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L’indie da scoprire – Journey

Di titoli Tripla A è pieno il panorama videoludico. Sono sulla bocca di tutti per l’adrenalina che ci provocano, per le grafiche parecchio curate (almeno ci si augura) o per la storia e i personaggi coinvolti. Questo non significa che il folto sottobosco della produzione indipendente sia avulso da tutto ciò. O che non sia in grado di emozionarci e di offrirci titoli altrettanto memorabili. Proprio per rispolverare insieme i lavori più particolari e intramontabili di questa parte dell’ampio universo dei videogiochi, è il caso di ripercorrere alcuni dei titoli migliori che vale sempre la pena giocare, a prescindere dalla loro data di uscita. Proprio per questo motivo, diamo vita a degli speciali dal titolo “L’indie da scoprire“, dedicati a scoprire insieme a voi le piccole, grandi perle indipendenti videoludiche. Li selezioniamo in base alla storia o alle scelte artistiche effettuate per dare vita a questi giochi. Analizziamo in breve le caratteristiche che li rendono interessanti e sempre validi da giocare, anche a distanza di anni dal lancio.

Cominciamo la nostra selezione con un gioco davvero unico ed emozionante, oltre che pluricitato. Parliamo di Journey, il gioiellino di Jenova Chen, recentemente padre di Sky Children of the Light, e dei developer Thatgamecompany, Tricky Pixels, Santa Monica Studio. Uscito nel marzo 2012, scopriamo perchè vale ancora la pena parlarne (e giocarlo) a quasi dieci anni dalla sua uscita.

Journey, un viaggio nel deserto

Una poesia da vivere appieno in una manciata di ore, Journey è, come suggerisce il titolo, un viaggio emozionante e delicato in un’atmosfera tanto onirica quanto desertica. Siamo condotti alla scoperta di suggestioni visive e talvolta uditive, mentre volteggiamo da una parte dall’altra del mondo. Il tutto, nei panni di un omino tutto mantello e gambette sottili. Esploriamo un deserto che sembra infinito, tra distese di sabbia sottile e tombe, rovine di una civiltà antica e resti in decadenza. Siamo forse in presenza di un’atmosfera che sembra urlare a gran voce il motto di Paul Verlaine, “Je suis l’empire à la fin de la décadence”, essendo noi gli ultimi rimasti di un popolo glorioso in altri tempi. Ma c’è ancora vita in questo posto, dettata da lugubri figure sacerdotali che ci raccontano quello che è successo prima di farci avanzare nel nostro Viaggio. 

Il nostro cammino nell’arte e tra le rovine

Non abbiamo di fatto un ruolo molto definito. Che siamo testimoni della disfatta o semplicemente viaggiatori in questo mondo annichilito e abbandonato a se stesso, dobbiamo raggiungere in ogni caso la nostra meta. Si tratta del monte sacro, che simboleggia la rinascita. Il tutto però viene condito da atmosfere da sogno, colori pastello che creano un pastiche emozionante e suggestivo tra architettura e soluzioni visive uniche.

Infine sarà la nostra voce a rianimare i drappi rossi che un tempo muovevano gli ingranaggi di questa civiltà. Cerchiamo di ricostruirne alcuni elementi e risvegliare delle creature che si librano come aquiloni nell’aria. Se ancora oggi le ambientazioni e la storia sottesa sanno farci rimanere quasi allibiti e sorpresi di fronte allo schermo, figuratevi all’epoca di lancio. A quel tempo, il genio creativo di Jenova Chen si dichiarava in tutta la sua arte. Ci concedeva di sognare, alla ricerca di simboli nascosti in ogni luogo. 

Un gameplay semplice ed essenziale

Immersi nella desolazione del deserto, guardiamo ora al gameplay puro. Non abbiamo a disposizione una vasta gamma di azioni da compiere, né di obiettivi da raggiungere, come in parte anticipavamo. Siamo visivamente colpiti dalla bellezza artistica e dalla delicatezza delle discese verso la città sommersa, scivolando sulla sabbia e con il vento che ci aiuta in questa impresa, mentre il tappeto sonoro del gioco si fa presente solo in alcuni punti, lasciandoci altrimenti a un silenzio riflessivo e anch’esso simbolico di solitudine e caducità. Poche azioni da compiere, ma dalla risposta immediata ai nostri comandi, rendendo l’esperienza di gameplay morbida e sinuosa in ogni volteggiamento.

Anche la vasta gamma di colori si fa sentire in ogni momento, soprattutto con l’alternanza giorno – notte a cui assistiamo. Questa possibilità ci consente di osservare il cambiamento del panorama in tutte le sue varianti. Un minimalismo narrativo che ci sconquassa ancora oggi, come allora e che proprio in virtù dell’assegnazione di senso personale che ognuno può dare alla storia, consente un’ampia rigiocabilità di questo titolo nel tempo, anche solo per riassaporare il gusto di una storia senza tempo.

Perché giocare a Journey ancora oggi

Come abbiamo appena detto, ci chiediamo costantemente quale sia il significato del viaggio che abbiamo intrapreso, permettendoci quasi di ragionare sul senso della vita. Non solo una riflessione su quanto accade nel gioco, ma una trasposizione di questa esperienza su quella della nostra vita. Journey racconta di un percorso che tocca a tutti compiere, raccontato con un’attenzione estetica che vale sempre la pena osservare da vicino estasiati, come se fosse un quadro in movimento accompagnato da una colonna sonora non onnipresente, ma che sa dare il suo importante contributo alla meraviglia complessiva di questo gioiellino, che non merita di rimanere sepolto sotto le sabbie del deserto e la polvere del tempo. 

Che lo si consideri analizzandolo con dovizia di dettagli o che lo si guardi anche in maniera più superficiale, Journey è un viaggio del gusto artistico. Siamo spettatori della sensibilità narrativa, dello splendore della vita e del buio della morte. Solo qualche sparuta rovina rimane in piedi come fosse l’ultimo baluardo rimasto. Un esempio di videogioco che sa distinguersi: non solo divertimento, non solo azione, ma anche esperienza sensoriale coinvolgente e morbida. Un titolo sempre emozionante e che vale sempre la pena scoprire e riscoprire.

Journey - édition collector - PlayStation 4 - [Edizione:...
  • Classification PEGI : ages_3_and_over
  • Plate-forme : PlayStation 4
  • Genre : Jeux d'action

Francesca Sirtori

Indielover, scrivo da anni della passione di una vita. A dispetto di tutti. Non fatevi ingannare dal faccino. Datemi un argomento e ne scriverò, come da un pezzo di plastilina si ottiene una creazione sempre perfezionabile. Sed non satiata.

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