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Autenticazione biometrica: e la password sei tu

La digitalizzazione è un processo che avanza inevitabile, e comprende oramai tantissime aree della nostra vita. L’intera esperienza web è caratterizzata da dati e informazioni, che proteggiamo con la scelta di password. L’autenticazione biometrica ci propone un punto di vista alternativo: perché ricordare la password quando puoi fisicamente essere la password?

Autenticazione biometrica: in cosa consiste

Nonostante i dibattiti sulla privacy e la sicurezza informatica, spesso dimentichiamo che tutte le informazioni presenti sui nostri account sono protette da semplicissimi codici: le password. Queste rappresentano un sistema semplice ma efficace. Un sistema che non differisce molto dalle parole d’ordine dei film di James Bond. Tuttavia, grazie a dispositivi di ultima generazione, abbiamo imparato a conoscere l’autenticazione biometrica. Un concetto tanto futuristico quanto attuale. Questo sposta il concetto di password da codice alfanumerico a morfologia del corpo umano. Le biometriche, infatti, prevedono il riconoscimento delle caratteristiche morfologiche e comportamentali degli individui. Consentendo così di sbloccare dispositivi e account mediante l’impronta digitale, il riconoscimento facciale o il tono di voce. Questo sistema, almeno ideologicamente, rimette le caratteristiche dell’essere umano al centro di un mondo digitale fatto di calcolatori e sistemi binari.

Le differenze tra le varie biometrie

Spitch, azienda internazionale in tecnologia vocale, ha analizzato i vari tipi di riconoscimento biometrico, evidenziando che non tutte le biometrie sono uguali. Il riconoscimento per impronte digitali, sebbene innovativo per l’uso quotidiano, è un sistema storicamente usato dalle forze di polizia. Il vero problema di questa biometrica è che i device non scannerizzano l’intera impronta, ma solo una parte. Questo rende il sistema meno sicuro, con una maggiore facilità di clonazione dell’impronta stessa. Il riconoscimento facciale, per molti, è il futuro per i viaggi aerei. Lo scanner del volto potrebbe infatti soppiantare carte d’imbarco e documenti cartacei. Sebbene sembri un gran risparmio di tempo, questa ipotesi apre una serie di discussioni in materia di privacy. Secondo la Commissione Europea questo metodo potrebbe essere invasivo nei confronti dei diritti fondamentali e della dignità umana.

Riconoscimento vocale come autenticazione biometrica perfetta

Il riconoscimento vocale è un sogno di tutti, fin dai tempi delle fiabe e del celebre “Apriti sesamo”. Ora è finalmente realtà, e risulta tra i metodi più sicuri, in quanto nessuna informazione viene memorizzata (a differenza dei metodi di cui sopra). Va inoltre detto che la voce umana è molto complessa da imitare alla perfezione.

“La biometria vocale viene considerate da molti la procedura di autenticazione più sicura, gradevole per l’utente ed economicamente interessante per le aziende, anche perché utilizzabile in remoto via telefono, senza necessità di apparecchiature aggiuntive” commenta Piergiorgio Vittori, Regional Managing Director di Spitch. “I pregiudizi in materia di privacy e sicurezza non hanno ragione d’essere se i dati biometrici sono condivisi con aziende affidabili, che possono contare su validi strumenti tecnologici e su di un solido impianto di sicurezza. In questo caso, i rischi connessi sono analoghi a quelli legati alla condivisione di qualunque altra informazione sensibile”. Aggiunge Vittori: “L’unicità della voce come strumento di riconoscimento e connotazione personale rende possibile anche l’applicazione forense, come ulteriore strumento probatorio all’interno di indagini e processi. Spitch è attiva da tempo in questo ambito, in piena conformità con i parametri e i vincoli legali a tutela di liceità e sicurezza, a livello internazionale”

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