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Recensione Beats Studio Buds, ricche di bassi e stile

I nuovi auricolari true wireless di Beats offrono un audio coinvolgente (e funzionano alla grande anche su Android)

I nuovi auricolari true wireless di Beats arrivano sul mercato con moltissime aspettative. Abbandonano il design sportivo per offrire delle linee di puro stile, hanno la cancellazione attiva del rumore e promettono di funzionare alla grande non solo per Apple (proprietaria del brand) ma anche su Android. Nella nostra recensione delle Beats Studio Buds abbiamo potuto apprezzarne soprattutto la qualità audio, avvolgente e particolarmente consigliata per chi apprezza dei grandi bassi. Il risultato è un paio di cuffie che potrebbero farvi innamorare: vi raccontiamo la nostra esperienza per farvi capire se sono quelle che fanno per voi.

Recensione Beats Studio Buds, i nuovi auricolari true wireless

Le nuove Beats ci sono arrivate in una confezione attenta all’ambiente e con qualche promozione interessante per Apple Music, raccontandoci subito la cura che Beats (e Apple) ha messo nel presentare questi auricolari. Una volta aperta la scatola ne siamo stati sicuri: queste cuffie sono il connubio perfetto del lavoro estetico di Beats e Apple. Del marchio creato da Dr. Dre hanno il colore accesso della custodia di ricarica e degli auricolari, oltre alle linee decise dei tasti con la “b” sopra. Ma la custodia “a ovetto” e il look discreto nell’orecchio hanno il gusto della Mela.

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Nella scatola trovate anche degli eartips di ricambio, più larghi e più piccoli di quelli in dotazione, oltre al cavo di ricarica USB-C. L’aggiunta dell’abbonamento di prova ad Apple Music aumenta il valore delle cuffie, che si posiziona già in una zona interessante del mercato con un prezzo di 149,95 euro.

Le cuffie entrano perfettamente nelle orecchie e ci restano saldamente. Anche quando fate sport, grazie anche alla certificazione IPX4 contro polvere e sudore. Inoltre sono leggerissime: pesano solo 5 grammi, che è ottimo per qualsiasi situazione. Ma non hanno l’archetto della linea pensata per la corsa di Beats e si sente: quando correte le cuffie non cadono ma non danno la sensazione di essere stabili. Non abbiamo potuto resistere la tentazione di sistemarcele nelle orecchie più volte durante una corsa.

Tuttavia, potete usarle tranquillamente in palestra e in tutti gli allenamenti meno “movimentati”. Ma questo paio di auricolari punta a farvi da accompagnamento musicale per tutta la giornata, non solo durante lo sport.

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Qualità audio: bassi da far tremare le orecchie

La caratteristica principale di qualsiasi paio di cuffie è senza dubbio la qualità audio: il miglior assistente vocale non può migliorare un paio di auricolari gracchianti. In questo reparto, le Beats Studio Buds ci hanno sorpreso in positivo durante la recensione.

I bassi sono da sempre la miglior qualità delle cuffie Beats, ma per altri punti di vista anche il loro difetto peggiore. Dipende molto da che musica ascoltate e dai vostri gusti. Le Studio Buds continuano in questa tradizione ma regalando un suono maggiormente dinamico rispetto alla tradizione.

La prova musicale

Visto chi ha fondato il brand, non potevamo che iniziare le prove che con Nuthin’ but a G thang, che ci ha avvolti completamente con la sua linea di basso molto carica. Gli alti della voce di Dre e Snoop Dog colpiscono con grande chiarezza, per un’esperienza davvero sonora splendida. E lo stesso è vero per qualsiasi brano hip hop, trap, rock e anche per la stragrande maggioranza degli artisti pop.

Ci è invece piaciuto meno quando abbiamo ascoltato tracce più complesse come Pink + White di Frank Ocean o la colonna sonora “hip hop caraibica” di In The Heights. Questi brani hanno un basso costante che sovrasta la ricchezza di toni medi e alti delle tracce. Ma ascoltando brani jazz come quelli di Jon Baptiste, abbiamo potuto valutare che il problema non è la mancanza di dettagli, che anzi sono molto ricchi. È il basso potente che distoglie l’attenzione dal resto. Un problema risolvibile con un equalizzatore, che purtroppo non è presente nell’app di Beats (ma che trovate su molte app di streaming musicale).

