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#celebstories: Pietro Grasso

Le foto all’ex procuratore nazionale antimafia in una location tanto suggestiva quanto insolita

Questa settimana non vi parleremo di un personaggio pubblico per così dire canonico.

Dunque: non è un attore, non è un cantante. E no, non è neppure uno sportivo.

Eppure, meraviglia delle meraviglie, è molto, molto più importante per noi tutti. Si tratta di un signore che ha contribuito, con le sue lunghe indagini, alla cattura (tra le altre cose) di Bernardo Provenzano. Vi basta? No?

Allora sappiate che recentemente è stato Presidente del Senato e Presidente supplente della Repubblica Italiana. Giusto per farvi capire la caratura.

Esatto: oggi vi parleremo del giorno in cui abbiamo scattato le foto a Pietro Grasso.

Nel luglio del 2005, pochi mesi prima che Grasso venisse nominato Procuratore Nazionale Antimafia, siamo stati chiamati dalla rivista IL, il magazine del Sole 24 Ore, per fotografarlo a Palermo.

Saremo sinceri: nella nostra ignoranza non avevamo ben chiaro chi fosse o che ruolo avesse. Per noi sarebbe stato un servizio come un altro: fotografare Pietro Grasso.

Nella nostra carriera non so quanti chilometri abbiamo percorso e per quante miglia abbiamo volato: forse, se provassimo a chiederlo, riusciremmo a ottenere un brevetto da pilota honoris causa…

Andare a Palermo in giornata non ci sembrava nulla di speciale, tutto sommato. Al check-in stavamo già pregustando tutto il campionario di luoghi comuni sulla città: un cannolo siciliano, il mare, i profumi, il sole (era luglio, in fin dei conti).

La verità è che eravamo del tutto all’oscuro di cosa sarebbe successo una volta che fossimo atterrati a Punta Raisi. Sapevamo solo che qualcuno di non meglio specificato ci avrebbe incontrati all’aeroporto.

Già, “qualcuno”.

ritratto Pietro Grasso

Appena scesi dall’aereo veniamo prelevati da un agente in borghese che ci accompagna, con modi garbati ma decisi, verso l’uscita dello scalo. Lì ci attendono un paio di altri agenti (sempre rigorosamente non in divisa) che sorvegliano altrettante auto. Ci viene chiesto di salire sulla prima, e immediatamente ci allontaniamo. L’altra auto ci segue da distanza ravvicinata.

“Cavolo!” (o qualcosa di più esplicito), abbiamo pensato senza dire mezza parola, e non senza un minimo di timore. Stavamo iniziando a capire che fare le foto a Pietro Grasso non sarebbe stata un’esperienza comune. Altro che il solito caffè da sorseggiare prima di prendere il taxi, come ci succede nel novantanove per cento dei casi.

Non abbiamo avuto il coraggio di chiedere nulla. Silenzio per tutto il viaggio. Un viaggio lungo, molto lungo, che ci ha portati in una zona sconosciuta fuori da Palermo, in collina, attraverso strade statali e poi strade e stradine di campagna.

Quando siamo arrivati in una villa circondata da alto muro di cinta, con telecamere e agenti piazzati ovunque, abbiamo quasi tirato un sospiro di sollievo. E finalmente ci è venuto incontro Pietro Grasso.

 

Chi è Pietro Grasso

Politico ed ex magistrato, Pietro Grasso nasce a Licata nel 1945. Titolare dell’inchiesta sull’omicidio di Piersanti Mattarella, dopo anni di lavoro in indagini e processi contro la mafia è stato nominato Procuratore della Repubblica di Palermo nel 1999, e procuratore nazionale antimafia nel 2005.

Il resto è storia recente e recentissima: ha contribuito alla cattura di Provenzano, avvenuta nel 2006, ed è stato nominato Presidente del Senato nel 2013. Presidente supplente della Repubblica Italiana dalle dimissioni di Napolitano all’elezione di Mattarella, nel dicembre del 2017 ha fondato Liberi e Uguali.

Pietro Grasso shooting max & douglas

Pietro Grasso: le nostre foto, la sua situazione paradossale

Entriamo nella villa e Pietro Grasso, con grande gentilezza, ci accoglie scusandosi per le precauzioni dovute a evidenti motivi di sicurezza. Ci presenta a qualcuno degli agenti (che lo seguono come un’ombra), con i quali ci immedesimiamo: come potevano sapere che noi fossimo “puliti”? Sicuramente prima del nostro arrivo eravamo stati ampiamente verificati, con tanto di analisi dei nostri alberi genealogici sino alla sesta generazione…

Scambiamo due chiacchere prima degli scatti e capiamo subito una cosa: ci sono uomini con una marcia in più, che non sanno cosa sia la paura. O se la hanno riescono a conviverci, convinti di essere al mondo per un ideale incorruttibile. La giustizia, nel caso di Grasso.

Che ci parla della situazione difficile del territorio, facendoci notare come il paradosso lo abbia portato a vivere proprio sotto le colline abitate dai “cattivi” della situazione.

Il nostro ricordo va immediatamente a persone come Falcone e Borsellino, che hanno dedicato la loro vita agli altri. Ci sentiamo piccolissimi.

Comunque forza: siamo qui per lo shooting! Diamo il via alle danze e iniziamo a lavorare sui primi piani, cercando di cogliere tutto il possibile dagli sguardi e dalla gestualità del nostro soggetto. Dopo qualche foto a Pietro Grasso ci rendiamo conto che più di tanto non sarebbe stato possibile fare, vuoi per la location, vuoi per rispetto verso il suo prezioso tempo.

Realizziamo quindi lo scatto che qui vedete in copertina. E che, nel suo carattere esplicito, crediamo riesca a dare bene l’idea della situazione.

Dopo un’oretta veniamo ricaricati in auto e ricondotti in aeroporto, dove la nostra vita sarebbe ricominciata come sempre, con tutte le nostre libertà.

Se pensiamo a come stava vivendo quest’uomo, isolato, privo della possibilità di spostarsi, andare al cinema, al ristorante, oggi ci sembra qualcosa che tutti noi stiamo provando sulla nostra pelle. Con la differenza che noi abbiamo sempre avuto modo di trascorrere del tempo con i nostri cari, al sicuro nelle nostre case. Lui no.

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