.

E che dunque, ad esempio, raccoglie i dati dei moltissimi utenti che frequentano la piattaforma (un dato del 2018 indica qualcosa come 100 milioni di contatti al giorno).

Proprio sulla gestione dei dati il Garante bacchetta Pornhub, come leggiamo nella nota.

L’indagine del Garante dopo il reclamo di un utente

Il Garante si rivolge direttamente a MG Freesites Ltd, la società cipriota che gestisce Pornhub, e il riferimento specifico è alla versione italiana del sito. Nella nota è scritto che la richiesta di chiarimenti da parte dell’autorità nasce dal reclamo di un singolo utente. Anche se, come vedremo, l’utente in questione è in realtà composto da una serie di attivisti.

I dubbi che il Garante solleva nei confronti di Pornhub sono diversi, così come svariate le sue richieste.

Le richieste del Garante

Ed eccole, dunque, le richieste del Garante a Pornhub, o meglio a MG Freesites Ltd.

L’azienda deve intanto chiarire se effettua trattamenti di profilazione degli utenti e, se sì, con quali modalità e finalità. C’è poi la questione dell’uso di cookie e altri strumenti di tracciamento diversi da quelli tecnici: in questo caso la società dovrà indicare la base giuridica del trattamento, sia per gli utenti che abbiano creato un account sulla piattaforma sia per quelli non autenticati. MG Freesites Ltd dovrà inoltre specificare la tipologia e la natura dei dati eventualmente raccolti, nonché le modalità tecniche per raccogliere il consenso e quale informativa sia stata rilasciata agli utenti.

Ci sono altre due questioni. La prima riguarda il fatto che l’azienda cipriota è chiamata a chiarire se i dati raccolti sono comunicati a terzi. Se sì, occorrerà precisare chi siano gli eventuali destinatari, oltre a chiarire se tale azione sia stata preventivamente comunicata agli utenti.

Il Garante infine pretende di conoscere da Pornhub quali misure siano state adottate per verificare l’età anagrafica degli utenti (che, superfluo specificarlo, dovrebbero essere maggiorenni). E le misure “per consentire agli utenti l’esercizio dei diritti in materia di protezione dei dati personali”.

La società ha 20 giorni per rispondere alle richieste del Garante.

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La campagna #StopDataPorn

In realtà l’azione del Garante è stata stimolata dalla partenza della campagna #StopDataPorn.

Gli attivisti che hanno dato il via alla campagna, partita nel mese di giugno, spiegano che “il progetto è nato qualche anno fa in collaborazione con varie realtà che si occupano di diritti digitali.”

Nella fattispecie, #StopDataPorn vuole regolamentare un mercato vastissimo ma pressoché privo di norme a tutela degli utenti. Da lì il reclamo al Garante.

Dopo un’analisi sul funzionamento degli algoritmi di profilazione degli utenti, gli attivisti della campagna hanno individuato svariati casi di raccolta di dati in aperta violazione del GDPR.

Casi riassumibili in tre categorie. Anzitutto, Pornhub non richiede il consenso alla raccolta di dati sensibili come le preferenze e l’orientamento sessuale. Inoltre, Pornhub condividerebbe i dati “con un numero non definito di terze parti”. Infine, la profilazione degli utenti non è comunicata con trasparenza.

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Autore

  • Claudio Bagnasco

    Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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