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Il piano UE per il riconoscimento facciale. Con inevitabili polemiche annesse

Dovrebbe essere al servizio di tutte le forze di polizia europee

Che l’intelligenza artificiale, nei suoi numerosi ambiti di applicazione, possa portare enormi vantaggi alla vita di ciascuno di noi, lo testimonia in modo lampante la nostra quotidianità. E lo testimoniano svariati dei nostri articoli che quotidianamente redigiamo.

Tra gli argomenti più sensibili nell’ambito dell’AI c’è però il riconoscimento facciale. Che se avrebbe l’indubbio potenziale di snellire alcune operazioni, d’altra parte – catturando i nostri dati antropometrici – entra in modo brutale nella nostra privacy.

Colpisce, dunque, la recente notizia secondo cui l’UE starebbe approntando un piano per il riconoscimento facciale, che creerebbe un sistema trasversale di condivisione dei dati a livello continentale.

L’Unione Europea, proprio lei, la patria del tanto ammirato (anche da cittadini e governatori di altre latitudini, come gli States) GDPR.

Ma cosa sappiamo del piano UE sul riconoscimento facciale?

Un piano UE per il riconoscimento facciale?

Per capire meglio i contorni dell’ipotesi di un sistema UE di riconoscimento facciale, occorre inquadrare il piano all’interno di Prüm II, un’evoluzione del trattato di Prüm.

Di cosa si tratta?

unione europea

Verso una nuova cooperazione tra le forze di polizia dell’UE

Il trattato di Prüm si chiama così perché è stato ratificato nella città tedesca di Prüm nel 2005. Allo scopo di far adottare dalle forze dell’ordine dei vari Paesi dell’Unione Europea modalità coordinate in materia di indagini giudiziarie e prevenzione dei reati.

Il fatto è che adesso l’Europa sta lavorando a Prüm 2, un’evoluzione del precedente trattato. Ma Prüm 2 sta già facendo inalberare le associazioni a difesa della tutela della privacy.

Perché? Perché pare che per agevolare la cooperazione tra le varie polizie degli stati membri si sta pensando ad aggiungere un importante (e controverso) elemento. Ovvero il libero scambio di informazioni che riguardano le immagini dei volti dei cittadini.

In sostanza, ogni polizia dell’Unione europea potrà accedere agli archivi antropometrici degli altri Paesi per, ad esempio, identificare una certa persona ricercata per aver commesso un reato. Questo di fatto creerebbe un sistema automatizzato UE di intelligenza artificiale.

Nella proposta di Prüm 2 si possono leggere più nel dettaglio le finalità del progetto.

Prüm 2 e il riconoscimento facciale

Nel testo della proposta si legge che l’obiettivo di Prüm 2 sarà quello di “garantire che i dati più pertinenti (ossia le immagini del volto e gli estratti del casellario giudiziale) delle banche dati nazionali di altri Stati membri siano messi a disposizione di tutte le autorità di contrasto competenti dell’UE”.

Ma poi si può anche leggere un passaggio per così dire attenuativo rispetto all’uso del riconoscimento facciale: “Lo scambio di tali nuove categorie di dati costituirebbe un nuovo trattamento dei dati. Tuttavia sarebbe limitato alla misura necessaria per il conseguimento della sua finalità e consentirebbe il confronto dei dati soltanto caso per caso. La proposta prevede altresì una serie di diverse garanzie (ad esempio la condivisione di tutti i dati soltanto in presenza di un riscontro positivo a seguito di un’interrogazione).”

Più oltre si specifica che “la consultazione o il confronto automatizzati di dati biometrici (profili DNA, dati dattiloscopici e immagini del volto) tra le autorità responsabili della prevenzione, dell’accertamento e dell’indagine di reati a norma del presente regolamento dovrebbero riguardare esclusivamente i dati contenuti nelle banche dati istituite a fini di prevenzione, accertamento e indagine di reati”.

Le polemiche

Ma queste garanzie appaiono insufficienti alle associazioni che operano in difesa della privacy dei cittadini.

Per esempio EDPS (European Data Protection Supervisor) fa notare alcuni punti poco chiari della proposta. Non si capisce, anzitutto, quali sarebbero le tipologie di reato per le quali si renderebbe necessario lo scambio dei dati antropometrici tra i Paesi.

Il rischio sottinteso, dice Ella Jakubowska dell’European Digital Rights, è quello di creare “la più estesa infrastruttura di sorveglianza biometrica mai vista nel mondo”.

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La Russia, il riconoscimento facciale e la repressione del dissenso

Stupirebbe una decisione simile da parte dell’Unione Europea, soprattutto se la proposta non sarà normata in modo dettagliato.

La memoria di molti di noi va infatti all’utilizzo indiscriminato che del riconoscimento facciale sta facendo la Russia.

Nato per snellire l’accesso ad alcune fermate della metropolitana di Mosca, il sistema di videocamere (nella sola capitale se ne contano più di 175.000) pare abbia ormai assunto funzioni esplicitamente politiche. Più nello specifico, di repressione del dissenso.

Questo precedente dovrà necessariamente portare l’Unione Europea a una chiara definizione dell’uso dei dati antropometrici dei cittadini residenti nell’Ue. E alla specificazione di ambiti e limiti di utilizzo della tecnologia all’interno di Prüm 2.

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