Nel complesso, possiamo dire che le Beats hanno il suono perfetto per la stragrande maggioranza degli appassionati di musica. E anche testando su Audio Check le qualità singolarmente, siamo al massimo possibile su un auricolare così piccolo e leggero. Ma chi ha gusti musicali più vari (e come noi ha playlist che cambiano genere a ogni traccia) potrebbe rischiare di rovinarsi qualche canzone per un basso troppo carico.

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Le altre funzionalità: assistente vocale e ANC

A differenza delle AirPods, che Apple costruisce con un chip H1 o W1 per la miglior connessione possibile con iPhone, le Beats Studio Buds sembrano pensate per funzione bene su Android come su iOS. Chi ha un iPhone può usare l’audio spaziale automatico (e la spazialità delle cuffie è davvero ben studiata) e la possibilità di richiamare Siri con la voce. Ma anche gli utenti Android possono impostare su uno dei tasti la possibilità di risvegliare Assistente Google. E la grafica nell’area di notifica comunica informazioni sul livello di carica, la connessione è istantanea. Insomma: queste Beats sono ottime anche per Android.

Gli utenti iOS possono però regolare l’ANC o la trasparenza dal centro notifiche. Chi ha Android dovrà aprire l’app. È possibile attivare questa funzione anche con una pressione prolungata dei tasti, anche se manca la “vocina” che ci avverte di quale funzionalità abbiamo attivato.

La cancellazione attiva del rumore però non ci è sembrata l’asso della manica di questi auricolari. Se per voi la cancellazione del rumore è un must, forse queste non sono le cuffie perfette per voi. Ma la verità è che sono poche le cuffie che sono davvero efficaci nella riduzione del rumore in questa fascia di prezzo: le Beats fanno meglio della media, ma se volete davvero non essere disturbati dovreste pensare a delle cuffie over-the-ear.

Tasti e chiamate

I tasti dei comandi ci hanno convinto: sono sensibili quanto serve e responsivi. Avremmo voluto più possibilità di configurarli: per esempio, entrambe le cuffie se toccate due volte fanno skip per la prossima canzone, quando preferiremmo tornare alla precedente con l’orecchio sinistro. Ma ci si abitua velocemente. Manca invece la possibilità di fermare la riproduzione togliendo le cuffie dall’orecchio.

Per quanto riguarda la qualità delle chiamate, siamo nella media. Il che significa non molto buono: sentite bene ma la vostra voce risulta un po’ ovattata. Specialmente gli utenti Apple sono abituati a risultati migliori con le AirPods ed esistono decine di alternative dedicate in Android. Se usate le cuffie principalmente per le chiamate, le Studio Buds non fanno per voi. Ma vanno benissimo per la chiamata o la videoconferenza occasionale.

Recensione Studio Buds di Beats: autonomia e ricarica

L’autonomia di queste cuffie è molto buona, anche se non eccezionale. Con l’ANC o la trasparenza attivate, potete contare su almeno 5 ore di autonomia, che salgono fino a 8 ore senza queste funzioni. La custodia di ricarica ne aggiunge altre 16 (o 10 con ANC). Però può ricaricare velocemente fino a un’ora di riproduzione in soli cinque minuti grazie al fast charging.

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La ricarica avviene con la presa USB-C, mentre manca quella wireless.

Recensione Beats Studio Buds: vale la pena acquistarle?

Le Studio Beats non hanno alcune delle caratteristiche migliori che Apple ha mostrato con le AirPods Pro, in particolare per le chiamate e per l’ANC di qualità. Ma hanno due enormi vantaggi: funzionano alla grande anche su Android e costano solo 149,95 euro. A questo prezzo la competizione è elevata ma il suono distintivo di Beats, con bassi profondi da farvi vibrare le orecchie, assicura un posto fra le migliori.

Chi non ama il profilo sonoro pieno di bassi o ha bisogno di cuffie soprattutto per le chiamate fa meglio a cercare alternative. Ma per la maggior parte degli utenti, sono fra le migliori true wireless in circolazione. Potete acquistarle direttamente dal sito di Beats by Dre.

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Stefano Regazzi

Il battere sulla tastiera è la mia musica preferita. Nel senso che adoro scrivere, non perché ho una playlist su Spotify intitolata "Rumori da laptop": amo la tecnologia, ma non fino a quel punto! Lettore accanito, nerd da prima che andasse di moda.

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