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Il Sapientino Clementoni: la cultura a portata di spinotto. La macchina del tempo

E barare era molto più difficile di quanto si credesse

Interno domestico, semibuio. Un tizio tiene in mano due spinotti e li avvicina con la massima lentezza, e sguardo vagamente folle, al piano di un tavolo.

No, il tizio in questione non è un sadico ufficiale delle SS che sta per torturare un malcapitato, e non siamo all’inizio della scena madre di un film di denuncia dei crimini del nazismo. Più semplicemente, si tratta di un giovane che prova a vedere se la sua risposta al quesito contenuto nella scheda del Sapientino Clementoni sia esatta.

Il Sapientino, sì, quel gioco così assurdo da sembrare bellissimo ad almeno tre generazioni (e infatti ancora oggi viene venduto in innumerevoli versioni). Ma cosa è, e come nasce, questo modo bizzarro di provare le proprie competenze in un determinato ambito? E soprattutto, cosa avrà mai di irresistibile?

sapientino

Cos’è, e come nasce, il Sapientino Clementoni

Il Sapientino di Clementoni nasce nel 1967 e, come tutte le grandi invenzioni dell’umanità, viene alla luce già perfetto, immodificabile se non nell’esteriorità.

Di cosa si tratta? Ma davvero c’è qualcuno che non lo sa? È un insieme di schede che contiene domande dei più svariati argomenti. C’è un foro in corrispondenza di ogni domanda e di ogni risposta. Se gli spinotti vengono inseriti nella corretta coppia domanda-risposta, il circuito elettrico si chiude e viene emesso un segnale acustico.

Anche se nelle versioni più recenti si viene avvisati anche dopo una risposta errata (“Oh no, riprova!” è la frase pronunciata dal Sapientino in possesso della figlia dell’estensore dell’articolo).

Tutto lo scibile a portata di spinotto

Il Sapientino nasce già come un classico, e continua a evolversi ancora oggi. Questo grazie alla duttilità dell’invenzione stessa, che permette di creare schede sempre nuove, su qualunque argomento.

Nel 1994, ad esempio, è stata messa sul mercato italiano la versione in cui giocando si impara la lingua inglese. Ma basta un veloce giro in rete per constatare come il Sapientino Clementoni non risparmi davvero nessuno. Ne esistono di ogni materia e adatti a tutte le età, oltre che dei più svariati formati. Superfluo soggiungere la continua fioritura di giochi più o meno uguali, prodotti da altri marchi.

Resta curioso, ma forse spiegabile, il successo così tenace e duraturo del Sapientino Clementoni.

Proviamo a fornire qualche spiegazione.

Il Sapientino Clementoni: nuovissimo e già vintage

Nel 1967, l’idea di coniugare l’aspetto ludico alla tecnologia, rendendola alla portata anche dei bambini più piccoli, è stata rivoluzionaria.

Dal punto di vista squisitamente pedagogico, poi, è stata geniale l’intuizione di far apprendere materie magari difficilmente digeribili, travestendole da svago.

Nella semplicità del suo utilizzo, inoltre, il Sapientino Clementoni era perfettamente trasversale alle generazioni. Era insomma capace di unire nonni e nipoti meglio delle occasioni in cui i primi somministravano ricordi e aneddoti bellici ai secondi.

Poi, nel giro di pochi anni, tutto è cambiato. Sono esplosi i personal computer, i videogiochi (sia quelli nei locali pubblici sia quelli a uso domestico), e il Sapientino è subito apparso datato.

Eppure, nella sua elementarità e nelle sue finalità educative (nemmeno troppo nascoste) resta inimitabile. Ecco perché, immaginiamo, ancora oggi viene venduto.

Vengono in mente due oggetti ideati decenni fa dalla meritoria azienda francese Bic: la penna e l’accendino. Il mondo può evolvere quanto vuole, ma una grande percentuale di scriventi e di tabagisti non sa rinunciare a questi due feticci: un po’ per la loro economicità, un po’ per il loro statuto di classico, un po’ per la loro aura mitica.

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Il Sapientino Clementoni e il Pierino che è in noi

Dal momento che, come dicevamo, il Sapientino Clementoni sta al confine tra il gioco e lo strumento didattico, ha diviso in due l’utenza.

C’erano (e ci sono) i bambini a modo, che lo adoperano in modo esemplare, per esercitarsi in qualsivoglia materia e diventare futuri cittadini colti e coscienziosi.

E poi c’erano e ci sono i Pierini, che si sono subito domandati come fare a barare col Sapientino Clementoni. La risposta sembrava molto semplice: a prescindere dalla scheda che si sovrappone alla base, il circuito elettrico sarà pur sempre lo stesso. Dunque, poniamo, se la risposta esatta è quella che collega la prima domanda in alto a sinistra con l’ultima risposta in basso a destra, sarà sempre così, sia che si parli di chimica sia di geografia.

No, cari furbetti: quelli di Clementoni sono più diabolici di voi. E ogni scheda ha, per le domande e le risposte posizionate sempre negli stessi settori, fori che si aprono in punti diversi, proprio per evitare che la risposta venga data in base alla struttura del circuito elettrico.

Siamo destinati a studiare, facciamocene una ragione.

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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