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Corea, stop al monopolio dei pagamenti in-app

Il Parlamento di Seul obbliga i due giganti tech ad aprire gli app store a sistemi di pagamento alternativi

Il Parlamento della Corea del Sud ha passato una legge contro il monopolio dei pagamenti in-app, obbligando Google e Apple ad accettare altri sistemi di pagamento nei propri app store. La decisione epocale potrebbe fare da precedente e convincere anche altri Paesi a fare questo passo, dopo che il processo con Epic ha “scardinato” la porta. Ma i due giganti della Silicon Valley contestano la decisione.

La Corea obbliga Google e Apple a terminare il monopolio dei pagamenti in-app

La decisione del Parlamento è chiara, ora manca solo la firma del presidente Moo Jae-in perché la legge sia operativa. La legislazione ha l’intento di “impedire agli operatori di app store con posizioni dominanti di forzare sistemi di pagamento sugli sviluppatori“. Inoltre punta a bloccare “i ritardi inappropriati nel controllare le app e i blocchi”, che secondo i legislatori coreani potrebbe essere usati come misura punitiva per le app che propongono sistemi di pagamento alternativi. Ben 180 parlamentari a Seul hanno votato per modificare in questo modo il Telecommunications Business Act, che regola il mercato coreano in ambito di telecomunicazione.

La decisione giunge dopo un anno di tensioni sempre maggiori fra gli enti antitrust e i legislatori di molti Paesi. Compresi gli Stati Uniti dove hanno sede i due colossi tech. Il motivo del disagio è che Google e Apple applicano una commissione del 30% su tutti gli acquisti in-app. Dagli abbonamenti per i servizi fino alle valute dei giochi nel Play Store e nell’Apple Store. Di recente entrambe le società hanno deciso di abbassare la quota al 15% per gli sviluppatori che fatturano meno di un milione di dollari annui.

Ma questo non cambia il fatto che molti enti anti-trust riconoscono quello dei pagamenti in-app come un monopolio. Gli sviluppatori non possono utilizzare altri sistemi di pagamento negli store e non possono pubblicizzare sistemi di pagamenti alternativi. La situazione si complica ulteriormente perché entrambe le società offrono anche applicazioni che hanno quindi un vantaggio competitivo strutturale rispetto agli altri. Per esempio, Spotify ha smesso di accettare gli abbonamenti in-app perché a parità di prezzo (9,99 euro al mese), l’azienda svedese dovrebbe dare un terzo degli introiti a Google e Apple, che hanno servizi in diretta competizione. Per i quali devono solo “formalmente” pagare la quota. Pur con lo stesso costo per gli utenti, Google e Apple incassato il 30% in più di Spotify.

Google e Apple esprimono i propri dubbi, Epic esulta

Le due società in questi mesi hanno continuato a ribadire che la quota pagata serve per garantire la qualità del servizio agli utenti degli app store. Da quando è iniziato il dibattito con Epic, Apple ha sempre reiterato che gli utenti sono liberi di scegliere quando comprano uno smartphone. Una volta scelto di usare iOS, si sentono in dovere di garantire la maggior sicurezza possibile, anche impedendo sistemi di pagamento esterni.

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Dopo il passaggio della legge, un portavoce di Google ha invece commentato:  “I costi che applichiamo aiutano a mantenere Android una piattaforma gratuita, mettendo a disposizione degli sviluppatori gli strumenti e la struttura per raggiungere miliardi di persone in tutto il mondo. Ragioneremo su come conciliare il funzionamento di un modello che supporti queste piattaforme di alta qualità, in linea con i requisiti di questa nuova legge”.

Di tutt’altra natura il commento di Epic, che vede in questa decisione la possibilità di un cambio di rotta anche per i propri processi americani (sia con Google che Apple, separatamente). “L’azione storica di oggi e l’audace leadership dei legislatori sudcoreani segnano un passo monumentale nella lotta per un ecosistema di app equo. Attendiamo con impazienza che il disegno di legge venga rapidamente convertito in legge e chiediamo gli organi legislativi di tutto il mondo di adottare misure simili per proteggere i loro cittadini e le loro imprese dai monopolisti che stanno limitando Internet”.

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Monopolio dei pagamenti in-app: potrebbe cambiare in tutto il mondo?

Davanti a una legge passata, sembra difficile che Google e Apple possano esimersi da accettare le misure. Rischiano fino al 3% degli introiti incassati in Corea se non dovessero sottostare alla volontà del Parlamento di Seul. E ritirarsi dal mercato sudcoreano sembra quantomeno impraticabile. L’amministrazione Biden ha informalmente fatto sapere che vuole discutere delle implicazioni di questa normativa sulle due aziende americane. Ma sembra difficile che possa imporre sanzioni per contrastare una normativa votata democraticamente da uno Stato alleato. La battaglia per i due giganti tech si sposta quindi nelle corti e nei parlamenti americani ed europei.

Il giro d’affari degli app store è difficile da quantificare, visto che Google e Apple non lo separano da altri introiti quando rendicontano. Ma la voce dei “Servizi” per la Mela vale ben 53,8 miliardi (qui dentro ci sono anche gli abbonamenti ad Apple Music, TV+, ecc), mentre per Google la voce “Altro” conta per 21,7 miliardi di dollari. Se anche dovessero perderli tutti domani, non sarebbe abbastanza a far fallire questi due titani. Ma sarebbe molto più complesso mostrare una crescita annuale agli investitori.

Il caso Epic negli Stati Uniti, una proposta simile a quella coreana nel Parlamento americano e l’attenzione della Commissione Europea e del Parlamento. Google e Apple hanno di fronte dei mesi complicati. Ma la risposta come spesso accade in questi casi dipenderà dagli utenti più che dai legislatori. Entrambe le società hanno dimostrato di sapere comprendere dove si muove il consenso pubblico e comportarsi di conseguenza.

Ma d’altro canto, per l’utente medio fa poca differenza dover andare sul sito di Spotify per pagare l’abbonamento invece che direttamente in-app. Discorso diverso invece per i piccoli sviluppatori, che non hanno l’opportunità di fare a meno dei servizi di pagamento in-app.

La situazione è in continua evoluzione e il futuro degli app store è quanto mai incerto. Ma questa decisione in Corea è storica, uno scoglio enorme nel mare della tecnologia. Bisogna solo capire in quale direzione sposterà la corrente. Vi terremo aggiornati.

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Source
CNBC

Stefano Regazzi

Il battere sulla tastiera è la mia musica preferita. Nel senso che adoro scrivere, non perché ho una playlist su Spotify intitolata "Rumori da laptop": amo la tecnologia, ma non fino a quel punto! Lettore accanito, nerd da prima che andasse di moda.

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