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Cultura

Netflix: ecco com’è cambiato il modo di guardare la TV

Quattro anni fa fare binge-watching, ossia chiudersi in casa a fare una bella maratona dei vostri telefilm preferiti, era un'attività per pochi, per i fortunati dotati di una connessione Internet piuttosto veloci e capace di muoversi agilmente in mezzo al marasma di siti, torrent e download. Oggi è quasi la normalità e la colpa – o il merito – è di Netflix. Ma non è solo il binge-watching ad essere cambiato dal 2013 ad oggi. Stando a quanto dichiarato dalla stessa piattaforma di streaming sono proprio le nostre abitudine ad essersi evolute.

Mattina: non solo news

Chi ha detto che di prima mattina si guardano solo telegiornali e talk-show? Gli utenti di Netflix infatti preferiscono, a partire dalle 6.00 del mattino, commedie come l'intramontabile Una Mamma per Amica, l'indimenticato How I met your mother e il più recente Unbreakable Kimmy Schmidt.

Pranzo: si mangia insieme agli Escobar

La pausa pranzo, ossia la fascia oraria tra mezzogiorno e le due, vede di solito protagoniste le serie TV drammatiche. In particolare gli italiani amano guardare Narcos, Breaking Bad, Sherlock e Suits. Uno strano mix tra legalità ed illegalità.

Sera: c'è spazio per tutti

Dopo le 21.00 si fa spazio a Stranger Things, Dexter e Bates Motel, ma solo per un paio d'ore. Dopo le 23.00 infatti pare che gli spettatori buttino giù dal letto Demogorgone, Dexter Morgan e Norman Bates per fare spazio a qualcosa di più leggero, inclusi Friends, Modern Family e Bojack Horseman.

Notte: l'ora del documentario

A livello globale, il 15% dello streaming accade tra mezzanotte e le 6.00 del mattino, arrivando a toccare il 21% in Giappone e Sud Corea. Ma cosa guardiamo quando ormai il resto della città dorme? A quanto pare tantissimi documentari, come Abstract, Making a Murdered, Pianeta Terra e Chef's Table.

E voi cosa guardate di solito durante la giornata?

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Erika Gherardi

Amante del cinema, drogata di serie TV, geek fino al midollo e videogiocatrice nell'anima. Inspiegabilmente laureata in Scienze e tecniche psicologiche e studentessa alla magistrale di Psicologia Clinica, dello Sviluppo e Neuropsicologia.
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