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Come è cambiato: il phon

La storia di uno degli elettrodomestici immancabili nelle nostre case: il phon

Vi siete mai chiesti com’era la vita prima dell’esistenza della lavatrice, del frigorifero o di qualunque altro elettrodomestico? Com’era, ad esempio, asciugarsi i capelli senza il phon? Ed è proprio questa riflessione che ci ha convinti a dedicare la rubrica di oggi ad uno degli oggetti più indispensabili della nostra vita quotidiana: l’asciugacapelli. Tutti ne abbiamo almeno uno a casa, ma quanti di noi sanno davvero chi lo ha inventato o come è cambiato nel corso dei secoli? Noi lo abbiamo scoperto, ed ora ve lo raccontiamo.

L’asciugacapelli, un’invenzione tutta francese

In quale altra nazione se non la Francia, che vantava una lunga tradizione di voluminose parrucche, poteva essere stato inventato il phon? E qui, attorno al 1890, il parrucchiere Alexandre Godefroy ideò il primo prototipo di asciugacapelli per assicurare alle sue clienti un’asciugatura in tempi relativamente brevi. L’intento è stato senza dubbio dei migliori, ma non possiamo certo dire che si trattasse di un dispositivo molto pratico da utilizzare. Si trattava di una seduta dotata di un casco che, collegato al camino di una stufa a gas attraverso un tubo, permetteva l’asciugatura della capigliatura.

E per garantirne la piena sicurezza, Godefroy aveva pensato di dotare il casco di una valvola che permettesse l’uscita del vapore ed evitasse che potesse esserci un surriscaldamento della testa delle sue clienti. In fondo, risparmiare sul tempo dell’asciugatura ma rischiare che i capelli di qualcuna andassero a fuoco non avrebbe affatto giovato alla carriera del parrucchiere francese. Il suo prototipo, invece, gli fece ottenere un grande successo perchè rivoluzionò completamente il mondo dei coiffeur.

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Credits: Wikipedia

Prima di questa invenzione, infatti, era diffusa l’abitudine di asciugare i capelli utilizzando spazzole in gres smaltato, dotate di tappi e manici in legno. Queste venivano riempite di acqua bollente e utilizzate come fossero spazzole normali, ma con il “potere” di asciugare i capelli per via della trasmissione del calore. Un sistema che sicuramente ha avuto un ampio utilizzo, ma che certo si rivelava ancora meno pratico del prototipo di Godefroy, che poteva essere utilizzato solo nei saloni dei parrucchieri e che mancava di un elemento fondamentale del phon: il getto di aria calda.

La scoperta dell’aria calda

Per quanto l’invenzione del parrucchiere francese avesse rivoluzionato l’asciugatura dei capelli, era ancora molto lontana dal vero e proprio asciugacapelli. Tanto più che si trattava soltanto di un prototipo. Il primo brevetto del phon arrivò infatti nel 1911 e fu depositato dall’americano Gabriel Kazanjian, che introdusse nel sistema un elemento riscaldante ad energia elettrica per produrre aria calda. Il progetto ricalcava quello di Godefroy, anche se l’asciugatura dei capelli avveniva in modo del tutto diverso. Una manovella permetteva di azionare manualmente l’intero sistema, che andava così a soffiare aria calda nel casco che le donne indossavano.

Un sistema senza dubbio più pratico, per quanto ancora fosse impossibile avere un asciugacapelli in casa. Ma basterà aspettare un decennio per avere in commercio il primo vero e proprio phon portatile. Negli anni Venti cominciarono a girare un po’ ovunque modelli più semplici da maneggiare, nonostante fossero ancora lontani dall’elettrodomestico che conosciamo oggi. Si trattava di oggetti ingombranti – pesavano un chilo o poco meno -, realizzati in metallo pesante e con un’emissione di aria davvero poco potente – 100 watt al massimo -. Inoltre, il rischio di folgorazione era davvero molto alto.

Ma nonostante questo, riscossero un enorme successo, probabilmente perchè le donne sentivano forte e chiara l’esigenza di potersi asciugare i capelli in casa, senza dover andare obbligatoriamente dal parrucchiere. E anzi, fu proprio questa necessità a convincere le più creative e pragmatiche ad utilizzare l’aspirapolvere come fosse un phon. Alcune delle pubblicità degli inizi del XX secolo mostrano chiaramente alle donne come applicare il tubo dell’aspirapolvere al tostapane ed utilizzarlo per asciugarsi i capelli. Un metodo ingegnoso, non c’è nulla da dire.

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Il phon diventa finalmente un elettrodomestico per tutti

Per far fronte alla richiesta sempre più crescente di uno strumento che rendesse possibile asciugarsi i capelli in casa, le compagnie del settore furono costrette a concentrarsi sull’ottimizzare il design e la potenza degli asciugacapelli. Ma non fu così semplice. Soltanto negli anni Cinquanta si ebbe una svolta in questo senso, grazie all’idea di sostituire il metallo pesante dell’involucro del phon con la plastica e di inserire il motore direttamente al suo interno. Nacque così il Parlux, un phon leggero e pratico che poteva finalmente essere utilizzato in casa, e che permetteva anche di regolare la temperatura e la velocità dell’aria.

Insomma, un asciugacapelli a tutti gli effetti, proprio come lo conosciamo noi oggi. O quasi. Qualche decennio più tardi, attorno agli anni Settanta, il phon divenne un prodotto di consumo di massa, tanto da convincere l’U.S. Consumer Product Safety Commission ad emettere una serie di regolamentazione che assicurassero la produzione e la vendita di dispositivi sicuri. In realtà, nonostante tutte queste accortezze, il sistema di funzionamento continuava ad essere quello del secolo precedente. Il prototipo di Godefroy era un ricordo lontano, ma Kazanjian era riuscito a mettere a punto un sistema che alimenta ancora i phon che abbiamo in casa oggi.

Certo, ora abbiamo la possibilità di asciugarci i capelli sfruttando non solo una potenza piuttosto notevole – che va ben oltre i 2000 W -, ma anche accurati sistemi di funzionamento che evitano di inaridire o rovinare il capello. Basti pensare al Re degli asciugacapelli, il Dyson Supersonic, che vanta misure davvero ridotte, un motore incredibilmente silenzioso nascosto all’interno del manico e una potenza di 1600 W. Un prodotto che, al pari del prototipo di Godefroy, ha rivoluzionato il settore. Ma, dato il prezzo poco accessibile, viene da chiederci: davvero questo asciugacapelli è un elettrodomestico per tutti?

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Chiara Crescenzi

Editor compulsiva, amante delle serie tv e del cibo spazzatura. Condivido la mia vita con un Bulldog Inglese, fonte di ispirazione delle cose che scrivo.

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