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Recensione World of Warcraft Classic: Quest nostalgia completata

Dopo 15 anni di esplorazione del vasto mondo di Azeroth, la febbre di World of Warcraft è tutt’altro che spenta. Anno dopo anno, espansione dopo espansione, l’MMORPG è riuscita a mantenere vivo l’interesse in un mondo videoludico in costante evoluzione, contando oltre 5 milioni di iscrizioni attive. Oggi il mondo di Warcraft torna ancora a far parlare di se con la pubblicazione di World of Warcraft Classic.

World of Warcraft Classic introduce dei server opzionali che riportano il gioco alla versione 1.12.1 prima dell’uscita di The Burning Crusade, la primissima espansione. Così facendo, Blizzard riporta nel 2019 le gioie e i dolori degli albori di WOW.

Essendo una vera e propria riproposizione del gioco originale, questa recensione non ha lo scopo di raccontare il gameplay o le funzioni di World of Warcraft Classic ma di meglio delineare il concetto di un progetto di questo tipo e del suo valore nei confronti dei videogiocatori.

World of Warcraft Classic

Il desiderio di poter giocare ad una delle prime versione di World of Warcraft era stato espresso da tempo immemore. Dopo 15 anni, svariati update e 6 grandi espansioni, il gioco ha infatti subito svariate trasformazioni che, secondo alcuni fan, hanno snaturato il mondo di Warcraft. Il punto di non ritorno è avvenuto con il rilascio dell’espansione Cataclysm (2010), che ha completamente rielaborato il mondo della versione base del gioco così da rendere inaccessibili moltissimi contenuti.

Per questi motivi, la comunità di WoW ha incessantemente richiesto una versione vanilla del gioco (senza aggiunte rispetto alla versione originale) e, dopo anni di versioni e server non ufficiali, Blizzard ha deciso di accontentare i fan con World of Warcraft Classic. Per creare questa versione, Blizzard ha riportato i dati e le risorse di gioco alla versione 1.12.1 così come le ricordavamo. Questa versione condivide parte del codice sorgente del gioco moderno avvalendosi così di tutti i miglioramenti sulle prestazioni e sulla sicurezza.

Gli elementi e le meccaniche di gioco, presenti nella versione originale, sono stati fedelmente replicati. Le razze a disposizione sono le otto razze originali (umani, nani, gnomi ed elfi notturni per l’ Alleanza e orchi, troll, tauren e Non-Morti per l’ Orda), il livello massimo che un personaggio può raggiungere è 60 e le aree come Outland o Pandaria non sono disponibili. Questo “ritorno alle origini” ci ha fatto provare una piacevole nostalgia che ci ha riportati indietro nel tempo a quando passavamo ore e ore (e ore) a farmare.

Il dolce sapore di Vanilla

Inevitabilmente tornare alla versione base porta con se anche delle difficoltà logistiche. Non stiamo parlando di problemi tecnici o di stabilità del server (i problemi di log-in e di coda delle quest sono già stati risolti) ma della mancanza delle novità introdotte nel corso degli anni a cui ci siamo abituati. Stiamo parlando di “dettagli” come gli aiuti visivi per le missioni che ci guidano passo passo verso i nostro obiettivi. Esattamente come avveniva in passato, dovremo infatti leggere attentamente la descrizione delle quest, rigidamente in inglese, e capire in che area dirigerci. Il mitico farm è tornato ad essere lungo e faticoso e il PvP è praticamente assente.

Tutto ciò, ovviamente, a vantaggio di un buon grado di sfida tanto desiderato dagli hardcore gamer e dagli appassionati del gioco più classicisti. Sebbene l’automazione delle ricompense o dei dungeon e la semplificazione di quest e farm abbiano reso il gioco più veloce e semplice, è innegabile un certo impigrimento  dei giocatori. World of Warcraft Classic ci ha ricordato quanto è bello esplorare la mappa di questo posto fantastico senza la certezza assoluta di trovare quello che stavamo cercando servito su un piatto d’argento. Pianificare per bene lo skill tree, parlare con gli altri giocatori senza essere distratti da festival, panda o altri elementi superflui ci ha ricordato com’è iniziata la nostra passione per World of Warcraft.

C’è da dire che dopo 15 anni World of Warcraft non è invecchiato molto bene. I nostri gusti da videogiocatori sono ormai abituati a finezze e particolarità che difficilmente potremo dimenticare se non spinti da una grande nostalgia e voglia di rivivere il passato. La grafica è tornata ad essere quella del 2004, priva di tutte le migliorie e finezze aggiunte negli anni così come anche il sonoro.

In conclusione

World of Warcraft Classic non è un titolo pensato per i giocatori occasionali o per chi desidera entrare per la prima contatto con il mondo di Azeroth. Questa versione farà felice molti giocatori di lunga data appassionati della serie che potranno rivivere le glorie di un videogioco che ha ancora molto da raccontare. Il lavoro di Blizzard Entertainment è riiuscito a soddisfare le aspettative dei fan che hanno visto, finalmente, esaudite le loro richieste.

C’è da dire anche che la software house e intenzionata a rilasciare nuovi aggiornamenti in un ordine cronologico simile agli update originali. Così da introdurre elementi come il PvP, le Battlegrounds, ecc. Perciò restate vigili membri dell’Orda e dell’Alleanza, le novità ad Azeroth non sono ancora finite.

World of Warcraft Classic

  • Il fascino perduto di World of Warcraft
  • Il ritorno di alcuni elementi scomparsi
  • Grafica e sonoro fin troppo datati
  • Assenza della lingua Italiana
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Daniele Cicarelli

Indigente giramondo con la grande passione per i videogiochi, l'Arte e tutte le storie Fantasy e Sci-Fi che parlano di mondi alternativi senza zanzare. Fermo sostenitore dell'innovazione, del progresso tecnologico e della superiorità del Tipo Erba. Dalla parte dei Villains dal 1991.
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