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La nuova generazione di reti 5G, con la sua banda ultra-larga, la sua latenza bassissima e la sua architettura innovativa sembra destinata a rivoluzionare il mondo in quasi ogni suo aspetto: città smart, VR e AR, IoT e molto altro ancora. Tutto questo crea speranza ed eccitazione negli addetti ai lavori ma genera invece un altro sentimento in molte persone, ovvero la paura. In molti infatti, temono degli ipotetici impatti del 5G sulla salute umana, con le sue radiazioni elettromagnetiche a frequenze elevate e la maggiore densità di antenne richieste per la copertura. Questa paura si è propagata fino alle amministrazioni locali e ai sindaci di città dove sarebbe dovuta partire la sperimentazione del 5G, che ha invece incontrato resistenza e opposizione.

Proprio di questo argomento hanno parlato alcuni esperti in occasione di 5G Italy, manifestazione dedicata proprio a questa nuova tecnologia. In particolare sono intervenuti a riguardo Rita Massa, Direttrice dell’ICEmB (Centro interuniversitario sulle Interazioni tra i Campi Elettromagnetici e i Biosistemi), e Alessandro Polichetti del Centro Nazionale per la Protezione dalle Radiazioni e Fisica Computazione dell’Istituto Superiore di Sanità. Entrambi si occupano proprio di studiare possibili interazioni tra le radiazioni elettromagnetiche e il sistemi biologici come il nostro corpo, sia per analizzare l’insorgere di eventuali problemi, sia per utilizzare queste interazioni in maniera eventualmente diagnostica e terapeutica. Attraverso il loro parere e quello di altre fonti scientificamente attendibili, quindi, cerchiamo di capire insieme se il timore che il 5G e la proliferazione delle antenne possano rappresentare un rischio per la salute è effettivamente fondato.

La natura del 5G

Facciamo innanzitutto un passo indietro: quando parliamo di 5G e in generale di onde radio stiamo parlando di radiazione elettromagnetica. Esistono molti tipi di radiazione elettromagnetica: dalle meno energetiche, come le stesse onde radio e le microonde, alle più energetiche, come i raggi ultravioletti e i raggi X.

Per alcune di queste onde, come i raggi ultravioletti presenti nella luce solare, sappiamo per certo che esiste un rischio di cancerogenicità legato all’esposizione e conosciamo anche il meccanismo di azione: si tratta infatti di onde elettromagnetiche abbastanza energetiche da essere in grado di modificare (in particolare di ionizzare) il nostro DNA, e quindi di favorire lo sviluppo di tumori. Queste radiazioni sono chiamate, quindi, ionizzanti.

Le onde radio, in cui sono compresi tutti i tipi di radiazioni che utilizziamo per le telecomunicazioni, appartengono invece alle cosiddette radiazioni non ionizzanti, ovvero non abbastanza energetiche da avere lo stesso effetto di modifica del DNA. Questo non vuol dire che in generale non interagiscano con il nostro corpo ma come ha ribadito la dottoressa Massa: “un effetto che si osserva a livello biologico non può essere immediatamente essere estrapolato come un effetto sulla salute

Il principale effetto noto causato dalle onde radio sui nostri tessuti è quello di scaldarli: è un fenomeno che sta alla base di oggetti come il forno a microonde, dove però la densità delle onde è molto maggiore di qualunque livello di esposizione che potremo incontrare nella vita di tutti i giorni.

Giustamente potremmo ipotizzare dell’esistenza di altri effetti di cui non siamo a conoscenza capaci di danneggiare la nostra salute, ma al momento la comunità scientifica internazionale non ha trovato forte evidenze a riguardo. L’ultima revisione della letteratura scientifica fatta dall’IARC (agenzia per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della Sanità – ONU) nel 2011 ha posto le onde radio nel gruppo 2B di cancerogenicità. Questo gruppo, in cui sono compresi anche l’estratto delle foglie dell’Aloe Vera, le verdure sottoaceto e polveri a base di talco (tipo il Borotalco), racchiude tutta una serie di materiali o fenomeni che potrebbero essere cancerogeni ma le cui prove raccolte a sostegno di questa tesi non sono così solide da poter escludere una coincidenza, un errore o un bias nei dati.

A determinare questa specifica valutazione, poi, non sono stati studi di laboratorio su tessuti o animali, quanto uno studio che evidenza la correlazione tra l’incidenza di un particolare tipo di tumore (il glioma) e l’utilizzo di telefoni cellulari. I possibili rischi, quindi, sono limitati a questa categoria di tumori e anche qui le prove scientifiche sono state definite come ‘inadeguate’ ai fini di una conclusione più definitiva.

Radiazione, esposizione ed antenne

Ma se quindi l’unico effetto accertato legato all’esposizione alle onde radio riguarda il sopracitato riscaldamento dei tessuti, come facciamo a sapere di essere protetti da questa comunque spiacevole conseguenza? E come facciamo a sapere che il 5G, con le sue nuove frequenze, non porterà a dei nuovi rischi per la salute?

