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Tim Cook: i primi 10 anni alla guida di Apple

Il 24 agosto del 2011 Steve Jobs rassegnava le sue dimissioni. Cosa è successo da allora?

24 agosto 2011. Con uno scarno comunicato stampa scritto in prima persona, Steve Jobs annuncia le proprie immediate dimissioni da Chief Executive Office di Apple, azienda da lui fondata nel 1976 e resa negli anni oggetto di culto.

Nella nota, fra le altre cose, si legge: “Per quanto riguarda il mio successore, mi raccomando vivamente di eseguire con successo il piano di successione e nomino Tim Cook come nuovo CEO di Apple. Io credo che i giorni più luminosi e innovativi di Apple debbano ancora venire”.

Dieci anni fa, dunque, l’ex Chief Operating Officer dell’azienda di Cupertino sale in cattedra e diventa il nuovo amministratore delegato della multinazionale.

Ripercorriamo brevemente la carriera di Tim Cook all’interno di Apple. Ma soprattutto scopriamo come sono cresciuti i numeri della società in questo (primo?) decennio di gestione Cook.

Tim Cook

Tim Cook e Apple

Timothy Donald Cook, più noto come Tim, è entrato in Apple nel 1998, assunto direttamente da Steve Jobs. Prima di allora, aveva lavorato per 12 anni in IBM e per brevi periodi in Intelligent Electronics e in Compaq.

Inizialmente ha ottenuto l’incarico di sistemare la divisione che si occupava  di manifattura e distribuzione. Una curiosità: prima del definitivo passaggio di consegne, Tim Cook aveva già assunto la carica temporanea di CEO di Apple due volte, nel 2004 e nel 2009. In entrambi i casi aveva sostituito Jobs, che aveva dovuto beneficiare di un periodo di pausa per motivi di salute.

Apple: i dieci anni di gestione Cook

Più volte capace di anticipare i tempi per quanto riguarda l’innovazione tecnologica, Jobs è stato profetico anche nel suo comunicato d’addio, quando aveva previsto per Apple un futuro luminoso.

In molti dubitavano che Tim Cook, o chiunque altro, potesse subentrare a un leader geniale e carismatico come Steve Jobs senza farlo rimpiangere. Invece, i numeri sembrano proprio dare ragione a Cook (e allo stesso Jobs, che lo ha voluto come successore).

Basti pensare che, come mostra Statista in un grafico, i profitti di Apple sono più che triplicati tra il 2011 e il 2021. L’azienda è stata infatti capace di ampliare e innovare continuamente l’ecosistema di prodotti e servizi che ruotano attorno al suo oggetto simbolo, l’iPhone.

E così, la capitalizzazione di mercato di Apple è cresciuta in modo esponenziale. I numeri parlano chiaro: si è passati da un valore di circa 350 miliardi di dollari il giorno delle dimissioni di Steve Jobs, a quasi 2.500 miliardi di dollari dopo 10 anni di gestione di Tim Cook. Una cifra, per intenderci, simile a quella del Pil francese dello scorso anno.

Dieci anni a confronto in un grafico

Il semplice ma illuminante grafico di Statista mostra l’impressionante crescita di Apple nel decennio appena trascorso. Partendo proprio dal dato degli iPhone: nei dodici mesi precedenti al giugno del 2011, su un totale di 100 miliardi di vendite, 44 erano derivati dai telefonini. Dieci anni dopo, considerando i dodici mesi terminati nel giugno del 2021, gli smartphone con la mela hanno fatto incassare ad Apple 179 miliardi di dollari, su un totale più che triplicato di 347 miliardi.

Nel frattempo, i circa 500 euro necessari allora ad acquistare un iPhone 4 sono più che raddoppiati per potersi accaparrare oggi l’ultimo modello Pro.

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Prodotti e servizi

La salute sempre più florida dell’azienda di Cupertino nel decennio di gestione  Cook non è testimoniata solo dagli iPhone. Nel 2011, infatti, tutti gli altri prodotti portavano nelle casse dell’azienda 55 miliardi di dollari, diventati oggi ben 167.

Attualmente Apple è la prima azienda al mondo per capitalizzazione. Le scelte di Tim Cook sono state coraggiose e vincenti. Si pensi ad esempio all’apertura a segmenti di mercato nuovi, come quello degli indossabili (Apple Watch e AirPods).

E poi ci sono i ricavi da servizi: iCloud, Apple Musica, i download di App Store… Questo settore, il cui valore nel 2011 era di 2,95 miliardi di dollari, dieci anni dopo è arrivato quasi a 54 miliardi.

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Tim Cook e i prossimi dieci anni

Pensando al prossimo decennio, le sfide di Apple potrebbero giocarsi sulla realtà aumentata, l’automotive e l’intelligenza artificiale. La sensazione è che per addentrarsi in questi territori sia necessaria una nuova generazione di leader. Anche perché gli attuali vertici della società hanno tutti intorno ai 60 anni.

Tim Cook in questo senso non sembra meno lungimirante di Steve Jobs. In un’intervista rilasciata lo scorso aprile al New York Times, infatti, l’attuale CEO dell’azienda di Cupertino ha detto che molto probabilmente non si vede al timone di Apple per altri dieci anni, anche se non sa ancora prevedere la data del suo addio.

Per ora, certamente, Cook è ancora con i piedi ben saldi in Apple. Lo dimostra il suo impegno nei confronti di un argomento spinoso come la privacy. E, stando a quanto riporta Bloomberg, un suo prossimo incontro col Presidente Usa Joe Biden, nel quale si discuterà di come le aziende tecnologiche possano alzare il loro livello di sicurezza informatica.

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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