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Apple attacca Facebook

Tim Cook, CEO di Apple, ha parlato di “sfruttamento dei dati” sui social network

Apple attacca Facebook sullo scottante tema della privacy. E lo fa tramite il suo CEO Tim Cook, presente giovedì a un convegno europeo virtuale su privacy e sicurezza nel mondo tecnologico.

Cook, a cui è toccato il discorso di apertura, non ha mai esplicitamente citato Facebook. Ma ha dichiarato che “se un’azienda fa soldi con utenti che ingannano gli altri utenti, con lo sfruttamento dei dati e con gli algoritmi che ci impongono le loro scelte, allora non possiamo farle i complimenti. Anzi, dovremmo pensare a come evitare che ciò accada. Questo comportamento favorisce la polarizzazione della società, la perdita di fiducia ed episodi di violenza”.

Apple attacca Facebook (pur senza citarlo)

I riferimenti a Facebook sono proseguiti. Al convegno, a un certo punto Cook ha allagato il suo discorso, sfiorando importanti temi etici: “Se accettiamo come normale e inevitabile che tutto ciò che riguarda la nostra vita possa essere catalogato, aggregato e poi venduto, allora perderemo molto più dei nostri dati. Perderemo la libertà come esseri umani”.

Il CEO di Apple si è spinto anche oltre, formulando una serie di pesanti domande retoriche. Quali potrebbero essere le conseguenze del fomentare le teorie del complotto e l’istigazione violenta solo per il loro alto tasso di coinvolgimento? Quali le conseguenze non solo di tollerare, ma anche di esaltare i contenuti che minano la fiducia del pubblico nelle vaccinazioni? O di portare migliaia di utenti ad aderire a gruppi estremisti?

Gli elogi di Cook al GDPR

In contrapposizione alle critiche al colosso di Menlo Park, Tim Cook ha largamente elogiato il GDPR (General Data Protection Regulation) europeo, citandolo come esempio virtuoso di regolamento sulla protezione dei dati personali. Per il CEO di Apple si tratta di gran lunga del più avanzato strumento legale al mondo per la tutela dei consumatori. E si è augurato, dando così un’ennesima indiretta stoccata alla concorrenza, che presto anche gli Stati Uniti possano godere di dispositivi simili per la protezione dei dati.

Ma perché si può stare certi che le parole di Tim Cook fossero proprio indirizzate a Facebook?

privacy Apple

Il precedente attacco di Facebook ad Apple

Le dure accuse di Cook seguono di poche ore le parole di Mark Zuckerberg, pronunciate durante la presentazione dei dati fiscali della compagnia: “Apple utilizza la sua posizione di monopolista su iOS per ostacolare il funzionamento delle nostre e di altre app, al fine di favorire le proprie. Questo comportamento – ha proseguito l’amministratore delegato di Facebook – impatta sul business di migliaia di aziende, e con le ultime modifiche introdotte da iOS 14, le più piccole di queste non saranno più in grado di raggiungere i propri clienti con annunci personalizzati”.

Secondo i rumors, Facebook starebbe addirittura preparando una causa antitrust contro Apple proprio a seguito degli ultimi aggiornamenti della politica sulla privacy. iOS 14 non permetterebbe infatti alle app di sfruttare il tracking: si tratta di un sistema che permette alle aziende attive nel campo delle inserzioni pubblicitarie di costruire un profilo di chi utilizza un’app, per poterlo seguire da una piattaforma all’altra.

La causa di Facebook segnerebbe il punto più elevato di un conflitto che dura da mesi: è dello scorso dicembre un altro attacco di Facebook ad Apple sull’aumento della privacy degli utenti.

Tim Cook CEO Apple

Apple attacca Facebook. E difende le proprie scelte

Durante il convegno europeo su privacy e sicurezza, Tim Cook ha illustrato la nuova politica di Apple, nota come App Tracking Transparency, e altre nuove misure di trasparenza che l’azienda adotterà. “La prima è un’idea semplice ma rivoluzionaria che chiameremo etichetta nutrizionale per la privacy. Ogni app, compresa la nostra, deve condividere la raccolta dei dati e le norme sulla privacy, informazioni che l’App Store presenta in un modo chiaro per ogni utente”.

Cook ha inoltre affermato che App Tracking Transparency è stata fortemente voluta dagli utenti Apple. E ha auspicato una riforma dell’intero settore: “In questo momento, gli utenti potrebbero non sapere se le app che utilizzano per passare il tempo, per fare il check-in con i loro amici o per trovare un posto dove mangiare potrebbero in effetti trasmettere informazioni sulle foto che hanno scattato, le persone il loro elenco di contatti o i dati sulla posizione che riflettono dove mangiano, dormono o pregano”, ha detto. “Quando App Tracking Transparency sarà pienamente operativo, gli utenti avranno voce in capitolo su questo tipo di monitoraggio”.

Questo aspro scontro è solo il più recente capitolo di una questione urgente e articolata, ossia il confine tra libertà e privacy nella rete. Basti pensare all’imminente apertura di Google Play alle app di gambling in 15 Paesi. Il tema, è facile prevederlo, sarà sempre più centrale nel futuro prossimo.

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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