5G Salute ICEmB frequenzaRispondiamo innanzitutto a quest’ultima domanda: se è vero che il 5G porterà all’utilizzo di nuove frequenze più elevate, in realtà si tratterà di un misto di alcune frequenze ‘familiari’ ed altre che non sono comunque troppo lontane. In Italia, il 5G sarà sviluppato su tre bande: una intorno ai 700MHz (attualmente utilizzata per i canali televisivi in digitale terreste), una intorno ai 3.7 GHz (non troppo lontana dai 2.4 e i 5 GHz usati per il Wi-Fi casalingo) ed una intorno ai 26 GHz. Quest’ultima, un po’ impropriamente chiamata banda delle onde millimetriche, è quella che desta più preoccupazione nelle persone a causa della sua frequenza elevata.

In realtà si tratta di frequenze già studiate anche per quanto riguarda gli effetti biologici e che non differiscono dalle altre in termini qualitativi. Anzi: come detto anche dalla dottoressa Massa, se è vero che all’aumentare della frequenza aumenta l’energia delle onde, è anche vero che, in maniera forse non molto intuitiva, “diminuisce la profondità di penetrazione del campo all’interno dei tessuti, e quindi quelli che sono coinvolti fondamentale sono solo gli strati superficiali”.

Questa scarsa capacità di penetrazione è anche uno dei motivi per cui sarà necessario installare un gran numero di antenne per garantire la copertura sul territorio. Una necessità che potrebbe risultare preoccupante, ma che in realtà non porterà ad un aumento dell’esposizione elettromagnetica, anzi. Innanzitutto ogni antenna sarà più piccola e a bassa potenza, pensata per coprire una piccola porzione di territorio (chiamata small cell). Non c’è quindi motivo di pensare che per implementare il 5G sarà necessario aumentare il ‘rischio’ di esposizione.

Il 5G, inoltre, dovrà comunque rispettare le norme internazionali e nazionali che regolano i limiti di esposizione. Come spiegato dal dottor Polichetti, i limiti internazionali sono stati stabiliti con il seguente criterio: si è preso il livello di esposizione per cui cominciano ad esserci un effetto termico e si stabilito il limite ad un valore 50 volte inferiore, per essere assolutamente sicuri che non si manifesti mai nel quotidiano “Questi limiti garantiscono ampiamente che la soglia degli effetti termici non venga superata. […] Questi limiti sono stati fissati per tutto l’intervallo fra 100KHz e 300 GHz ovvero un intervallo che già copre le frequenze del 5G .

5G Salute ISS livelli frequenze
In rosso: limiti internazionali adottati dall’UE In blu: limiti di esposizione italiani In blu tratteggiato: valori di attenzione italiani

I limiti, inoltre, già prudenti internazionalmente, sono ancora più bassi in Italia: se infatti a livello europeo sono adottati i limiti internazionali, in Italia si è stabilito un valore di soglia di 20V/m per le onde radio a bassa frequenza e di 40V/m per le onde millimetriche (contro i rispettivi 28V/m e 61V/m internazionali). Non solo: esiste un’altro valore ancora, chiamato valore di attenzione, fissato a 6V/m per tutto lo spettro di frequenze. Questo valore dev’essere rispettato obbligatoriamente dentro gli edifici, le scuole, gli ospedali e in generale nelle aree densamente frequentate. Si tratta di uno dei limiti più bassi al mondo, tanto da essere addirittura considerato troppo conservativo e un ostacolo all’estensione dell’infrastruttura di telecomunicazione nel nostro paese.

La ricerca continua

Abbiamo visto quindi come al momento non sembrano esserci motivazioni particolari per cui temere della proliferazione del 5G e in generale delle onde elettromagnetiche. L’unica possibile fonte di preoccupazione, in seguito alla sopracitata classificazione dell’IARC, potrebbe riguardare l’utilizzo del nostro telefono, lo strumento che più di tutti ci espone a radiazione elettromagnetica. Ma come detto dal dottor Polichetti: “neanche noi dell’ISS raccomandiamo un [tempo massimo di] utilizzo […] sul fronte di cosa fare per limitare l’esposizione del telefono cellulare se ne dicono tante, spesso di non corrette. In poche parole gli unici metodi sensati per limitare l’esposizione sono l’utilizzo dell’auricolare e dei sistemi vivavoce, limitare le telefonate, utilizzare messaggi di testo, tutto ciò che riduce l’esposizione con il telefono a contatto dell’orecchio.” Rimane comunque uno scrupolo non richiesto dalle autorità scientifiche e mediche.

La ricerca continuerà per studiare ulteriormente sul fronte delle interazioni tra i campi magnetici e i sistemi biologici: l’ICNIRP (Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non-Ionizzanti), l’ICEmB e altri enti stanno continuando ad effettuare esperimenti e revisioni di studi, per migliorare la nostra comprensione in questo ambito. Non è quindi escluso che in futuro non possano esserci nuove scoperte o rivelazioni in grado di ribaltare le nostre conoscenze attuali, ma al momento non sembrano esserci particolari segnali all’orizzonte che indichino questa eventualità o la necessità di preoccuparsi per l’avvento del 5G.

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Giovanni Natalini

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Ingegnere Elettronico prestato a tempo indeterminato alla comunicazione. Mi entusiasmo facilmente e mi interessa un po' di tutto: scienza, tecnologia, ma anche fumetti, podcast, meme, Youtube e videogiochi.