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Quanto spendono gli italiani per la cultura

Crescono soprattutto streaming e mercato librario. Ma i numeri pre-Covid sono ancora lontani

Italiani e cultura: le spese complessive stanno crescendo, ma i numeri raggiunti prima della pandemia da Coronavirus sono ancora lontani.

Questo, in estrema sintesi, l’esito di uno studio condotto dall’Osservatorio di Impresa Cultura Italia-Confcommercio, in collaborazione con Swg.

Le famiglie italiane, nel giugno del 2021, hanno mediamente speso 10 euro in più in cultura rispetto al dicembre del 2020. Ma sono ancora molti i settori in sofferenza: soprattutto le attività rimaste chiuse durante tutto il lockdown stanno continuando ad avere grosse difficoltà, e i numeri sono davvero bassi rispetto al periodo pre-pandemia. Soprattutto, è minima la percentuale di italiani che a giugno ha acquistato un biglietto per spettacoli e concerti, o per accedere a cinema o teatri.

Proprio nel mese di giugno le regioni italiane sono passate poco alla volta tutte in zona bianca. Ultima è stata la Valle d’Aosta, lunedì 28. Ma evidentemente al decadere delle restrizioni e dei divieti non è corrisposta una fiducia assoluta da parte dei cittadini. Che hanno concentrato le loro spese su prodotti di cui fruire tra le mura domestiche, o comunque in privato.

Analizziamo più nel dettaglio i dati del report dell’Osservatorio di Impresa Cultura Italia-Confcommercio e di Swg, che danno un quadro significativo delle recenti spese degli italiani nella cultura.

italiani e cultura

Italiani e cultura: i numeri in crescita

Diciamo subito che nei sei mesi dal rilevamento precedente, quello del dicembre 2020, a quello del giugno del 2021, i dati complessivi del consumo culturale degli italiani sono cresciuti.

La spesa media delle famiglie fa infatti segnare un +17%: si è passati da  un investimento di 59,55 euro nello scorso dicembre ai più recenti 69,49 euro.

Ma il dato globale non deve trarre in inganno, perché non tutti i settori crescono.

Il comparto trainante è senza dubbio quello dei libri. Aumentano i lettori abituali di libri in formato cartaceo (sono il 25% del campione, contro il 20% del dicembre 2020), mentre gli appassionati del digitale restano fermi al 17%, come nella scorsa rilevazione.

Si profila comunque una convivenza tra la forma cartacea e quella digitale. Le preferenze di acquisto e di fruizione sono legate soprattutto a criteri di praticità nel caso del prodotto digitale, e di esigenze di gusto per il prodotto cartaceo.

Non solo libri

Nella rilevazione del giugno 2021 il rapporto tra italiani e cultura è solido anche per quanto riguarda le piattaforme streaming a pagamento: il 42% degli intervistati ne fruisce abitualmente. E un quarto degli italiani prevede di utilizzarle come principale strumento per guardare contenuti TV nei prossimi sei mesi.

In calo, invece, risulta il gradimento degli spettacoli dal vivo in streaming. Questo è un duplice segnale: da un lato, il digitale non è ancora pronto a sostituire l’esperienza dal vivo. Ma dall’altro, è evidente che rispetto alla fruizione live ci troviamo in una zona ibrida, in un momento di incertezza: non ci sentiamo ancora pronti a partecipare come spettatori, ma stentiamo ad affidarci alle alternative tech.

libri

Italiani e cultura: i settori in sofferenza

A proposito di eventi e spettacoli dal vivo, è soprattutto qui – come abbiamo appena detto – che il rapporto tra italiani e cultura fatica a tornare quello del pre-pandemia.

A giugno solo il 2% degli italiani ha acquistato biglietti per spettacoli e concerti dal vivo, il 3% per teatro e il 4% per cinema. Sono percentuali davvero minime: basti pensare che nel dicembre del 2019 ben il 36% degli italiani aveva acquistato almeno un biglietto per il cinema, e il 9% per assistere a concerti dal vivo.

La fruizione degli eventi dal vivo risente di tutti i timori e le incertezze legate al Covid. Gli intervistati individuano nel limite al numero di ingressi (per il 51% del campione) e negli accessi consentiti solo con il green pass (per più del 40%) le misure ritenute più necessarie per visitare i luoghi della cultura, e assistere a eventi, in sicurezza.

Sembra che però proprio le norme sul green pass in vigore da venerdì 6 agosto offrano sufficienti garanzie proprio in questo senso.

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Le dichiarazioni di Carlo Fontana

Riguardo al rapporto tra italiani e cultura si è espresso Carlo Fontana, presidente dell’Osservatorio di Impresa Cultura Italia-Confcommercio, che ha condotto lo studio assieme a Swg. Queste le sue parole: “C’è una tendenza alla ripresa dei consumi culturali ma i dati restano ben lontani dai livelli pre-pandemia. È indispensabile, quindi, passare da interventi di sostegno a specifiche misure di accompagnamento verso un ritorno alla piena normalità. Non più ristori ma investimenti mirati ed efficaci”.

Aggiungiamo che probabilmente, per restituire agli italiani l’antica fiducia verso gli spettacoli dal vivo, servirà un po’ di tempo. Ci si dovrà riabituare alla normalità, che sarà più facile da raggiungere se i numeri sulla pandemia resteranno sotto il livello di guardia. E se la campagna di vaccinazione proseguirà con un buon ritmo.

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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