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SanPa: Luci e tenebre di San Patrignano, il lato oscuro della solidarietà

San Patrignano, il vuoto istituzionale attorno alla tossicodipendenza, Vincenzo Muccioli e l’Italia degli anni Ottanta. Tutto questo è SanPa

Netflix ha realizzato alcune delle serie documentaristiche, soprattutto true crime, più interessanti degli ultimi anni come Wild Wild CountryNella mente di un killer: Aaron Hernandez, Evil Genius: la vera storia della rapina più diabolica d’America, Tiger King o Jeffrey Epstein: soldi, potere e perversione, che hanno una validità narrativa tale da lasciarsi dietro molte opere di fiction. Racconti internazionali drammatici e complessi, alcuni dei quali hanno fatto molto parlar di sé, che ci hanno fatto chiedere quando sarebbe toccato anche all’Italia misurarsi con un’operazione di questo tipo, considerato che il materiale da cui attingere c’è ed è consistente.

Ecco quindi che l’arrivo sulla piattaforma di Sanpa, docuserie di Carlo Gabardini, Gianluca Neri e Paolo Bernardelli, con la regia di Cosima Spender, sulla comunità di San Patrignano, la figura di Vincenzo Muccioli e l’Italia degli anni Ottanta, ha generato discussioni, critiche furenti, scegliendo di stringere l’obiettivo sulla vicenda di San Patrignano e sul vuoto istituzionale che orbitava attorno alla tossicodipendenza.

San Patrignano, Vincenzo Muccioli e l’Italia degli anni Ottanta

SanPa

SanPa è divisa in cinque episodi i cui titoli sono: Nascita, Crescita, Fama, Declino e Caduta. La serie è stata realizzata con immagini tratte da 51 archivi, 180 ore di interviste e 25 testimonianze differenti e, attraverso di esse, ci lascia immergere nella storia della comunità di recupero di San Patrignano fondata da Vincenzo Muccioli nel 1978, a Coriano, in provincia di Rimini. Attraverso il racconto di alcuni ex ospiti della Comunità, tra cui spicca Fabio Cantelli, vengono ricostruiti i primi anni di vita, soffermandosi sulla figura del suo fondatore, Vincenzo Muccioli, sulle accuse che gli vennero imputate, l’opinione pubblica che decise di sostenerlo strenuamente, la fama e il potere che Muccioli ebbe nelle sue mani, e ancora l’epidemia di AIDS, la morte di Natalia Berla, le accuse di Walter Delogu, l’autista di Muccioli, e i processi per l’omicidio di Roberto Maranzano.

SanPa racconta una parte della nostra storia

Anche per chi è a digiuno di storia recente italiana, entrare nei meccanismi sociali che hanno poi portato alla fondazione di San Patrignano, non risulta particolarmente arduo né oneroso, anche perché la serie riesce a restituire una descrizione puntuale e precisa del contesto storico in cui l’Italia si trovava. La generazione più giovane, che ha vissuto e abitato l’Italia di quegli anni, gli anni ’80, si è trovata a fare i conti con idee, condizioni, cicatrici e traumi che le generazioni precedenti non potevano comprendere, soprattutto si è posta domande nuove, che sino ad allora non erano state immaginate. La mancanza di uno scopo, la dissoluzione dei grandi movimenti politici giovanili, rese quella generazione, che possiamo chiamare post-sessantottina, al centro di un tentativo, lambito ma dissipato, di riappropriarsi culturalmente e storicamente del presente.

Sanpa racconta una parte della nostra storia, una parte di qualcosa che di solito non trova spazio nelle narrazioni, che si immerge in un periodo storico molto particolare e muove una serie di critiche non solo alla figura di Vincenzo Muccioli, ma anche all’Italia stessa, all’influenza televisiva, al ruolo che ha avuto la televisione nel racconto e nella ricezione di un personaggio e un fenomeno così particolare e controverso. Muccioli è stato trasformato ben presto in un guru, l’uomo solo contro tutti, che giustificava tutti i suoi metodi, punitivi e coercitivi, per un fine più alto, affermando che i ragazzi che arrivavano da lui in comunità erano come piante morte.

SanPa: Luci e tenebre di San Patrignano, il lato oscuro della solidarietà

SanPa

Muccioli non ha fatto altro che creare una meta-società patriarcale, un sistema verticale fondato sull’ideologia del padre di famiglia, un’organizzazione in cui il processo di disintossicazione diventava l’epifenomeno di qualcosa che affondava le radici in una nuova assuefazione, al luogo, alla struttura, a Muccioli persino. La potenza di SanPa è quella di mostrare le vicende con la loro complessità, prospettive differenti con punti di vista che si susseguono, tante sfaccettature di una storia complessa, tanti strati, tanti livelli di interpretazione, cercando di scorgerne luci e ombre.

I giovani, che nessuno voleva, ripudiati dalle istituzioni, si riversano sulle colline riminesi, abbandonati da una società che non ha mai compreso i propri vuoti, personali, generazionali, istituzionali e politici, che non ha saputo creare un’alternativa al vuoto, e che ha permesso che nascesse qualcosa di più profondo da quel vuoto, una decadenza strutturale, un degrado a cui si è saputo rispondere solo con le vecchie maniere, con la violenza, la sottomissione, l’indottrinamento, la sopraffazione, la cultura dello stupro. Luci e tenebre, recita il sottotitolo della serie, proprio perché SanPa non intende redimere, accusare o difendere, né tanto meno mitizzare la figura di Muccioli, è una serie che racconta tutto senza preconcetti, senza manicheismo, senza fascinazioni.

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