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Banksy rivendica diverse opere su Instagram

In un video il misterioso artista si dichiara l’artefice di alcuni lavori apparsi di recente. Di cui uno è stato già deturpato

Dev’essere un lavoro nel lavoro, per Banksy, quello di alimentare con trovate sempre nuove il mito del proprio anonimato.

Stavolta il più importante esponente della street art ha affidato a un video della durata di 3 minuti e 16 secondi una narrazione curiosa e insolita. Si tratta, in sostanza, della rivendicazione da parte di Banksy delle sue ultime opere: una serie di lavori apparsi in alcune città di mare britanniche, che già in molti gli avevano attribuito per via dell’inconfondibile tratto stilistico.

La vicenda ha poi una coda spiacevole, che però in qualche modo concorre a rendere ancora più affascinante questa impalpabile figura dell’artista metropolitano: una delle ultime opere di Banksy è stata vandalizzata.

Ma facciamo un passo indietro, e ricostruiamo ciò che è accaduto in questi giorni.

Banksy

Le ultime opere di Banksy

Nei giorni scorsi diverse cittadine britanniche si sono risvegliate impreziosite da alcuni graffiti che rimandavano, per stile e tematiche, al genio di quella categoria della street art che viene chiamata guerrilla art.

Il sospetto che queste ultime opere fossero di Banksy era dato anche da un terzo elemento: la loro collocazione. L’anonimo artista, anche stavolta, ha infatti scelto luoghi urbani periferici, spesso bisognosi di una ristrutturazione. Come se già la scenografia dei suoi lavori in qualche modo parlasse, indicasse la poesia e il degrado delle nostre città.

Gli abitanti passavano, ammiravano le opere, qualcuno scuoteva la testa, ma nessuno era ancora certo di chi fosse l’autore.

I soggetti

I graffiti sono apparsi sulla costa orientale dell’Inghilterra.

Tra i soggetti rappresentati c’erano un topo (tipico di Banksy) che sorseggia un cocktail su una sdraio, un bambino che scava (accanto a un mucchio di sabbia vera), due anziani che danzano (sopra una pensilina anch’essa autentica) accompagnati da un tizio alla fisarmonica, e la “claw crane”, la piccola gru delle macchinette delle sale giochi, che penzola minacciosa sopra una panchina.

Sempre giocando sul binomio realtà-graffito, ecco un gabbiano pronto a ghermire il cibo di un (vero) cassonetto. Oppure, con un evidente richiamo all’emergenza climatica, tre bambini spuntano da una barca di lamiera, e su di loro campeggia l’eloquente scritta “We’re all in the same boat”, ovvero “Siamo tutti sulla stessa barca”.

Una delle ultime opere di Banksy è apparsa nella cittadina di King’s Lynn, dove la statua dell’ingegnere Frederick Savage (famoso per le macchine a vapore) è stata ritoccata con un cono gelato e una lingua per gustarlo. E su un modellino di cottage all’interno del Merrivale Model Village di Great Yarmouth, un parco in miniatura del Norfolk, è spuntata la firma dell’artista e la scritta “go big or go home”, affiancata da un piccolo roditore.

Banksy

Il video di Banksy

Proprio il graffito apparso a Norfolk era l’unico che riportava esplicitamente la firma del genio della street art. Ma non c’erano molti dubbi sul fatto che quelle comparse nelle cittadine costiere britanniche fossero le ultime opere di Banksy.

Se n’è avuta piena conferma sabato 14 agosto, quando l’artista ha postato sul proprio profilo Instagram un video di 3 minuti e 16 secondi, dal titolo “A Great British Spraycation”. Il gioco di parole tra “vacanza” e “spray” è esplicito, e si potrebbe tradurre come “Una grande vacanza britannica con lo spray”.

Il video mostra lui, l’artista misterioso e venerato, spostarsi (rigorosamente incappucciato) su un camper lungo la costa orientale dell’Inghilterra, muoversi furtivo, completare le proprie opere e rientrare nel camper-tana. Dove, in un frigorifero, Banksy custodisce gelosamente i suoi spray.

Anche il video è un’opera a sé, e ci pare girato in modo tutt’altro che amatoriale. Le immagini sono nitidissime, c’è un certo gusto per il posizionamento della camera e per il montaggio. E non manca una gustosa colonna sonora.

Banksy è più volte ripreso all’opera, e ci sono anche alcuni punti di vista dei cittadini.

Questo significa, inevitabilmente, che Banksy è ormai un’industria, e un’industria significa anche un buon numero di persone che lavorano per il capo. Possiamo, insomma, essere ammirati dalle opere di Banksy, dal suo talento nell’individuare i luoghi perfetti, dipingere e dileguarsi. Ma non avrebbe molto senso credere al mito dell’artista scalcagnato paladino del popolo. Le opere di Banksy, comprese quelle in NFT, valgono ormai una fortuna.

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L’opera deturpata

Il mito dell’anonimato di Banksy, purtroppo, gli si è in qualche modo ritorto contro. È accaduto a Lowestoft, città della contea del Suffolk, dove era apparso un topo seduto su una sedia a sdraio che sorseggia un cocktail.

Subito dopo la rivendicazione dell’artista, nella notte tra il 14 e il 15 agosto, una delle ultime opere di Banksy è stata deturpata con una serie di pennellate bianche.

In una nota, il Consiglio dell’East Suffolk District ha commentato così: “Siamo costernati dal fatto qualcuno abbia scelto di comportarsi in modo così egoista e insensato, dato l’entusiasmo derivante dall’apparizione di queste opere sulla nostra costa orientale. Siamo tuttavia fiduciosi che questo particolare lavoro possa essere ripristinato e siamo in contatto con degli specialisti per ripristinare l’opera”.

Ma sospettiamo che Banksy non se la sia presa a male. Le sue opere giocano proprio sulla caducità del mondo contemporaneo. E non a caso sono prodotte in luoghi di passaggio, non hanno protezione e sono esposte sia alle intemperie che a eventuali gesti di malintenzionati.

Siamo nell’epoca dell’obsolescenza programmata e dell’ossessione per l’usa e getta. Anche queste ultime opere di Banksy lo testimoniano bene, e chissà che la possibilità della distruzione dei suoi lavori non sia da intendere come il momento conclusivo dell’opera stessa, già previsto dallo stesso Banksy.

Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975 e dal 2013 vive a Tortolì. Ha scritto e pubblicato diversi libri, è co-fondatore e co-curatore del blog letterario Squadernauti. Prepara e corre maratone con grande passione e incrollabile lentezza. Ha raccolto parte delle sue scritture nel sito personale claudiobagnasco.com

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