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Musica classica e servizi di streaming: una relazione che non funziona

Tra i melomani e lo streaming musicale potrebbe non correre buon sangue perché gli algoritmi di ricerca non sembrano essere sufficientemente precisi

Il tutto è nato quando Roopa Kalyanaraman Marcello, un’appassionata di musica classica di Brooklyn, ha chiesto ad Alexa un brano specifico: il terzo movimento del concerto per pianoforte “L’Imperatore” di Beethoven, ma Echo non è stato in grado di trovarlo.

All’inizio ha dato il primo movimento del concerto; ad un secondo tentativo il secondo movimento, al che la signora Marcello si è arresa.

Una frustrazione apparentemente condivisa

Questa frustrazione sembra essere comune tra gli appassionati di musica classica nell’era dello streaming: gli algoritmi di Spotify, Apple e Amazon sono attentamente progettati per deviare l’ascoltatore verso le hit pop e di conseguenza i poveri Schubert, Puccini e Mozart si perdono nel marasma dei metadati, tanto che, sebbene la vendita di album di musica classica sia al 2.5% negli USA, solo l’1% degli streaming totali riguarda questo genere, secondo Alpha Data (un servizio di tracking).

Dov’è l’inghippo?

Come già detto in precedenza, parte del problema risiede nella struttura dei metadati tramite i quali la musica è organizzata.

Un brano moderno è tipicamente caratterizzato da un compositore, un album e un esecutore.

Un brano di musica classica è difficile da catalogare perché, benché esista un compositore, gli esecutori possono essere decine, senza contare i movimenti che caratterizzano una determinata opera (per esempio, una sinfonia di Mahler può contare fino a sei movimenti!) e questo tipo di “forma” non è molto compatibile con un sistema progettato per il pop.

Due esempi pratici

Per rendere più chiaro il problema facciamo due esempi pratici.

  1. Ricerca di “Requiem di Mozart“: poiché non c’è una chiara distinzione del compositore (o meglio c’è, ma il sistema non è in grado di dire se il “Mozart” della chiave di ricerca sia il compositore o l’esecutore) molti degli album risultanti dalla ricerca, molto probabilmente avranno “Mozart” come “Artista” (che non ci dice, appunto, se sia il compositore o l’esecutore).
  2. Se abbiamo “Herbert Von Karajan dirige Maria Callas in un’opera di Giuseppe Verdi“, chi è l’artista?

Questo tipo di difficoltà si è posta concretamente al compositore William Brittelle il quale, quando ha registrato il suo album Spiritual America, ha dovuto indicare il Metropolis Ensemble, il Brooklyn Youth Chorus e la band indie-rock Wye Oak. Al momento di fare l’upload dell’album gli è stato detto di mettere tutto in ogni traccia, con il problema, però, che avrebbe reso tutto molto confusionario; alla fine ha messo solo il suo nome.

Due possibili soluzioni

A queste domande ha cercato di dare una risposta il signor Janczukowicz, CEO di Idagio.

Non è una crisi di genere, è una crisi del packaging di un certo tipo di industria“. Conscio dei problemi esistenti, Janczukowicz ha fondato Idagio, una piattaforma di streaming espressamente dedicata ai melomani.

Non è la sola, esiste anche Primephonic che ha lo stesso scopo: risolvere il problema costruendo dei database più estesi, con liste di compositori, solisti, orchestre e direttori.

Come tutti i servizi di streaming, anche questi due hanno un costo:

  • Primephonic costa 8$ al mese (con in più la possibilità di cercare tramite numero di opera nel catalogo del compositore e per tonalità)
  • Idagio costa 10$ al mese

Queste sono le tariffe base; lo streaming a qualità più alta costa un po’ di più.

Se siete melomani come lo sono io non disperate! Apple, Spotify e Play Music ci sono sempre, ma con Idagio e Primephonic abbiamo ancora più risorse!

Fonte
New York Times
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Matteo Bonanni

Musicista di professione e malato di tecnologia per indole, mischio sempre musica e tecnologia senza soluzione di continuità perché mi piace circondarmi di cianfrusaglie tecnologiche mentre faccio tutto il resto!
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