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Come è cambiato: la misurazione del tempo

Breve panoramica storica: dall’osservazione degli astri ai moderni smartwatch

Come gli affezionati lettori della rubrica sanno, è nostra abitudine iniziare questa tipologia di articolo dandovi la definizione dell’argomento di volta in volta trattato. Per circoscriverlo e per levarci eventuali dubbi. E anche per scoprire come spesso la stessa definizione chiarisca già molto di un determinato ambito.

Ma oggi parleremo di come è cambiata la misurazione del tempo, che racchiude un così vasto insieme di sottoargomenti da rendere davvero ardua l’impresa.

Anzi, diciamo proprio che la misurazione del tempo è l’insieme di tecniche e strumenti che, nel corso della storia, l’uomo ha adottato per tenere traccia dello scorrere del tempo. Operazione che, peraltro, può essere di utilità pubblica o privata.

Andiamo dunque alle origini della misurazione del tempo, e scopriamo poi come è cambiata nel corso della storia.

Alle origini della misurazione del tempo

Va da sé che la vita umana è da sempre condizionata dal tempo: dall’alternarsi del giorno con la notte e dal ciclo delle stagioni.

Il primo e più semplice modo di misurare lo scorrere delle ore diurne è stato quello di osservare la posizione del sole. Anche se il primissimo manufatto che (forse) ci parla del rapporto tra uomo e tempo fa piuttosto riferimento alla luna: si tratta di una lamina di avorio di mammut scoperta in Francia e risalente circa a 30.000 anni a.C. Le cui incisioni puntiformi fanno pensare a un primitivo calendario lunare.

misurazione del tempo

Il sistema sessagesimale

Per capire come è cambiata la misurazione del tempo va anzitutto considerato che il sistema sessagesimale (ossia quello attualmente in vigore, per cui l’ora è formata da sessanta minuti e il minuto da sessanta secondi) ha origini antichissime. È infatti da attribuire ai sumeri, che lo hanno inventato intorno al ventunesimo secolo a.C.

Agli egizi si deve invece la suddivisione del giorno in due parti di 12 ore l’una.

Gli strumenti di misurazione

Ma la misurazione del tempo come è cambiata per quanto riguarda gli strumenti utilizzati?

Tra i più antichi oggetti va annoverata la clessidra ad acqua, adoperata forse per la prima volta nel Grande tempio di Amon, in Egitto, tra il diciannovesimo e il quattordicesimo secolo a.C.

A una simile data dovrebbero risalire i primi orologi ad acqua, introdotti in Mesopotamia.

Sempre all’Egitto dobbiamo la nascita delle clessidre a sabbia. Mentre uno splendido esempio di orologio primitivo, o se vogliamo di rudimentale osservatorio astronomico, potrebbe essere il sito di Stonehenge, che risale a un’epoca compresa tra il quarto e il secondo secolo a.C.

La più antica meridiana, rinvenuta in Egitto, è invece databile intorno al 1.500 a.C.

I primi orologi meccanici

Dobbiamo necessariamente fare un poderoso balzo in avanti (nel tempo, appunto) e tralasciare le pur interessantissime e differenti modalità in cui il tempo veniva misurato nell’antichità greco-romana ma anche, ad esempio, in Cina (dove sono stati sviluppati anche gli orologi a incenso) o in Persia (dove è stato ideato il fenjaan, un particolare orologio ad acqua).

È nel Trecento che nascono i primi orologi meccanici, adoperati anzitutto da i monaci medievali (assieme alle campane) per scandire le porzioni del giorno da dedicare alla preghiera e al lavoro.

L’orologio della cattedrale di Salisbury, del 1386, è ancora funzionante, ed è considerato uno dei primi orologi al mondo.

I primi orologi da polso

Una svolta fondamentale per capire come è cambiata la misurazione del tempo è il passaggio, potremmo dire, da una dimensione pubblica a una privata. Segno evidente della nascita di professioni nuove, di una nuova estetica e di una nuova idea di lusso.

Vengono introdotti già alla fine del Cinquecento, e per almeno un paio di secoli sono un oggetto di pertinenza quasi esclusivamente femminile. Gli uomini indossavano più volentieri l’orologio da tasca, chiamato anche più informalmente cipolla.

La fine dell’Ottocento sarà un periodo di svolta, sia perché gli orologi da polso vengono indossati dai militari (per la sincronizzazione delle manovre) sia perché nascono i primi grandi marchi dell’orologeria di lusso. Ed è il boom.

smartwatch

L’avvento del digitale

Nel corso del Novecento orologi da muro, da polso e sveglie sono presenti in un numero sempre crescente di abitazioni private.

L’orologio da polso si perfeziona, nascono i modelli al quarzo e quelli elettronici basati sul movimento di un diapason. Ma la vera rivoluzione la si ha a partire dal 1970, con l’introduzione dell’orologio digitale. Non necessariamente da polso: digitali diventeranno le sveglie e tutti i dispositivi orari, da quello presente nei più comuni elettrodomestici a quello delle autoradio.

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La misurazione del tempo oggi

Per capire come è cambiata la misurazione del tempo in questi ultimi anni basta guardarci intorno. Resiste l’orologeria di lusso, così come resistono i gloriosi orologi dei campanili, con tanto di scampanìo orario, e le vecchie meridiane. Ma ormai quasi tutti sbirciamo l’ora dallo smartphone o, come chi sta redigendo questo articolo, dal proprio computer.

Gli smartwatch fungono ormai da promemoria e da personal trainer, al punto che ci dimentichiamo della funzione originaria di quel bizzarro oggetto composto da una cassa e un cinturino.

Il tempo ci mette sempre più ansia, le nostre vite sono sempre più stipate e parcellizzate. E la cosa strana – chi l’avrebbe mai detto? – è che un secondo dura sempre un secondo: né più né meno.

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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