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Sanremo 2021: l’infinita quarta serata del Festival

Cosa ci è piaciuto e cosa vogliamo dimenticare della quarta serata del Festival di Sanremo 2021

Mancano poche ore alla finale del Festival, eppure noi stiamo ancora smaltendo la quarta serata di Sanremo 2021. Con 26 cantanti in gara, sembra più una maratona della musica che altro. Eppure, anche stavolta, siamo riusciti a cavarcela. Arriviamo alla fine della puntata indenni, nonostante non ci abbia regalato grandissimi momenti di spettacolo, fatta eccezione per la performance di Fiorello e Achille Lauro. Gli sketch comici sono un po’ fiacchi, ma Zlatan Ibrahimović riesce a confermarsi il vero showman della serata.

Ecco allora tutto quello che ci è piaciuto, e quello che davvero ci ha fatto inorridire, della serata di ieri.

Sanremo quarta serata: cosa ci è piaciuto e cosa no

Ascolti Sanremo 2021, nella quarta serata 11,1 milioni e 43.3% per la prima parte. Achille Lauro punk rock. Gaudiano vince tra le Nuove Proposte - Sanremo Notizie - ANSA.it

La performance di Fiorello e Achille Lauro

Arrivano in ritardo di 24 ore rispetto alla serata dei duetti, ma Fiorello e Achille Lauro sono la sola coppia che è davvero riuscita a regalare uno show incredibile al pubblico di Sanremo. Il rapper scende le scale dell’Ariston indossando un vestito bianco di piume e tenendo nelle mani una bandiera dell’Italia. E, all’arrivo di Boss Doms, si trasforma in una splendida sposa. Il bacio tra i due è solo l’inizio della performance, in cui poi si inserisce lo showman, con indosso  un lunghissimo abito nero e una corona di spine.

Per quanto l’esibizione sia al limite tra l’eccentrico e il ridicolo, è impossibile non rimanere incollati al televisore. Achille Lauro e Fiorello ci regalano una versione di “Rolls Royce” degna del palco del Festival, ed il finale della performance è forse l’unico sketch comico davvero ben riuscito della serata. Quando tutti lasciano il palco, lo showman rimane immobile di fronte al suo microfono. “Non posso parlare. Sono un dipinto, sono un quadro di Achille Lauro. Portatemi via. Sono un olio“. Così Fiorello, dopo qualche tentativo maldestro, riesce finalmente a strapparci una risata.

Sanremo quarta serata

Il monologo di Barbara Palombelli

La puntata è lunga, e lenta in moltissime occasioni. E Barbara Palombelli, che dal ruolo di giornalista passa a quello di co-conduttrice in una sola serata, non sembra aiutare di certo. Non ci stupisce nella presentazione dei cantanti, ma forse riesce a riprendersi nel suo monologo dedicato alle donne. Il racconto della sua adolescenza ci riporta ad un periodo che sembra oramai troppo lontano dal nostro: gli anni Sessanta, i ragazzi ribelli, la morte di Tenco, la lotta per i diritti femminili.

“Voi i diritti li avete trovati già fatti, noi li abbiamo dovuto costruire, anche andando in piazza, e a voi tocca difenderli, col sorriso determinato che sapete di avere“. E subito ci va qualcosa di traverso. Il monologo prosegue con un’idea dell’uomo a cui non andremo mai bene a prescindere, eppure siamo certi che l’intento della Palombelli sia quello di incoraggiare le giovani donne a proteggere i propri diritti. Ma i tempi sono cambiati. Oggi le donne devono combattere con “mostri” nuovi rispetto a quelli dei decenni passati. E noi sappiamo che lo stanno facendo.

Rosario Salerno e Amedeo Squillo

Sketch comico o trashata? Il limite è sottile, anche se “Siamo donne” è la canzone che ci fa sempre alzare dal divano, indipendentemente da chi la interpreti. Sabrina Salerno e Jo Squillo si esibirono con questo brano dal sapore rivoluzionario proprio sul palco dell’Ariston nel 1991. E, a distanza di vent’anni, ecco che la quarta puntata di Sanremo ce ne regala una rivisitazione molto particolare da parte di Amadeus e Fiorello. Le parrucche fanno ridere, e il balletto pure. E se vuole essere un omaggio al genere femminile, possiamo anche dire che è ben riuscito. Ma lasciateci dire che è stato il momento più trash dell’intero Festival.

Sanremo 2021, l'emozionante monologo di Alessandra Amoroso e Matilda Gioli

Alessandra Amoroso e Matilde Gioli per i lavoratori dello spettacolo

“Buonasera a tutti. Mi chiamo Alessandra, e nella vita faccio la cantante”. “Buonasera, mi chiamo Matilde e nella vita faccio l’attrice”. La Amoroso e la Gioli si presentano così, sedute nella platea vuota dell’Ariston in cui la voce sembra quasi rimbombare. Poi si alzano e avanzano verso il palco, dove ci regalano un dialogo a due voci che racconta la difficile crisi che stanno vivendo i lavoratori dello spettacolo in Italia, costretti a rimanere a casa senza lavoro. E senza alcun tipo di aiuto.

“Loro sono quelli che rimangono nell’ombra quando le luci si accendono sul palco”. Così Matilde Gioli presenta i lavoratori in piedi sul palco dell’Ariston. Fortunati rappresentanti di una categoria in estrema difficoltà. E mentre le due artiste riflettono sull’importanza del ruolo di questi professionisti, alle loro spalle scorre un video di cantanti e attori italiani che chiudono il dialogo con un lungo applauso per questi lavoratori in difficoltà.

E ancora una volta, tra alti e bassi, tra trash e lacrime, il Festival riesce a suo modo a farci emozionare. Deve esserci qualcosa di strano in questa kermesse musicale, una sorta di potere che ci fa amare il nostro Paese quando vediamo popolarsi il palco dell’Ariston. Ma ora che anche la quarta serata di Sanremo si è conclusa, ci aspetta solo di sapere cosa accadrà in finale.

Chiara Crescenzi

Editor compulsiva, amante delle serie tv e del cibo spazzatura. Condivido la mia vita con un Bulldog Inglese, fonte di ispirazione delle cose che scrivo.

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