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Google minaccia l’Australia: stop all’accesso al motore di ricerca?
Possibile blocco del motore di ricerca Google in Australia se entrerà in vigore una proposta di legge sull’editoria


Ultime news dal colosso di Mountain View. Google minaccia l’Australia di disabilitare le funzionalità del motore di ricerca: lo stop all’accesso se si attuerà una proposta di legge sull’editoria. Il disegno presentato lo scorso dicembre al Parlamento obbligherebbe le piattaforme Internet come Google e Facebook a pagare gli editori per i contenuti giornalistici che diffondono nei propri spazi. Scopriamo di più sulle intenzioni di Google in Australia e sui motivi della minaccia di blocco delle ricerche.

Google in Australia: la legge contestata e la minaccia di blocco

Stop alle ricerche su Google in Australia? La minaccia potrebbe attuarsi se passerà il disegno di legge presentato all’inizio del dicembre del 2020 e redatto dall’ACCC (Australia’s Competition and Consumer Commission). Per la prima volta al mondo, una legge imporrebbe a Google di risarcire editori e giornali per i contenuti diffusi.

Il Governo australiano sostiene che le entrate pubblicitarie ottenute dalle piattaforme digitali grazie alla diffusione di contenuti giornalistici debbano essere condivise con chi di quei contenuti ha la paternità. Negli ultimi anni, mentre le entrate di Google e Facebook sono aumentate notevolmente, in Australia hanno chiuso centinaia di testate e circa 3.000 giornalisti hanno perso il lavoro. Inoltre le news, dicono gli editori, hanno un ruolo importante per le piattaforme, accrescendo i contenuti e l’attrattività di Google e Facebook.

Secondo i vertici di Google, invece, le piattaforme non guadagnano dai contenuti ma dagli annunci pubblicitari, inoltre quelli inseriti nelle news non sono fonte di grossi guadagni.

Australia Google minaccia blocco

Google minaccia l’Australia: i due punti salienti della legge

Il disegno di legge, elaborato in ben tre anni, era già stato criticato da Google nella sua bozza presentata lo scorso agosto. Ora modificato rispetto al testo iniziale, il disegno prevede tra l’altro l’obbligo per le piattaforme di avvertire le testate con quattordici giorni di anticipo prima di apportare al loro algoritmo modifiche che interessino il traffico delle news.

Inoltre, se tra le due parti non ci sarà un accordo subentrerà l’arbitrato di una commissione governativa, che deciderà la retribuzione alla testata giornalistica. Se Google si rifiutasse di negoziare, dovrà pagare per ogni violazione una multa decisamente salata. Ecco le tre possibilità: 10 milioni di dollari australiani (circa 6,2 milioni di euro), il 10 per cento del fatturato in Australia, oppure il triplo dei benefici ottenuti dalla diffusione delle news.

I 10 milioni di dollari australiani corrisponderebbero a quanto ha guadagnato Google dagli annunci inseriti nelle news nel solo 2019.

Botta e risposta tra Google e il Governo australiano

La polemica tra il Governo australiano e Google non è nuova. E si è riaccesa nei giorni scorsi. L’amministratore delegato di Google Australia, Mel Silva, ha dichiarato al Senato australiano che l’attuazione della bozza sarebbe lo “scenario peggiore”. E che a quel punto la piattaforma sarà costretta a “sospendere” i suoi servizi di ricerca.

Il primo ministro australiano Scott Morrison ha risposto così alla minaccia di stop: “L’Australia stabilisce le regole su ciò che può essere fatto nel Paese. È il nostro Parlamento che decide”, ha affermato. “Le persone che sono disposte a lavorare in questo contesto in Australia sono le benvenute. Ma non ci pieghiamo alle minacce”.

Google minaccia stop in Australia

Cosa c’è dietro la minaccia di Google all’Australia

I 19 milioni di utenti australiani di Google (su 25 milioni di abitanti del Paese) sono col fiato sospeso. La minaccia di blocco dei servizi potrebbe inoltre riguardare anche YouTube, di proprietà di Google. Nel frattempo, Facebook e Google si stanno confrontando con le autorità nazionali. E parallelamente stanno cercando di chiudere accordi commerciali con i principali media, tra i quali New Corps, di proprietà di Robert Murdoch.

Tutto questo per evitare che si attui il disegno di legge voluto dall’ACCC, secondo cui Google e Facebook hanno un potere così sproporzionato nell’industria dei media da poter compromettere il corso della democrazia.

Di certo, le minacce di Google di chiudere l’accesso indica una forte preoccupazione per una legge che, se attuata, taglierebbe di molto i suoi guadagni in Australia. Al contrario, secondo il ministro del Tesoro australiano Josh Frydenberg, quella appena presentata è una “enorme riforma” e non solo: “Il mondo sta guardando quello che avviene qui in Australia”, ha aggiunto. In effetti altri Paesi come Francia e Regno Unito stanno valutando di adottare simili misure di risarcimento per le testate giornalistiche.

I due attori coinvolti, Google e il Governo australiano, sembrano insomma su posizioni per ora poco conciliabili. Vedremo se si riuscirà a trovare un accordo, o quali altri sviluppi avrà una questione che sembra comunque preludere a una svolta epocale.


Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti, prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale https://claudiobagnasco.com